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La politica sale sulla Flotilla: “Il governo tuteli la sicurezza”

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Schlein scrive a Meloni per i quattro parlamentari del centrosinistra a bordo. Ed è scontro sullo scalo di jet israeliani a Sigonella
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ROMA – Garantire sicurezza per tutto l’equipaggio della missione umanitaria». La segretaria del Pd Elly Schlein scrive una lettera alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni – in copia il titolare della Farnesina Antonio Tajani – per chiedere al governo di tutelare i volontari della Global Sumud Flotilla. Lo fa nelle stesse ore in cui la politica si fa scudo umano e quattro parlamentari italiani si preparano a salpare con gli attivisti ai quali il ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben Gvir ha promesso lo stesso «trattamento dei terroristi». Una definizione distante dalla realtà di un’iniziativa «nata dal basso, non violenta e pacifica», sottolinea la leader dem, con il solo obiettivo di aggirare «il «blocco illegale degli aiuti» a Gaza. L’appello, quindi, si leva unanime dalle opposizioni: l’esecutivo si mobiliti e offra alle imbarcazioni una qualche forma di «protezione diplomatica», come farà la Spagna, insiste il leader Cinquestelle Giuseppe Conte.

ROMA – Garantire sicurezza per tutto l’equipaggio della missione umanitaria». La segretaria del Pd Elly Schlein scrive una lettera alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni – in copia il titolare della Farnesina Antonio Tajani – per chiedere al governo di tutelare i volontari della Global Sumud Flotilla. Lo fa nelle stesse ore in cui la politica si fa scudo umano e quattro parlamentari italiani si preparano a salpare con gli attivisti ai quali il ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben Gvir ha promesso lo stesso «trattamento dei terroristi». Una definizione distante dalla realtà di un’iniziativa «nata dal basso, non violenta e pacifica», sottolinea la leader dem, con il solo obiettivo di aggirare «il «blocco illegale degli aiuti» a Gaza. L’appello, quindi, si leva unanime dalle opposizioni: l’esecutivo si mobiliti e offra alle imbarcazioni una qualche forma di «protezione diplomatica», come farà la Spagna, insiste il leader Cinquestelle Giuseppe Conte.

Sulle quaranta barche, pronte a ripartire sabato 7 settembre, da Catania ci saranno anche quattro parlamentari italiani: oltre all’eurodeputata di Avs Benedetta Scuderi – che già nei giorni scorsi lo aveva annunciato – saliranno a bordo il senatore M5s Marco Croatti e i dem Arturo Scotto e Annalisa Corrado. «Siamo grati alla Flotilla perché dove sta fallendo la politica, è stata la società civile a battere un colpo», dice l’eurodeputata Pd e responsabile Ambiente della segreteria. Ricambiata dalla gratitudine della coordinatrice italiana della ‘Global Sumud Flotilla’ Maria Elena Delia: questi parlamentari «hanno deciso di mettere anche i loro corpi a bordo delle nostre barche e per noi è importante».

Lettura opposta a quella della destra: «Noi aiutiamo concretamente chi soffre. Altri, invece, finita la stagione a Capalbio, se ne vanno a navigare», il commento caustico del capogruppo al Senato Maurizio Gasparri. «Tradurre la Pimpa in arabo non basta», graffia il il leader 5s Giuseppe Conte, che pur sottolineando l’importanza delle cure «ai troppo pochi» bambini che da Gaza hanno raggiunto l’Italia, invita l’esecutivo a ricordare tutti quelli che sono ancora nella Striscia o lì sono morti.

A loro i volontari della Flotilla puntano a portare cibo, beni di prima necessità, medicine. «Ma l’obiettivo — dice l’eurodeputata di Avs Benedetta Scuderi — è che dopo di noi arrivino navi istituzionali, il blocco degli aiuti deve finire». L’apertura di un canale umanitario permanente è fra gli obiettivi principali degli attivisti. Sanno che non sarà semplice. Solo nell’ultimo anno, la Coscience, la prima barca della Flotilla che sia partita verso Gaza, è stata colpita da due droni militari al largo di Malta, la Madleen e la Handala, sono state bloccate e intercettate in acque internazionali e gli equipaggi arrestati e espulsi con un divieto di ingresso in Israele di 99 anni. Ma la flotta che adesso punta verso Gaza, ha fatto sapere l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, è «un segno di speranza» di fronte a «un progetto dichiarato di genocidio e deportazione».

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