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Macron e Merz lanciano la sfida: “Putin è un orco imperialista, incontri Zelensky entro lunedì”

A Tolone l’incontro tra i leader di Francia e Germania: “Chiameremo Trump, lo zar aveva due settimane per accettare il vertice di pace, così si sta prendendo gioco di lui”
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PARIGI – L’ultimato lanciato da Donald Trump a Vladimir Putin per incontrare Volodymyr Zelensky sta per scadere. A scandire il conto alla rovescia sono Emmanuel Macron e Friedrich Merz, che fissano a lunedì il momento della verità, quando sarà chiaro se Mosca avrà ancora una volta respinto il dialogo. Gli europei erano tornati da Washington convinti che Putin avesse promesso a Trump un faccia a faccia con Zelensky entro due settimane. Merz ha constatato ieri che «non vi è alcuna volontà da parte del presidente russo di un incontro», poiché il Cremlino ha posto «condizioni preliminari assolutamente inaccettabili». Macron, al fianco del cancelliere tedesco durante il vertice bilaterale di Tolone, ha aggiunto che, se entro lunedì non ci sarà un vertice, «vorrà dire che Putin si sarà preso gioco di Trump».

Il messaggio dei due leader è rivolto soprattutto alla Casa Bianca affinché tragga le conseguenze dell’ennesimo bluff russo. «Continueremo a esercitare pressione affinché siano prese …

PARIGI – L’ultimato lanciato da Donald Trump a Vladimir Putin per incontrare Volodymyr Zelensky sta per scadere. A scandire il conto alla rovescia sono Emmanuel Macron e Friedrich Merz, che fissano a lunedì il momento della verità, quando sarà chiaro se Mosca avrà ancora una volta respinto il dialogo. Gli europei erano tornati da Washington convinti che Putin avesse promesso a Trump un faccia a faccia con Zelensky entro due settimane. Merz ha constatato ieri che «non vi è alcuna volontà da parte del presidente russo di un incontro», poiché il Cremlino ha posto «condizioni preliminari assolutamente inaccettabili». Macron, al fianco del cancelliere tedesco durante il vertice bilaterale di Tolone, ha aggiunto che, se entro lunedì non ci sarà un vertice, «vorrà dire che Putin si sarà preso gioco di Trump».

Il messaggio dei due leader è rivolto soprattutto alla Casa Bianca affinché tragga le conseguenze dell’ennesimo bluff russo. «Continueremo a esercitare pressione affinché siano prese ulteriori misure da parte nostra ma anche dagli Usa per costringere la Russia a tornare al tavolo dei negoziati», ha avvertito Macron. Parigi e Berlino insistono sulla necessità di adottare un pacchetto di sanzioni secondarie su cui finora Trump ha frenato. Merz ha chiesto a Washington di colpire i pilastri economici dell’apparato bellico russo. «Gli Stati Uniti – osserva - stanno discutendo intensamente nuovi dazi doganali, sarei molto favorevole che fossero applicati anche ad altri paesi il cui gas e petrolio finanziano l’economia di guerra russa».

La sfida diplomatica si gioca su più fronti. Macron e Merz parleranno separatamente con Trump «questo fine settimana». Nel frattempo, i due leader hanno annunciato l’invio a Kiev di ulteriori sistemi di difesa antiaerea, «alla luce dei massicci attacchi russi delle ultime settimane», aggiungendo che la Francia, unica potenza nucleare Ue, e la Germania apriranno un «dialogo strategico» sulla deterrenza nucleare.

Mosca reagisce con insulti. Macron è stato accusato ieri dalla portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova di «volgarità» per aver definito Putin un «orco». «Non si tratta di insulti, ma della descrizione di un uomo che ha scelto la deriva autoritaria e un imperialismo revisionista» ha risposto il leader francese. In visita in Finlandia, Ursula von der Leyen sottolinea: «I rischi di cui ci avevano avvertito i baltici si sono materializzati. La brutale guerra della Russia contro l’Ucraina è giunta al quarto anno. È ovvio che Putin non si fermerà qui». Ma l’Europa resta paralizzata dalle divisioni. L’Ungheria ha bloccato una dichiarazione comune dei 27 sugli ultimi bombardamenti di Kiev che hanno ucciso 25 civili, tra cui 4 bambini, costringendo Bruxelles a ripiegare su una condanna individuale espressa dall’Alto rappresentante Kaja Kallas.

Sul fronte ucraino, Andriy Yermak, capo di gabinetto di Zelensky, ribadisce che «tutte le proposte di pace avanzate dagli Stati Uniti vengono bloccate da Mosca». In visita negli Usa, ha incontrato l’inviato di Trump, Steve Witkoff, sottolineando che Kiev «accoglie con favore ogni iniziativa americana, ma la Russia non fa nulla per fermare la guerra e prolunga le ostilità».

Mosca conferma già che non esiste un’agenda per un possibile vertice tra Putin e Zelensky. Incurante di qualsiasi ultimatum, il Cremlino continua invece a guadagnare tempo. Il portavoce Dmitry Peskov parla di un impegno di Mosca per «negoziati ben preparati», ma aggiunge che i contatti «non sono ancora in pieno svolgimento». Domenica Putin volerà in Cina, dove incontrerà Recep Tayyip Erdogan a margine del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. La Turchia ha già ospitato tre sessioni di colloqui quest’anno, senza progressi concreti

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