Tutti gli artigli del Dragone. Missili ipersonici e balistici, droni alati d’ogni dimensione, robot cingolati e sottomarini, supercaccia invisibili ai radar e persino cannoni laser. Molti esibiti per la prima volta e tutti già in servizio nell’Esercito Popolare: una falange tecnologica interamente concepita in Cina, pronta a sfidare l’Occidente e rovesciarsi su Taiwan. La marcia sulla Piazza Tienanmen di 10mila soldati e migliaia di mezzi non è soltanto una colossale ostentazione di forza, ma il manifesto di una nuova rivoluzione. L’anniversario della vittoria sull’imperialismo giapponese del 1945 è impugnato dalla Cina per lanciare una narrativa che la vede al fianco di Russia e Corea del Nord nella sfida a quelli che vengono definiti “i bulli” o – echeggiando gli slogan del Cremlino sull’Ucraina - “i fascismi del Terzo Millennio” e candidarsi a riscrivere gli equilibri del pianeta, non più appannaggio degli Usa.
Xi ha …
Tutti gli artigli del Dragone. Missili ipersonici e balistici, droni alati d’ogni dimensione, robot cingolati e sottomarini, supercaccia invisibili ai radar e persino cannoni laser. Molti esibiti per la prima volta e tutti già in servizio nell’Esercito Popolare: una falange tecnologica interamente concepita in Cina, pronta a sfidare l’Occidente e rovesciarsi su Taiwan. La marcia sulla Piazza Tienanmen di 10mila soldati e migliaia di mezzi non è soltanto una colossale ostentazione di forza, ma il manifesto di una nuova rivoluzione. L’anniversario della vittoria sull’imperialismo giapponese del 1945 è impugnato dalla Cina per lanciare una narrativa che la vede al fianco di Russia e Corea del Nord nella sfida a quelli che vengono definiti “i bulli” o – echeggiando gli slogan del Cremlino sull’Ucraina - “i fascismi del Terzo Millennio” e candidarsi a riscrivere gli equilibri del pianeta, non più appannaggio degli Usa.
Xi ha alla destra Putin e alla sinistra Kim Jong-un; intorno a loro altri venticinque presidenti e capi di governo, tra cui l’iraniano Pezeshkian e il bielorusso Lukashenko, mentre gli unici europei saranno lo slovacco Fico e il ministro degli Esteri magiaro Szijjarto. Un tempo quello al centro della tribuna d’onore veniva chiamato “l’Asse del Male”; oggi gli analisti preferiscono indicarlo come “l’Alleanza del disordine” o – ponendo in rilievo il ruolo di Teheran – “il Quartetto del caos”. Una visione riduttiva, perché questa coalizione delle autarchie non si limita a smantellare ma vuole costruire un ordine mondiale alternativo che pone l’Asia al centro e sta diventando il polo d’attrazione di tanti “non allineati”, a partire dall’India di Modi, che ha però lasciato Pechino prima della sfilata. Un disegno in cui usano ogni strumento economico, diplomatico - esaltando nei video di lancio della parata l’impegno sotto la bandiera dell’Onu – e militare.
Anche l’arsenale messo in mostra è frutto dell’alleanza tra Xi e Putin. I russi non hanno contribuito alla progettazione degli armamenti ma hanno condiviso con i cinesi le lezioni del fronte ucraino, permettendogli di mettere a punto una nuova generazione di sistemi hi-tech perfezionata grazie all’esperienza del conflitto totale. Si comprende che l’obiettivo di Pechino resta l’occupazione di Taiwan e perché sia concretizzata bisogna impedire alla flotta e all’aviazione statunitense di soccorrere l’isola. Ed ecco apparire sulla Tienanmen una processione di missili ipersonici come lo YJ-19 pronti a piombare sulle portaerei dell’Us Navy a seimila chilometri orari o i cruise a lunghissimo raggio che terranno lontane le navi dei rinforzi. Assieme a loro, i sottomarini robot che andranno all’assalto negli abissi, troncando i cavi delle reti digitali. Oltre ai velivoli invisibili ai radar - che dovrebbero tenere testa agli F-35 americani –, esordisce un caccia guidato dall’intelligenza artificiale, accreditato di prestazioni superiori a quelli con i piloti in carne e ossa.
Pure la massa di mezzi costruita per la prima ondata dello sbarco a Taiwan è tutta “wúrén”, ossia “senza umani”: la declinazione cinese della guerra dei droni che si è imposta in Ucraina. Sciami di automi volanti, di mini tank senza equipaggio, di battelli telecomandati per fare fuoco sulle difese costiere: il modo di prendere possesso delle spiagge riducendo al minimo le perdite. Una legione che – sul modello israeliano e su quello proposto dalle più avanzate società californiane tipo Palantir – sarà coordinata e diretta da algoritmi di Ia, per imprimere un ritmo frenetico all’attacco. Per dare copertura alla forza di invasione ci sono batterie contraeree innovative, con faretre colme di micro-missili antidrone e soprattutto con cannoni laser. Non sono prototipi; i cinesi li hanno testati al fronte durante la battaglia di Kursk. Come del resto tutti i nuovi veicoli corazzati e blindati incolonnati sulla Tienanmen, profilati per sopravvivere a una carneficina come quella ucraina. E poi le armi spaziali: i missili per distruggere i satelliti e le antenne per oscurarne le trasmissioni, come accaduto ai segnali Gps del jet di Ursula von der Leyen.
La parata è pure una vetrina commerciale: uno show di armamenti che hanno un grande mercato perché la Russia non li può cedere, l’Europa li produce lentamente e quelli dell’America di Trump non ispirano fiducia, oltre a costare troppo. Una doppia occasione d’oro per le industrie statali cinesi, che trasformano i contratti nel volano dell’influenza politica.
Di fronte all’annunciata processione di tecnologie belliche, gli osservatori occidentali puntano il dito sul punto debole: il fattore umano. L’Esercito Popolare non ha mai condotto campagne reali, neppure su scala limitata. «La lezione principale che la leadership di Pechino ha tratto dall’Ucraina – ha sottolineato il generale australiano Mick Ryan - è la necessità di accelerare la qualità dell’addestramento del personale a tutti i livelli». Lo hanno fatto pure i fanti di Kim Jong-un, decimati alla prova del fuoco e poi diventati più accorti nelle tattiche. I soldati di Xi hanno già realizzato un primo cambiamento: dopo decenni di facce marziali e musi duri, ora sfilano sfoggiando anche il sorriso. È la svolta dei video di promozione della parata: un messaggio di sicurezza, trasmettendo alla cittadinanza e agli alleati la fede nella vittoria.