GERUSALEMME – Dovevano arrivare in decine di migliaia ieri in Israele — almeno 40mila, come prima fase di un arruolamento più ampio che dovrebbe portare secondo i piani di Benjamin Netanyahu 60mila nuove leve a conquistare Gaza City — ma secondo la stampa israeliana a rispondere all’ultima chiamata dell’Idf sono stati un numero ben inferiore di riservisti. «Ciò che è iniziato a Gaza deve finire a Gaza: Israele è di fronte alla fase decisiva», ha dichiarato ieri il premier israeliano anche se, dopo quasi due anni di guerra, a pesare sui soldati sarebbero stanchezza e dubbi sulla reale possibilità che un’ulteriore azione militare possa eradicare Hamas e portare a casa gli ostaggi rimasti in vita.
Secondo il Times of Israel decine di riservisti hanno presentato richieste di esenzione per ragioni personali o economiche, mentre oltre 350 hanno manifestato ieri a Tel Aviv e firmato una lettera in cui si impegnano a non presentarsi, definendo l’operazione su Gaza City «manifestamente illegal…
GERUSALEMME – Dovevano arrivare in decine di migliaia ieri in Israele — almeno 40mila, come prima fase di un arruolamento più ampio che dovrebbe portare secondo i piani di Benjamin Netanyahu 60mila nuove leve a conquistare Gaza City — ma secondo la stampa israeliana a rispondere all’ultima chiamata dell’Idf sono stati un numero ben inferiore di riservisti. «Ciò che è iniziato a Gaza deve finire a Gaza: Israele è di fronte alla fase decisiva», ha dichiarato ieri il premier israeliano anche se, dopo quasi due anni di guerra, a pesare sui soldati sarebbero stanchezza e dubbi sulla reale possibilità che un’ulteriore azione militare possa eradicare Hamas e portare a casa gli ostaggi rimasti in vita.
Secondo il Times of Israel decine di riservisti hanno presentato richieste di esenzione per ragioni personali o economiche, mentre oltre 350 hanno manifestato ieri a Tel Aviv e firmato una lettera in cui si impegnano a non presentarsi, definendo l’operazione su Gaza City «manifestamente illegale». Anche il Wall Street Journal ha raccontato la grande difficoltà che l’Idf starebbe affrontando per trovare abbastanza militari disposti a entrare in servizio, riportando anche insoliti appelli pubblicati da alcuni ufficiali, come quello di un comandante apparso in un gruppo WhatsApp di studenti israeliani: «Cerco soldati da combattimento, medici e cecchini, per un’operazione di 70 giorni dall’11 settembre».
La crisi dei riservisti arriva mentre il capo di Stato Maggiore delle Idf Eyal Zamir, dopo le tensioni del gabinetto di sicurezza di domenica scorsa con il premier Netanyahu, ha dichiarato che l’esercito ha iniziato le sue manovre a Gaza City. «Stiamo già entrando in aree in cui non siamo mai entrati prima e stiamo operando lì». Intanto nella Striscia si continua a morire: nelle scorse 24 ore, secondo Al-Jazeera, almeno 78 palestinesi sono stati uccisi dai raid di Israele, 42 dei quali a Gaza City e 20 — tra i quali cinque bambini nella zona di al-Mawasi — mentre erano in cerca di aiuti umanitari. Tredici sarebbero inoltre le persone morte per malnutrizione in un giorno, tra cui tre bambini.
Un bilancio della vergogna diventato ormai quotidiano che continua a far calare il sostegno a Israele nel mondo. Anche negli Stati Uniti e persino tra i repubblicani, tanto da aver spinto Donald Trump, in un’intervista al Daily Caller, ad avvertire il governo Netanyahu: «La guerra deve finire. Sta danneggiando Israele. Possono vincerla, ma non stanno vincendo nelle pubbliche relazioni». Intanto domani il presidente israeliano Isaac Herzog incontrerà in Vaticano papa Leone XIV.
In vista dell’Assemblea generale dell’Onu di settembre a New York, ieri anche il Belgio ha dichiarato che riconoscerà lo Stato palestinese, seguendo la decisione della Francia. Al ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, il segretario di Stato Usa Marco Rubio, che tra 12 giorni visiterà Israele, ha espresso «la ferma opposizione degli Stati Uniti a qualsiasi riconoscimento unilaterale di uno Stato palestinese». Netanyahu intanto ha convocato per domani una riunione per discutere l’applicazione della sovranità israeliana alla Cisgiordania, anche se non è chiaro se la misura verrebbe eseguita solo negli insediamenti israeliani o in altre aree come la Valle del Giordano. «Nessuna offensiva, tentativo di annessione o spostamento forzato di popolazioni farà deragliare lo slancio verso la soluzione dei due Stati», ha risposto il presidente francese Emmanuel Macron. La repressione sulla Cisgiordania però continua a intensificarsi: dopo due giorni di coprifuoco, ieri l’Idf ha arrestato il sindaco di Hebron, Tayseer Abu Sneina, accusato di sostegno a Hamas e alla Jihad islamica.