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L’Idf attacca il governo su Gaza. Richiamati 60 mila riservisti

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Insulti nel gabinetto di guerra tra il generale Zamir e gli estremisti Smotrich e Ben Gvir. Altri 98 morti sotto le bombe. Gli studiosi di genocidio: “È ciò che sta accadendo ora”
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GERUSALEMME – La tesissima riunione notturna del Gabinetto di sicurezza israeliano, conclusasi a insulti tra i ministri più estremisti e il Capo di stato maggiore Eyal Zamir, un falco che al cospetto dei messianici Ben-Gvir e Smotrich sembra una colomba, racconta quanto profonda sia la spaccatura interna allo Stato ebraico.

Zamir ha detto chiaramente ai ministri che l’esercito non è disposto a diventare il futuro governo militare della Striscia, neppure se dopo Gaza City gli venisse chiesto di occupare anche i campi profughi nella zona centrale. «Ci volete trascinare lì, cercate di capire quali saranno le conseguenze». La presa dell’intera Striscia porterebbe i generali ad assumerne il controllo, lasciando poi spazio all’amministrazione americana di mettere in pratica l’idea di trasformare la terra palestinese nella “Riviera del Medio Oriente”, come suggeriscono il progetto GREAT trust e gli altri presentati a Donald Trump.

Zamir, sostenuto dal ministro degli Esteri Gideon Sa’ar,…

GERUSALEMME – La tesissima riunione notturna del Gabinetto di sicurezza israeliano, conclusasi a insulti tra i ministri più estremisti e il Capo di stato maggiore Eyal Zamir, un falco che al cospetto dei messianici Ben-Gvir e Smotrich sembra una colomba, racconta quanto profonda sia la spaccatura interna allo Stato ebraico.

Zamir ha detto chiaramente ai ministri che l’esercito non è disposto a diventare il futuro governo militare della Striscia, neppure se dopo Gaza City gli venisse chiesto di occupare anche i campi profughi nella zona centrale. «Ci volete trascinare lì, cercate di capire quali saranno le conseguenze». La presa dell’intera Striscia porterebbe i generali ad assumerne il controllo, lasciando poi spazio all’amministrazione americana di mettere in pratica l’idea di trasformare la terra palestinese nella “Riviera del Medio Oriente”, come suggeriscono il progetto GREAT trust e gli altri presentati a Donald Trump.

Zamir, sostenuto dal ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, ha ribadito l’importanza di accettare la proposta di Egitto e Qatar — tregua per 60 giorni in cambio del rilascio della metà degli ostaggi ancora vivi, in sostanza l’offerta della Casa Bianca — già approvata da Hamas più di due settimane fa. La ministra degli Insediamenti Orit Strock ha dato a Zamir del codardo davanti a tutti, citando un verso della Bibbia. «C’è qualcuno spaventato e scoraggiato? Lasciatelo andare a casa...». Subito dopo Netanyahu ha detto che non intende approvare accordi parziali. «Un’intesa a fasi non è significativa». Stando alla stampa israeliana, il primo ministro ha usato le parole riferitegli da Trump: «Dimenticate gli accordi parziali, entrate con tutte le forze a Gaza, concludete».

Governo, dunque, sordo agli avvertimenti del comandante delle forze armate, anzi infastidito dalle titubanze di Zamir, il quale percepisce la stanchezza e il morale basso dei soldati (ieri altro suicidio in una base vicino a Tiberiade: dall’inizio dell’anno sono 18 i militari che si sono tolti la vita). Come conseguenza, dai cassetti dei comandi delle Idf stanno uscendo sempre più spesso documenti confidenziali imbarazzanti.

Channel 12 ha svelato il contenuto di un report interno di valutazione dei risultati dell’operazione Carri di Gedeone, lanciata da Netanyahu dopo aver rotto la tregua a primavera. «Israele ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare nella Striscia» riprendendo il conflitto, che il report definisce «fallimentare» e «contrario alla dottrina militare di Israele». Secondo la relazione, la distribuzione del cibo è stata pianificata ed eseguita in modo «molto scarso» e ciò «ha permesso a Hamas di condurre una campagna mediatica internazionale descrivendo Gaza come un luogo di fame».

A Gaza City l’assedio dei carri armati avanza lentamente, motivo per cui non si è ancora verificato l’esodo di massa del milione di abitanti, rifugiato nei quartieri occidentali vicino al mare. Ieri altri 98 palestinesi uccisi, registrano le autorità locali. «Le politiche e le azioni di Israele a Gaza soddisfano la definizione giuridica di genocidio di cui all’articolo II della Convenzione delle Nazioni Unite in materia», afferma la risoluzione votata a grande maggioranza (86 per cento) dei 500 membri dell’International association of Genocide Scholars (Iags), la principale associazione mondiale di studiosi di genocidio.

Sul fronte yemenita, infine, Israele sta aspettando la vendetta degli Houthi, dopo che l’offensiva di giovedì scorso su Sana’a che ha ucciso il premier del gruppo filo-Iran, Ahmed al-Rahawi, e diversi ministri. Misure straordinarie di sicurezza sono state adottate per Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz. Diversi aerei civili hanno lasciato l’aeroporto di Tel Aviv, inducendo a pensare a una mossa preventiva in vista di un possibile attacco. Non ci sono conferme ufficiali, però, su una rappresaglia imminente.

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