L’Onu ferma l’Unifil, la missione in Libano terminerà nel 2027. Gaza, due nuovi centri per il cibo
dal nostro inviato Fabio TonacciLa missione dell’Onu nel sud del Libano (Unifil), a cui partecipano anche un migliaio di soldati italiani, non arriverà al mezzo secolo di vita. Nel 2027, infatti, cesserà di esistere e si ritirerà dalla regione in cui aveva cominciato a operare nel 1978, dopo il primo intervento militare di Israele in Libano, la cosiddetta operazione Litani.
La decisione del Consiglio di Sicurezza
La decisione è stata presa dal Consiglio di sicurezza dell’Onu che ha approvato il rinnovo della missione solo fino alla fine del 2026, quando inizierà un «ritiro ordinato e sicuro» da completarsi entro l’anno. Dopo diverse settimane di negoziati tra Stati Uniti, che assieme a Israele chiedevano lo smantellamento di Unifil, e la Francia, che con altri Paesi europei insisteva nel mantenerla, i Quindici hanno adottato all’unanimità la bozza di risoluzione elaborata da Parigi dopo il compromesso con Washington: ancora un anno e mezzo di attività e poi i soldati internazionali (circa 10 mila) se ne andrann…
La missione dell’Onu nel sud del Libano (Unifil), a cui partecipano anche un migliaio di soldati italiani, non arriverà al mezzo secolo di vita. Nel 2027, infatti, cesserà di esistere e si ritirerà dalla regione in cui aveva cominciato a operare nel 1978, dopo il primo intervento militare di Israele in Libano, la cosiddetta operazione Litani.
La decisione del Consiglio di Sicurezza
La decisione è stata presa dal Consiglio di sicurezza dell’Onu che ha approvato il rinnovo della missione solo fino alla fine del 2026, quando inizierà un «ritiro ordinato e sicuro» da completarsi entro l’anno. Dopo diverse settimane di negoziati tra Stati Uniti, che assieme a Israele chiedevano lo smantellamento di Unifil, e la Francia, che con altri Paesi europei insisteva nel mantenerla, i Quindici hanno adottato all’unanimità la bozza di risoluzione elaborata da Parigi dopo il compromesso con Washington: ancora un anno e mezzo di attività e poi i soldati internazionali (circa 10 mila) se ne andranno, nella speranza che nel 2027 l’esercito libanese sarà in grado di garantire la sicurezza.
I centri della Ghf diventano cinque
Sul fronte della Striscia, intanto, il piano di occupazione di Gaza City appare imminente e produce la richiesta all’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas, da parte di Svezia e Olanda, di emettere sanzioni contro il governo di Israele. Netanyahu continua a non rispondere alla proposta di tregua presentata da Egitto e Qatar e approvata da Hamas quasi due settimane fa. Il capo delle forze armate Eyal Zamir ha detto che l’evacuazione verso sud dei gazawi (più di un milione, tra residenti e sfollati) «è inevitabile» e ha dato l’ordine di costruire due nuovi centri di distribuzione del cibo per la contestata Gaza Humanitarian Foundation americana nella zona di Mawasi, che sostituiranno quello di Tel al-Sultan, il primo entrato in funzione alla fine di maggio e che ha avuto esiti disastrosi, con scene di caos e spari sulla folla.
In tutto, dunque, da quattro i centri della Ghf diventano cinque. Secondo il progetto, i due nuovi siti sono allestiti uno accanto all’altro, e la doppia superficie del piazzale di scarico degli aiuti umanitari, in arrivo coi camion dal valico di Kerem Shalom, dovrebbe servire per tenere la distribuzione del cibo aperta a ciclo continuo, o quasi. «Dalla fine di maggio sono stati distribuiti più di 2,3 milioni di pacchi di cibo settimanali», riferiscono fonti ufficiali dell’Idf.
La scorsa settimana è stata dichiarata la carestia nel governatorato di Gaza City e le agenzie dell’Onu accusano Israele di essere la causa della fame sofferta dalla popolazione, nonché dell’uccisione di centinaia di gazawi che si avvicinavano ai centri Ghf.
Il progetto per il dopoguerra
Scatena polemiche in Gran Bretagna, infine, l’attività di consulenza che l’ex premier laburista Tony Blair sta portando avanti con l’amministrazione Trump per un piano che prevede la trasformazione della Striscia in «un hub commerciale per il Medio Oriente e un resort per vacanze da tutto il mondo». Ma che, stando alle indiscrezioni apparse della stampa inglese, non implica la rimozione forzata dei 2 milioni di palestinesi da Gaza. Blair ne avrebbe già parlato con Abu Mazen.