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Dopo i dazi, altro colpo per Trump: stop alla procedura rapida per le deportazioni dei migranti

(reuters)

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Lo ha deciso la giudice Jia M. Cobb, del Tribunale distrettuale di Columbia, ritenendo che l’amministrazione ha agito in modo avventato, in uno sforzo frenetico di rimuovere quante più persone possibile
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NEW YORK – Dopo lo schiaffo sui dazi, Donald Trump ha ricevuto un’altra brutta notizia dalle corti federali americane: una giudice ha vietato all’amministrazione le espulsioni rapide di persone arrestate lontano dal confine meridionale. È un colpo alla campagna trumpiana delle deportazioni di massa e l’inizio di un nuovo braccio di ferro con la giustizia. Il caso riguardava un cambiamento di politica annunciato a gennaio dal tycoon, che aveva autorizzato il dipartimento della Sicurezza Interna a dare il via e espulsioni rapide, in tutto il Paese e senza passare dal giudice, degli immigrati trovati senza documenti e non in grado di dimostrare di vivere negli Stati Uniti da più di due anni.

Questo tipo di espulsioni rapide, chiamate expedited removal, in realtà vengono eseguite da ben prima dell’arrivo di Trump alla Casa Bianca, solo che riguardavano persone arrestate al confine con il Messico o nelle aree attorno in un raggio di centocinquanta chilometri, ed entro le prime due set…

NEW YORK – Dopo lo schiaffo sui dazi, Donald Trump ha ricevuto un’altra brutta notizia dalle corti federali americane: una giudice ha vietato all’amministrazione le espulsioni rapide di persone arrestate lontano dal confine meridionale. È un colpo alla campagna trumpiana delle deportazioni di massa e l’inizio di un nuovo braccio di ferro con la giustizia. Il caso riguardava un cambiamento di politica annunciato a gennaio dal tycoon, che aveva autorizzato il dipartimento della Sicurezza Interna a dare il via e espulsioni rapide, in tutto il Paese e senza passare dal giudice, degli immigrati trovati senza documenti e non in grado di dimostrare di vivere negli Stati Uniti da più di due anni.

Questo tipo di espulsioni rapide, chiamate expedited removal, in realtà vengono eseguite da ben prima dell’arrivo di Trump alla Casa Bianca, solo che riguardavano persone arrestate al confine con il Messico o nelle aree attorno in un raggio di centocinquanta chilometri, ed entro le prime due settimane dal loro ingresso illegale. In quel caso bastava un semplice colloquio con un agente della frontiera per “risolvere” il caso e decretare l’espulsione. Con una forzatura, Trump ha estesa questa pratica a tutto il territorio nazionale. Costituzionalisti e organizzazioni per i diritti civili avevano espresso dubbi, considerando questo sistema potenzialmente pericoloso per qualsiasi americano non fosse stato in grado sul momento di confermare il proprio status di cittadino in regola. Adesso è arrivata la conferma della corte.

In un parere di 48 pagine, la giudice Jia M. Cobb del Tribunale distrettuale per il Distretto di Columbia ha scritto che l’amministrazione Trump ha agito in modo avventato, in uno sforzo frenetico di rimuovere quante più persone possibile, probabilmente violando i diritti al giusto processo e rischiando detenzioni ingiustificate. L’amministrazione è accusata di avere preso il controllo di un procedimento che un tempo era semplice come respingere i migranti con legami trascurabili con gli Stati Uniti, trasformandolo in una pratica standard anche in posti lontani dal confine come New York.

«Quando si tratta di persone che vivono all’interno del Paese - ha spiegato Cobb nella disposizione - dare priorità alla rapidità sopra ogni altra cosa porterà inevitabilmente il governo a rimuovere erroneamente persone». Questa decisione apre un nuovo scontro con il governo, e che il dipartimento della Sicurezza ha reso esplicito. “La sentenza - ha spiegato il ministero guidato da Kristi Noem - ignora le chiare autorità del presidente. Dalla nostra parte abbiamo la legge, i fatti e il buon senso”. Il dipartimento ha spiegato che con le espulsioni rapide il governo “stava esercitando la sua piena autorità prevista dalla legge federale inserendo gli stranieri illegali presenti da meno di due anni nel processo di espulsione rapida”. Il governo ha fatto subito appello. Il che significa solo una cosa: quella espressa dalla giudice Cobb non sarà l’ultima parola.

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