Gli ucraini sperano nei colloqui: “Pronti anche a compromessi”
dal nostro inviato Paolo BreraKIEV – Gli ucraini sono pronti a un compromesso con la Russia per arrivare alla pace. L’ultimo sorprendente sondaggio pubblicato ieri dal “Rating Group” di Kiev, uno dei più accreditati istituti di ricerca del paese, «mostra che cercano la pace e sono per lo più disposti a parlare di concessioni, ma solo a condizione che i partner forniscano garanzie di sicurezza affidabili».
Un compromesso con efficaci garanzie per Kiev è la soluzione che verrebbe accettata dal 59% degli intervistati. Gli irriducibili della “continuazione della guerra fino alla ripresa del Donbass e della Crimea” sono scesi al 20%, e solo il 13% pretende di tornare almeno al 23 febbraio 2022, quando i russi occupavano la Crimea e una parte delle regioni di Donetsk e Lugansk.
Ma è ancora più sorprendente l’82% degli intervistati che ritiene i negoziati «un modo realistico per porre fine alla guerra». È un diluvio che contrasta con lo scetticismo sull’efficacia delle trattative in corso, in cui secondo molti osservat…
KIEV – Gli ucraini sono pronti a un compromesso con la Russia per arrivare alla pace. L’ultimo sorprendente sondaggio pubblicato ieri dal “Rating Group” di Kiev, uno dei più accreditati istituti di ricerca del paese, «mostra che cercano la pace e sono per lo più disposti a parlare di concessioni, ma solo a condizione che i partner forniscano garanzie di sicurezza affidabili».
Un compromesso con efficaci garanzie per Kiev è la soluzione che verrebbe accettata dal 59% degli intervistati. Gli irriducibili della “continuazione della guerra fino alla ripresa del Donbass e della Crimea” sono scesi al 20%, e solo il 13% pretende di tornare almeno al 23 febbraio 2022, quando i russi occupavano la Crimea e una parte delle regioni di Donetsk e Lugansk.
Ma è ancora più sorprendente l’82% degli intervistati che ritiene i negoziati «un modo realistico per porre fine alla guerra». È un diluvio che contrasta con lo scetticismo sull’efficacia delle trattative in corso, in cui secondo molti osservatori la Russia mira solo a prendere tempo e non vuole firmare alcun accordo. Il 62% degli intervistati è «favorevole a trovare un compromesso con il coinvolgimento di altri paesi», e il 20% pensa a «negoziati diretti con la Russia».
Tre ucraini su quattro (75%) ritengono si debba accettare un cessate il fuoco ma solo a condizione che siano offerte garanzie di sicurezza internazionali. Tra queste, al primo posto ci sono «i finanziamenti per l’esercito e la forniture di armi dai partner» (52%), seguiti «dall’obbligo degli alleati di entrare in guerra in caso di un attacco ripetuto» (48%) e dal «pattugliamento internazionale dello spazio aereo e marittimo» (44%). È una risposta concreta e accomodante che può dare margini di manovra ai negoziatori ucraini, mentre permangono distanze apparentemente inconciliabili tra le concessioni pretese dal Cremlino e l’indisponibilità ribadita da Zelensky a cedere o scambiare territori. Alla domanda su «cosa è più importante in questo momento», infatti, il 58% indica gli aiuti in armi e denaro per l’esercito, mentre solo il 31% punta sulla restituzione dei territori.
La voglia di pace sostenibile continua dunque a crescere confermando il trend: a inizio luglio secondo Gallup il 69% degli ucraini preferiva una fine negoziata della guerra prima possibile, e solo il 24% era pronto a combattere fino alla vittoria. E per il Kiis di inizio agosto il 76% bocciava sì il piano di pace russo, ma il 54% supportava quello di Kiev e alleati europei. Ora il discrimine diventano le garanzie, purché solide; e sfuma di fatto la pretesa di forzare il Cremlino, con armi in pugno e sanzioni, a firmare una «pace giusta» liberando le terre conquistate e risarcendo l’Ucraina per 42 mesi di sangue e distruzioni.