Xi, Putin e Kim. Li chiamano i leader dell’Asse del Disordine o Caos e oggi siedono fianco a fianco a Pechino, insieme a oltre 20 capi di Stato e di governo tra cui l’iraniano Masoud Pezeshkian, per assistere alla parata militare con cui la Cina celebrerà gli 80 anni dalla sconfitta del Giappone alla fine della Seconda Guerra Mondiale e, con essa, la sua visione di un nuovo ordine globale da contrapporre alla politica “America First” del presidente statunitense Donald Trump, che sta mettendo a dura prova le alleanze occidentali.
Tutta l’agenda cinese di questa settimana è stata studiata come una sfida neppure troppo velata contro il rivale dall’altra parte del Pacifico: per proporre la Cina come l’araldo di una nuova «governance globale» contro l’egemonia occidentale. Il presidente cinese Xi Jinping prima ha convocato a Tianjin oltre 20 leader del Sud Globale per il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco), lunedì ha incontrato il premier indiano Narendra Modi…
Xi, Putin e Kim. Li chiamano i leader dell’Asse del Disordine o Caos e oggi siedono fianco a fianco a Pechino, insieme a oltre 20 capi di Stato e di governo tra cui l’iraniano Masoud Pezeshkian, per assistere alla parata militare con cui la Cina celebrerà gli 80 anni dalla sconfitta del Giappone alla fine della Seconda Guerra Mondiale e, con essa, la sua visione di un nuovo ordine globale da contrapporre alla politica “America First” del presidente statunitense Donald Trump, che sta mettendo a dura prova le alleanze occidentali.
Tutta l’agenda cinese di questa settimana è stata studiata come una sfida neppure troppo velata contro il rivale dall’altra parte del Pacifico: per proporre la Cina come l’araldo di una nuova «governance globale» contro l’egemonia occidentale. Il presidente cinese Xi Jinping prima ha convocato a Tianjin oltre 20 leader del Sud Globale per il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco), lunedì ha incontrato il premier indiano Narendra Modi alla sua prima visita in Cina dal 2018, ieri ha ricevuto il presidente russo Vladimir Putin nella Grande sala del popolo e poi nella sua residenza personale definendolo un «vecchio amico», poi ha incontrato Pezeshkian sottolineando la sua contrarietà all’«uso della forza» nella risoluzione dei conflitti, e oggi riceverà il nordcoreano Kim Jong-un.
Parlando a Putin, Xi ha elogiato il rapporto di «collaborazione strategica globale» tra Russia e Cina e ha affermato la loro volontà di cooperare per «costruire un sistema di governance globale più equo e ragionevole». «Le relazioni tra Cina e Russia hanno resistito alla prova dei cambiamenti internazionali; sono relazioni di buon vicinato, collaborazione strategica globale e cooperazione reciprocamente vantaggiosa per risultati vantaggiosi per tutte le grandi potenze». Putin, dal canto suo, ha lodato «la natura strategica dei legami russo-cinesi che hanno raggiunto un livello senza precedenti». La parata di oggi, ha poi aggiunto, «è un omaggio ai successi dei nostri popoli e una conferma del ruolo cruciale svolto dai nostri Paesi nella vittoria sugli assi europeo e asiatico. Siamo sempre stati insieme allora e lo siamo ancora oggi». Intanto il capo del colosso russo Gazprom Aleksej Miller annunciava di avere raggiunto un’intesa per costruire un secondo gasdotto, il Power of Siberia 2, che dovrebbe raddoppiare le esportazioni verso la Cina.
Durante il colloquio con Robert Fico, il primo ministro della Slovacchia, unico Paese Ue insieme all’Ungheria a continuare a ricevere idrocarburi russi, Putin lo ha invitato a smettere di reindirizzarli verso Kiev: «Allora gli ucraini capiranno». Ad appena due settimane dal vertice di Anchorage con Donald Trump, pur lodandone l’approccio — «Ci sta ascoltando» — non ha dato alcun segno di voler cedere alle pressioni per chiudere il conflitto in Ucraina. Delle possibili garanzie di sicurezza ha detto «mi sembra che ci sia l’opportunità di trovare un consenso», senza fornire dettagli, salvo poi specificare che la «sicurezza» della Russia non deve essere compromessa. Ha anche ribadito a Fico che non accetterà l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, ma che non si è mai opposto alla sua adesione alla Ue. Intanto la presenza di Fico a Pechino è diventata un caso, tanto che Bruxelles ha precisato che vi si trova a titolo personale e non rappresenta l’Europa.
Oggi sarà la volta di Kim che comparirà per la prima volta tra diversi leader stranieri. Si teme sarà l’occasione per accordi sottobanco per l’acquisto di armi nordcoreane e l’avvio di una pericolosa partnership militare tra i tre Paesi dell’Asse del Caos. «Le esercitazioni militari trilaterali tra Russia, Cina e Corea del Nord — aveva scritto già tempo fa l’analista Youngjun Kim — sembrano quasi inevitabili».