GERUSALEMME – Era il volto coperto di Hamas, la voce che lanciava proclami, diffondeva messaggi e organizzava la propaganda nascosto da una kefiah rossa. Negli anni, era diventato un simbolo. Abu Obeida, vero nome Hudayfa Samir Abdallah al-Kahlout, 40 anni, è stato ucciso sabato da un missile israeliano che ha colpito l’appartamento che aveva preso in affitto insieme alla moglie.
La sua morte è stata confermata solo ieri. Netanyahu, aprendo la riunione di Gabinetto quando ancora non c’era la certezza dell’uccisione, ha usato il sarcasmo per salutare la notizia che di lì a breve sarebbe arrivata: «Spero che non sia più tra noi, ma noto che da parte di Hamas non c’è nessuno che risponda su questa questione».
Dal 2006 Abu Obeida era lo storico portavoce delle Brigate al Qassam, a cui si era unito all’inizio del Duemila. Nella sua prima apparizione pubblica annunciò il rapimento del soldato israeliano 19enne Gilad Shalit, tenuto in ostaggio nei tunnel di Gaza per 5 anni e mezzo.
Volto …
GERUSALEMME – Era il volto coperto di Hamas, la voce che lanciava proclami, diffondeva messaggi e organizzava la propaganda nascosto da una kefiah rossa. Negli anni, era diventato un simbolo. Abu Obeida, vero nome Hudayfa Samir Abdallah al-Kahlout, 40 anni, è stato ucciso sabato da un missile israeliano che ha colpito l’appartamento che aveva preso in affitto insieme alla moglie.
La sua morte è stata confermata solo ieri. Netanyahu, aprendo la riunione di Gabinetto quando ancora non c’era la certezza dell’uccisione, ha usato il sarcasmo per salutare la notizia che di lì a breve sarebbe arrivata: «Spero che non sia più tra noi, ma noto che da parte di Hamas non c’è nessuno che risponda su questa questione».
Dal 2006 Abu Obeida era lo storico portavoce delle Brigate al Qassam, a cui si era unito all’inizio del Duemila. Nella sua prima apparizione pubblica annunciò il rapimento del soldato israeliano 19enne Gilad Shalit, tenuto in ostaggio nei tunnel di Gaza per 5 anni e mezzo.
Volto onnipresente sui media vicini al movimento islamista palestinese, come la tv Al Aqsa, gestiva il sito ufficiale e diversi canali Telegram. Nato nel 1985 a Jabalia da una famiglia originaria di un villaggio a sud di Ashkelon, ha studiato all’Università islamica di Gaza, dove ha preso una laurea in studi religiosi. La sua faccia è finita sui media israeliani per la prima volta nel 2014, quando l’esercito ha pubblicato la foto senza kefiah. «Durante questa guerra ha coordinato le campagne di propaganda e di terrorismo psicologico, e ha diffuso i video delle atrocità del 7 ottobre», si legge nel comunicato diffuso dall’Idf.
Era lui che gestiva la pubblicazione sul web dei filmati degli ostaggi israeliani nei momenti cruciali del negoziato. Secondo fonti palestinesi, Abu Obeida era coinvolto nell’ideazione delle orrende coreografie con il palcoscenico in mezzo alla folla e le finte interviste ai rapiti, nei giorni delle liberazioni. «Era uno dei membri più alti in grado delle Brigate Qassam e una figura simbolica», spiega a Repubblica Guy Aviad, analista israeliano profondo conoscitore di Hamas. «Non credo però che la sua morte interromperà o modificherà la loro propaganda, Hamas individua sempre e per tempo dei sostituti nei ruoli operativi più importanti».