✕

Trump: “Deluso da Putin, la Cina ha bisogno di noi”. Patto asiatico nel mirino

(reuters)

Ascolta l'audio

Il leader Usa: “Siamo i più forti al mondo, non ci attaccherebbero”. Bruxelles: “Il sostegno di Pechino a Mosca mina le relazioni”
2 minuti di lettura

Washington – Trump è «molto deluso da Putin» e promette di «fare qualcosa per aiutare la gente a vivere», anche se finora tutti i suoi ultimatum si sono rivelati privi di sostanza. Non teme il nuovo asse fra Russia e Cina, confermato a Tianjin, ma se una delle ragioni per cui non ha punito il capo del Cremlino per il rifiuto di accettare il suo cessate il fuoco era evitare di spingerlo ancora di più tra le braccia del rivale cinese Xi, l’operazione sta fallendo.

Ieri, in un’intervista radiofonica, the Donald ha commentato così lo stallo nella trattativa per fermare la guerra in Ucraina, dopo il vertice di Ferragosto con l’ex amico russo in Alaska: «Sono molto deluso dal presidente Putin, posso dirvi questo».

L’alleanza tra Mosca e Pechino si sta rafforzando, come ha dimostrato il cordiale incontro fra Putin e Xi, ma neanche questa minaccia scuote le certezze di Trump: «Non sono preoccupato per nulla. Noi abbiamo l’esercito più forte al mondo, di gran lunga. Non userebbero mai i loro…

Washington – Trump è «molto deluso da Putin» e promette di «fare qualcosa per aiutare la gente a vivere», anche se finora tutti i suoi ultimatum si sono rivelati privi di sostanza. Non teme il nuovo asse fra Russia e Cina, confermato a Tianjin, ma se una delle ragioni per cui non ha punito il capo del Cremlino per il rifiuto di accettare il suo cessate il fuoco era evitare di spingerlo ancora di più tra le braccia del rivale cinese Xi, l’operazione sta fallendo.

Ieri, in un’intervista radiofonica, the Donald ha commentato così lo stallo nella trattativa per fermare la guerra in Ucraina, dopo il vertice di Ferragosto con l’ex amico russo in Alaska: «Sono molto deluso dal presidente Putin, posso dirvi questo».

L’alleanza tra Mosca e Pechino si sta rafforzando, come ha dimostrato il cordiale incontro fra Putin e Xi, ma neanche questa minaccia scuote le certezze di Trump: «Non sono preoccupato per nulla. Noi abbiamo l’esercito più forte al mondo, di gran lunga. Non userebbero mai i loro militari contro di noi, credetemi».

Poco dopo, annunciando lo spostamento dal Colorado all’Alabama dello U.S. Space Command, forza creata anche per contrastare l’espansione della Repubblica popolare nello spazio, ha ribadito grosso modo gli stessi concetti. «Osservo con grande attenzione quello che fanno Putin e Zelensky. Anche la settimana scorsa sono morti più di 7.000 soldati da entrambe le parti, inutilmente. Voglio che questa guerra finisca». Putin però non lo ascolta, e dalla Cina dice che Trump sta capendo meglio il suo punto di vista sul conflitto. Invece di lamentarsi, il capo della Casa Bianca risponde che «ho avuto un ottimo incontro con lui in Alaska. Vediamo cosa ne viene fuori nelle prossime settimane e poi decideremo cosa fare». L’asse di Tianjin non lo preoccupa neppure sul piano economico: «La Cina ha bisogno di noi, molto più di quanto noi abbiamo bisogno di lei».

Sembra di sentire un disco rotto, che ripete sempre la stessa nota, ma poi si inceppa. Non lo hanno smosso nemmeno gli ultimi bombardamenti di Putin sui bambini, schiaffo in faccia alla first lady Melania, che con la lettera consegnata tramite il marito ad Anchorage lo aveva supplicato di risparmiare i più piccoli.

E mentre un portavoce della commissione Ue dice che «il sostegno della Cina alla guerra di aggressione russa in Ucraina ovviamente continua a influenzare negativamente le nostre relazioni, anche perché la Cina rimane un elemento chiave per la guerra di aggressione della Russia», le ragioni per cui Trump minaccia senza poi dare seguito ai suoi ultimatum, secondo gli analisti sono due: la volontà di presentarsi come un leader pacificatore e avere successo, inclusa l’ambizione di ricevere il Nobel, ed evitare di spingere la Russia ancora di più tra le braccia della Cina, isolandola o facendola uscire umiliata dall’aggressione di Kiev. Il problema è che nella realtà sta accadendo il contrario. Il capo della Casa Bianca finora ha fallito nel tentativo di fermare la guerra in Ucraina e a Gaza. Più tempo passa, più la sua credibilità come mediatore e risolutore dei conflitti è erosa. L’idea di Anchorage sarebbe nata dall’offerta di Putin di mettere fine alla guerra, lasciando le regioni di Zaporizhzhia e Kherson a Zelensky in cambio del Donbass, ma tra gli addetti ai lavori gira voce che l’inviato speciale Witkoff aveva frainteso l’intera proposta. Quanto all’abbraccio di Mosca con Pechino non solo si consolida, ma ora include anche l’India. Un fallimento su tutta la linea, a meno che non arrivi a breve un netto cambio di strategia.

Leggi i commenti