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Quel “triangolo” di Putin con Modi e Xi che archivia lo show in Alaska

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Il presidente russo ignora l’ultimatum di Trump sull’Ucraina e si trattiene in Cina per quattro giorni, un periodo record, per dimostrare quanto l’alleanza tra “orso russo, elefante indiano e drago cinese” sia immune alle pressioni statunitensi
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C’è un’immagine del vertice che si è chiuso ieri a Tianjin, in Cina, che parla per tutte: Vladimir Putin, Narendra Modi e Xi Jinping spalla a spalla che si scambiano risate e sorrisi. «L’orso russo, l’elefante indiano e il drago cinese cercano di sintonizzare i loro passi», titola il quotidiano russo Moskovskij Komsomolets osservando che, «sullo sfondo del divario globale tra amici e nemici», la scena iniziale del summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco) «è parsa uno sfoggio di amicizia, benché tutti capissero che non si trattava di una danza, ma di un Grande Gioco». È quello che un tempo veniva chiamato “Triangolo Primakov” dal nome dell’ex premier russo Evgenij Primakov che per primo propose un’alleanza tra Russia, India e Cina per controbilanciare l’egemonia degli Stati Uniti. E in poco più di due settimane ha archiviato la passerella di Ferragosto sul tappeto rosso steso da Donald Trump ad Anchorage.

Mano nella mano con Modi

Se in Alaska Putin trascorse mez…

C’è un’immagine del vertice che si è chiuso ieri a Tianjin, in Cina, che parla per tutte: Vladimir Putin, Narendra Modi e Xi Jinping spalla a spalla che si scambiano risate e sorrisi. «L’orso russo, l’elefante indiano e il drago cinese cercano di sintonizzare i loro passi», titola il quotidiano russo Moskovskij Komsomolets osservando che, «sullo sfondo del divario globale tra amici e nemici», la scena iniziale del summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco) «è parsa uno sfoggio di amicizia, benché tutti capissero che non si trattava di una danza, ma di un Grande Gioco». È quello che un tempo veniva chiamato “Triangolo Primakov” dal nome dell’ex premier russo Evgenij Primakov che per primo propose un’alleanza tra Russia, India e Cina per controbilanciare l’egemonia degli Stati Uniti. E in poco più di due settimane ha archiviato la passerella di Ferragosto sul tappeto rosso steso da Donald Trump ad Anchorage.

Mano nella mano con Modi

Se in Alaska Putin trascorse mezza giornata, in Cina resterà quattro giorni, un periodo record anche a detta del suo consigliere per la politica estera Jurij Ushakov. La sua ultima missione estera così lunga risaliva a vent’anni fa in occasione della sessione del 60° anniversario dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York nel 2005. Se lì ad Anchorage Putin era salito a bordo della “Beast” del presidente statunitense, a Tianjin ha fatto spazio sulla sua limousine Aurus Senat al «caro amico» Modi per quasi un’ora di colloqui «faccia a faccia» prima del bilaterale ufficiale in vista della sua visita in India in dicembre. «Le conversazioni con lui sono sempre illuminanti», ha poi commentato Modi. E se con Trump si era scambiato vigorose strette, con il premier indiano Putin si è tenuto per mano mentre insieme camminavano verso Xi. Lo scatto a fianco del leader della Casa Bianca è stato soppiantato dalla foto di gruppo con gli altri 26 leader della «maggioranza globale» della Sco e oggi verrà rimpiazzato dalle immagini del bilaterale con Xi.

Un’alleanza immune alle pressioni

Putin non soltanto ha lasciato cadere nel vuoto l’ennesimo fittizio ultimatum di Trump — un incontro tra Putin e il leader ucraino Volodymyr Zelensky per porre fine al conflitto in Ucraina o «conseguenze» — ma dal palco della Sco si è detto a favore della «nuova governance globale» proposta da Xi alternativa a quella ad egemonia statunitense e ha definito la «crisi» in Ucraina «il risultato» non «dell’attacco russo» del febbraio 2022, ma «di un colpo di Stato sostenuto e provocato dall’Occidente» e dei «continui tentativi dell’Occidente di trascinare l’Ucraina nella Nato». Ha ringraziato «gli sforzi di Cina, India e degli altri nostri partner strategici» per risolvere la crisi e, pur augurandosi che «le intese raggiunte» in Alaska «contribuiscano a questo obiettivo», ha ribadito che per una soluzione «sostenibile e a lungo termine, è necessario affrontare le cause profonde della crisi», suo leitmotiv.

Ma soprattutto ha schiaffato in faccia a Trump quanto la sua alleanza strategica con Pechino e Nuova Delhi, diventati i principali acquirenti del suo greggio, sia immune dalle sue pressioni. Sebbene lo abbia esortato a «porre fine al conflitto in Ucraina il prima possibile», Modi ha ignorato i dazi statunitensi al 50% introdotti una settimana fa proprio per sanzionare le importazioni di idrocarburi russi e, anzi, ha definito «partnership strategica speciale e privilegiata» l’alleanza con Mosca. Xi oggi firmerà con lui diversi accordi e poi terrà un trilaterale allargato al presidente mongolo Khurelsukh per discutere anche del progetto del gasdotto “Power of Siberia 2” caro a Putin.

L’altro triangolo con Xi e Kim

A Tianjin il leader del Cremlino ha incontrato pure il turco Erdogan che ha promesso di proseguire «gli sforzi per una pace giusta e duratura» grazie ai colloqui di Istanbul e ha detto di aspettarlo «presto in Turchia». Ha discusso con l’iraniano Pezeshkian del suo programma nucleare. Oggi incontrerà il serbo Vucic e lo slovacco Fico e infine Xi e domani siederà al suo fianco come ospite d’onore alla parata militare cinese per gli 80 anni dalla resa del Giappone. Un messaggio chiaro: Russia e Cina combatterono fianco a fianco contro i nemici del passato e rimarranno unite contro le minacce del futuro. Accanto a loro ci saranno anche Pezeshkian, il capo della giunta birmana, il presidente cubano, i leader di Repubblica democratica del Congo e Zimbabwe e il nordcoreano Kim Jong-un che ha mandato i suoi uomini a sostegno delle truppe russe in Ucraina. Sarà l’occasione per un’altra immagine simbolo. Quella di un altro vituperato triangolo.

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