La minaccia di Netanyahu: “Pronti ad annettere parti della Cisgiordania”
di Benedetta PerilliLa drammatica certezza è che a Gaza si continua a morire. Nella sola giornata di ieri sono state almeno 66 le vittime dei raid dell’Idf in tutta la Striscia. Tra queste almeno due bambini uccisi con la madre e tredici persone in fila in attesa di aiuti, alle quali si aggiungono almeno sette gazawi stroncati da fame e malnutrizione.
Alla quotidiana tragedia sul terreno, si aggiunge un nuovo dirompente elemento politico: il governo israeliano è pronto a prendere il controllo amministrativo di alcune parti della Cisgiordania, sostanzialmente quelle dove maggiore è la concentrazione dei coloni, cancellando anche solo l’ipotesi di Stato palestinese. Un colpo che arriva dopo l’approvazione della costruzione della nuova colonia E1 che spaccherà in due la West Bank.
La cupa rivelazione arriva dal sito di informazione americano Axios, per il quale il governo israeliano valuta seriamente di annettere parti della Cisgiordania. L’intenzione sarebbe già stata comunicata a diversi governi europe…
La drammatica certezza è che a Gaza si continua a morire. Nella sola giornata di ieri sono state almeno 66 le vittime dei raid dell’Idf in tutta la Striscia. Tra queste almeno due bambini uccisi con la madre e tredici persone in fila in attesa di aiuti, alle quali si aggiungono almeno sette gazawi stroncati da fame e malnutrizione.
Alla quotidiana tragedia sul terreno, si aggiunge un nuovo dirompente elemento politico: il governo israeliano è pronto a prendere il controllo amministrativo di alcune parti della Cisgiordania, sostanzialmente quelle dove maggiore è la concentrazione dei coloni, cancellando anche solo l’ipotesi di Stato palestinese. Un colpo che arriva dopo l’approvazione della costruzione della nuova colonia E1 che spaccherà in due la West Bank.
La cupa rivelazione arriva dal sito di informazione americano Axios, per il quale il governo israeliano valuta seriamente di annettere parti della Cisgiordania. L’intenzione sarebbe già stata comunicata a diversi governi europei e in una telefonata del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar al segretario di Stato Usa Marco Rubio. Si tratterebbe di una ritorsione per l’imminente riconoscimento della Palestina da parte di diversi paesi occidentali a margine dell’Assemblea generale dell’Onu che si aprirà a New York il 9 settembre su spinta della Francia di Emmanuel Macron. Proprio come ritorsione a questa iniziativa politica, gli Stati Uniti hanno ritirato i visti a decine di funzionari palestinesi, compreso quello del presidente dell’Anp Abu Mazen, scatenando la reazione dell’Unione europea, che ha chiesto di cancellare il provvedimento.
Ieri intanto il primo ministro Benjiamin Netanyahu ha riunito il governo in un luogo segreto per la minaccia di ritorsioni da parte degli Houthi dopo l’uccisione - giovedì scorso - del premier, di una decina di ministri e di alcuni funzionari del governo dei ribelli yemeneti in un raid condotto dall’Idf. Il gabinetto israeliano ha ribadito che non accetterà la tregua temporanea, ipotesi invece accettata da Hamas. Approvazione alla quale Israele non ha mai dato una risposta. Dunque prosegue l’occupazione di Gaza City, dove risiedono circa un milione di palestinesi.
Secondo i media americani, il presidente Donald Trump non si opporrebbe al piano di occupazione della Striscia lanciato da Netanyahu, ma starebbe incalzando il capo del governo israeliano a finire rapidamente le operazioni militari nel nord di Gaza che, nelle intenzioni dello Stato ebraico, dovrebbero portare alla sconfitta definitiva di Hamas. La prospettiva suggerita dal presidente Usa sarebbe di due settimane. «Trump ritiene che Hamas non restituirà i rapiti: li userà per sopravvivere – ha rivelato Channel 12 citando una fonte qualificata - e fatica a comprendere perché non si possa piegare Hamas in tempi brevi».
Intanto, in Yemen, gli Houthi hanno fatto irruzione negli uffici del World Food Programme, arrestando 11 funzionari dell’agenzia dell’Onu.