LONDRA – L’Iran di nuovo nel mirino. Stavolta non di missili israeliani e americani, ma di denunce delle Nazioni Unite per le pene di morte comminate da Teheran e di sanzioni europee per il programma nucleare degli ayatollah: lo stesso, quest’ultimo, che in giugno ha provocato la guerra con Israele e Stati Uniti.
Secondo dati dell’Alto Commissariato dell’Onu per i diritti umani, dall’inizio dell’anno sono state giustiziate in Iran almeno 841 persone e la situazione reale potrebbe essere ancora peggiore, poiché soltanto sette esecuzioni sono avvenute in pubblico. Contemporaneamente, Regno Unito, Francia e Germania hanno annunciato il ripristino del procedimento per reintrodurre le sanzioni internazionali a Teheran, in risposta al fallimento dei negoziati di questa settimana a Ginevra per mettere sotto controllo l’industria atomica iraniana, verificando che non serva allo sviluppo di una bomba.
«L’elevato numero di esecuzioni indica un modello sistematico di utilizzo della pena capita…
LONDRA – L’Iran di nuovo nel mirino. Stavolta non di missili israeliani e americani, ma di denunce delle Nazioni Unite per le pene di morte comminate da Teheran e di sanzioni europee per il programma nucleare degli ayatollah: lo stesso, quest’ultimo, che in giugno ha provocato la guerra con Israele e Stati Uniti.
Secondo dati dell’Alto Commissariato dell’Onu per i diritti umani, dall’inizio dell’anno sono state giustiziate in Iran almeno 841 persone e la situazione reale potrebbe essere ancora peggiore, poiché soltanto sette esecuzioni sono avvenute in pubblico. Contemporaneamente, Regno Unito, Francia e Germania hanno annunciato il ripristino del procedimento per reintrodurre le sanzioni internazionali a Teheran, in risposta al fallimento dei negoziati di questa settimana a Ginevra per mettere sotto controllo l’industria atomica iraniana, verificando che non serva allo sviluppo di una bomba.
«L’elevato numero di esecuzioni indica un modello sistematico di utilizzo della pena capitale come strumento di intimidazione da parte dello Stato, in particolare nei confronti delle minoranze etniche», ha dichiarato sul primo tema la portavoce dell’Onu Ravina Shamdasani. Fra le undici persone attualmente condannate a morte, sei sono accusate di “ribellione armata” per la presunta appartenenza al gruppo dissidente Mojahedin-e-Khalk, cinque per la partecipazione alle proteste di piazza del 2022. L’Alto Commissario dell’Onu per i diritti umani, Volker Turk, ha ribadito l’appello all’Iran a imporre una moratoria sull’applicazione della pena capitale, come passo verso la sua abolizione.
Sul fronte del nucleare, i governi di Londra, Parigi e Berlino, il cosiddetto E3, ovvero i Paesi europei che nel 2015 avevano negoziato con Teheran un patto sul contenimento del nucleare, hanno annunciato l’attivazione dello snapback, il meccanismo che ripristina tutte le sanzioni in vigore prima di quell’accordo, evitando la possibilità di un veto da parte dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, come Russia e Cina. La procedura scatta quando uno o più firmatari dell’intesa segnalano «una grave violazione degli impegni» da parte iraniana. Il regime degli ayatollah ha reagito minacciando di ritirarsi dal Trattato di non proliferazione nucleare e definendo i Paesi dell’E3 «la fonte di molti problemi nel mondo». Mosca parla di «conseguenze irreparabili» nel caso di ripristino delle sanzioni, chiedendo ai governi europei di «rivedere le proprie decisioni prima di una nuova tragedia».