✕

Tutta colpa dei bodyguard: così a giugno il Mossad scovò e uccise leader e scienziati iraniani

Ascolta l'audio

Un’inchiesta del New York Times rivela che a tradire la dirigenza di Teheran nel primo giorno della guerra dei 12 giorni con Israele furono gli smartphone delle persone che avrebbero dovuto proteggerli
2 minuti di lettura

LONDRA – Per evitare di essere spiati e assassinati da Israele, da tempo leader e scienziati iraniani avevano preso due contromisure: non tenere mai con sé il telefonino e aumentare il numero delle guardie del corpo. Ma se la prima ha funzionato, la seconda ha dato una nuova opportunità al Mossad: lo spionaggio israeliano ha scoperto che, al contrario dei potenti uomini di cui erano al servizio, guardie e autisti continuavano ad avere sempre il cellulare a portata di mano e lo usavano perfino per postare messaggi sui social media. Così, individuando un’altra falla nei sistemi di sicurezza di Teheran e intercettando gli smartphone degli agenti di scorta, gli 007 israeliani hanno scoperto dove si nascondevano e si riunivano i leader da essi protetti: e nel primo giorno della guerra contro il regime degli ayatollah, nel giugno scorso, hanno dato alle forze armate di Gerusalemme le informazioni necessarie a eliminarne un gran numero in un colpo solo.

I 400 uomini nel mirino

A rivelar…

LONDRA – Per evitare di essere spiati e assassinati da Israele, da tempo leader e scienziati iraniani avevano preso due contromisure: non tenere mai con sé il telefonino e aumentare il numero delle guardie del corpo. Ma se la prima ha funzionato, la seconda ha dato una nuova opportunità al Mossad: lo spionaggio israeliano ha scoperto che, al contrario dei potenti uomini di cui erano al servizio, guardie e autisti continuavano ad avere sempre il cellulare a portata di mano e lo usavano perfino per postare messaggi sui social media. Così, individuando un’altra falla nei sistemi di sicurezza di Teheran e intercettando gli smartphone degli agenti di scorta, gli 007 israeliani hanno scoperto dove si nascondevano e si riunivano i leader da essi protetti: e nel primo giorno della guerra contro il regime degli ayatollah, nel giugno scorso, hanno dato alle forze armate di Gerusalemme le informazioni necessarie a eliminarne un gran numero in un colpo solo.

I 400 uomini nel mirino

A rivelare l’ennesima mossa del servizio segreto di Israele per aggirare le difese dei suoi nemici è un’inchiesta del New York Times, basata su un ampio numero di fonti, ufficiali e anonime, raccolte a Tel Aviv e a Teheran. Immaginando che le Guardie della Rivoluzione, il corpo di forze speciali e intelligence iraniano, avrebbe ben presto compreso la pista delle guardie del corpo, lo Stato ebraico decise di cercare di uccidere il maggior numero possibile di leader politici, comandanti militari e scienziati del programma nucleare nelle prime ore dell’attacco.

Da una lista iniziale di 400 bersagli stilata dal Mossad, il ministero della Difesa li ridusse a 100: poi, in base alle circostanze createsi sul terreno, nel giorno d’inizio della guerra, il 13 giugno scorso, le vittime dei missili e dei droni israeliani sono state 13.

Il bunker sotto la montagna

Ma gli apparati di sicurezza iraniani, come rivela il quotidiano newyorchese, sono stati più lenti del previsto a comprendere il pericolo rappresentato dai telefonini in tasca alle guardie del corpo. Così il 16 giugno, quarto giorno dell’attacco, Israele è andato vicino a “decapitare” (questo il linguaggio in codice dell’operazione) l’intera leadership di Teheran.

Quel mattino il Supremo Consiglio Nazionale di Sicurezza si era riunito in un bunker nascosto trenta metri sotto una montagna. L’incontro era così segreto che soltanto un pugno di massimi dirigenti iraniani ne conoscevano il luogo e l’ora. Tra i partecipanti c’era anche il presidente della Repubblica islamica Masoud Pezeshkian. Ognuno era arrivato su un’auto separata. Nessuno, compreso il presidente, aveva con sé il cellulare, sapendo che Israele avrebbe potuto intercettarne la posizione.

Il presidente vivo per miracolo

Avevano il telefonino in tasca, tuttavia, le loro guardie del corpo e gli autisti rimasti all’ingresso del bunker. Così, poco dopo l’avvio della riunione, Israele ha lanciato sei missili contro il rifugio sotterraneo, mettendo nel mirino le due entrate e le uscite di emergenza. Miracolosamente, nessuno dei leader nel bunker ha perso la vita nelle esplosioni: sono morti soltanto guardie e autisti.

I missili hanno distrutto la stanza della riunione, ma il presidente Pezeshkian ha trovato un pertugio fra i detriti, dal quale passava un briciolo di luce e di ossigeno: scavando con le mani, poco per volta è riuscito a uscire. Gli altri, tra i quali il generale Mohammad Ghalibaf, presidente del parlamento, e il capo dell’apparato giudiziario, Gholam Mosheni-Ejei, lo hanno seguito, mettendosi in salvo. “Se Israele fosse riuscito a ucciderci tutti, l’Iran sarebbe precipitato nel caos, la gente avrebbe perso ogni speranza”, ha detto recentemente Pezeshkian.

Soltanto a quel punto le Guardie della Rivoluzione hanno compreso la minaccia rappresentata dai cellulari in mano alle guardie del corpo. E hanno proibito i telefonini anche a loro. Ma adesso gli ayatollah di Teheran si domandano quale sarà il prossimo trucco del Mossad per spiarli.

Leggi i commenti