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Nazioni Unite, scontro Ue-Usa: “Non potete negare i visti all’Anp

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Vertice dei ministri degli Estri in Danimarca, Italia e Germania frenano le sanzioni a Israele. Kallas: “Così non contiamo nulla”
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PARIGI – L’Europa chiede agli Stati Uniti di «riconsiderare» la decisione di negare i visti ai responsabili palestinesi che intendono partecipare all’Assemblea generale dell’Onu a settembre. I governi Ue, divisi ancora ieri su nuove sanzioni contro Israele, hanno invece trovato su questo punto un raro terreno di convergenza. «Chiediamo con forza che questa decisione sia rivista, alla luce del diritto internazionale» ha detto l’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas. La decisione americana era stata annunciata venerdì, a poche settimane dal vertice di New York in cui la Francia si prepara a ufficializzare la sua iniziativa per il riconoscimento di uno Stato palestinese, decisione già criticata dall’amministrazione Trump.

Il Dipartimento di Stato ha bloccato un’ottantina di visti, tra cui quello del presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas che, in assenza di ripensamenti, potrebbe non essere a New York. Gli Usa hanno concesso un’eccezione alla mi…

PARIGI – L’Europa chiede agli Stati Uniti di «riconsiderare» la decisione di negare i visti ai responsabili palestinesi che intendono partecipare all’Assemblea generale dell’Onu a settembre. I governi Ue, divisi ancora ieri su nuove sanzioni contro Israele, hanno invece trovato su questo punto un raro terreno di convergenza. «Chiediamo con forza che questa decisione sia rivista, alla luce del diritto internazionale» ha detto l’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas. La decisione americana era stata annunciata venerdì, a poche settimane dal vertice di New York in cui la Francia si prepara a ufficializzare la sua iniziativa per il riconoscimento di uno Stato palestinese, decisione già criticata dall’amministrazione Trump.

Il Dipartimento di Stato ha bloccato un’ottantina di visti, tra cui quello del presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas che, in assenza di ripensamenti, potrebbe non essere a New York. Gli Usa hanno concesso un’eccezione alla missione palestinese presso le Nazioni Unite, guidata dall’ambasciatore Riyad Mansour. Immediata la reazione di Parigi, attraverso il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot. «Il Palazzo di vetro è un santuario, al servizio della pace. L’Onu non può subire restrizioni d’accesso». «Dobbiamo poter discutere insieme. Non possiamo essere presi in ostaggio», ha aggiunto il ministro lussemburghese Xavier Bettel, arrivando a proporre che, in caso di persistenza del divieto, l’Assemblea generale si riunisca a Ginevra.

Il gesto americano rafforza l’allineamento di Trump con Netanyahu su cui l’Ue non riesce ad aumentare il pressing. A margine della riunione dei ministri degli Esteri in Danimarca, Kallas ha preso atto dello stallo nella proposta di varare nuove sanzioni contro Israele: «Siamo divisi e se non abbiamo una posizione unica non abbiamo voce sulla scena globale».

Nelle ultime settimane la Commissione Ue aveva proposto di sospendere i finanziamenti comunitari alle start-up israeliane, misura giudicata “piuttosto indulgente”. Ma anche questa ipotesi è stata respinta. A guidare il fronte dei contrari ci sono Germania e Italia. Il ministro tedesco Johann Wadephul e quello italiano Antonio Tajani hanno avuto ieri un bilaterale a Copenaghen in cui sono emerse «identità di vedute». Tajani, parlando coi giornalisti, ha ammesso che Israele «ha superato il limite della reazione legittima dopo il 7 ottobre» ma allo stesso tempo non si è detto a favore alle misure proposte dall’esecutivo Ue.

Altri paesi - ad esempio Olanda, Svezia e Danimarca - hanno chiesto di andare persino oltre, sospendendo il capitolo della cooperazione commerciale con Israele, prevista dall’accordo di associazione, il boicottaggio dei prodotti provenienti dalle aree occupate della Cisgiordania e sanzioni ai danni dei ministri estremisti di Netanyahu. «Iniziamo con più sanzioni ai coloni violenti, se non funziona si possono studiare altre tappe», ha commentato Tajani non chiudendo all’ipotesi delle misure contro i ministri che appunto incitano all’occupazione di nuovi territori. Sul tema, secondo il titolare della Farnesina, ci sarebbe una maggioranza qualificata possibile «perché si oppone soltanto l’Ungheria». Intanto però l’ennesimo vertice si chiude senza decisione. La Danimarca, che guida il Consiglio Ue, ha rilanciato l’idea di aggirare l’unanimità che frena la politica estera comune su tanti dossier geopolitici.

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