“L’Occidente ne prenda atto: l’alleanza tra Xi Putin Kim e Modi è la più grande al mondo”
di Rosalba Castelletti«L'alleanza tra Vladimir Putin, Xi Jinping e Kim Jong-un è, di fatto, un’alleanza militare. Ma la Russia ha un problema: è uno Stato anti-occidentale, ma non sarà mai accettato come asiatico. È destinato a essere il Paese più solo al mondo per i prossimi vent’anni». La considerazione dolceamara al termine della visita di quattro giorni di Putin in Cina arriva da Aleksej Maslov, massimo sinologo russo, direttore dell’Istituto dei Paesi Asiatici e Africani presso l’Università Statale di Mosca, che risponde alle domande di Repubblica da Vladivostok dove si è aperta la decima edizione del Forum economico orientale.
Professor Maslov, che cosa ci dicono Xi, Putin e Kim per la prima volta insieme a Pechino?
«È un’immagine storica e positiva. La prima volta in cui i leader di queste tre potenze nucleari si sono ritrovati fianco a fianco. È il simbolo di quella che oggi viene chiamata l’Alleanza del Sud Globale. Che è di fatto un’alleanza militare, seppure informale, grazie ad accordi e a eser…
«L'alleanza tra Vladimir Putin, Xi Jinping e Kim Jong-un è, di fatto, un’alleanza militare. Ma la Russia ha un problema: è uno Stato anti-occidentale, ma non sarà mai accettato come asiatico. È destinato a essere il Paese più solo al mondo per i prossimi vent’anni». La considerazione dolceamara al termine della visita di quattro giorni di Putin in Cina arriva da Aleksej Maslov, massimo sinologo russo, direttore dell’Istituto dei Paesi Asiatici e Africani presso l’Università Statale di Mosca, che risponde alle domande di Repubblica da Vladivostok dove si è aperta la decima edizione del Forum economico orientale.
Professor Maslov, che cosa ci dicono Xi, Putin e Kim per la prima volta insieme a Pechino?
«È un’immagine storica e positiva. La prima volta in cui i leader di queste tre potenze nucleari si sono ritrovati fianco a fianco. È il simbolo di quella che oggi viene chiamata l’Alleanza del Sud Globale. Che è di fatto un’alleanza militare, seppure informale, grazie ad accordi e a esercitazioni militari. E in futuro potrà portare a progetti congiunti anche in politica ed economia».
C’è chi però ha soprannominato quest’alleanza “Asse del disordine”. Kallas la accusa di sfidare il diritto internazionale e Trump di cospirare contro gli Usa…
«I regimi politici di questi Paesi non piaceranno all’Occidente, ma si tratta di tre potenze che, con l’India, controllano la maggioranza della popolazione e un territorio enorme. Possono vantare economie di successo e sono dotate di arsenali nucleari. L’Occidente deve capire che non è l’unica via per l’umanità nel futuro e, già nel presente, deve convivere con realtà diverse».
Le politiche commerciali di Trump hanno contribuito ad avvicinare questi tre Paesi?
«Trump sta perseguendo la politica di Kissinger alla rovescia. Kissinger cercava di stringersi a un Paese per allontanarlo da un altro. Trump, invece, ha iniziato una guerra commerciale contro tutto il mondo asiatico. Persino contro storici alleati come l’India o paesi vicini come Vietnam e Malesia. E il risultato è che per la prima volta, dopo averla tanto vagheggiata, vediamo un’unità o alleanza asiatica. Durerà solo qualche decennio, ma intanto c’è».
Putin ha trascorso quattro giorni in Cina, un tempo record. Che significato ha questa missione a due settimane dal vertice con Trump?
«Putin mirava a qualcosa di sostanziale, non soltanto simbolico. Accordi, non vuote strette di mano. E ha portato a casa il memorandum d’intesa su “Power of Siberia 2” che non sarà un vero e proprio accordo, ma getta le basi per la costruzione del gasdotto. Probabilmente, senza le misure anti-cinesi di Trump, Pechino avrebbe continuato a prender tempo. Mentre Putin per la prima volta ha sostenuto l’idea di una nuova “governance globale” che Xi promuoveva già da un paio d’anni ma che la Russia non aveva mai abbracciato ufficialmente».
Questa rinnovata intesa di Putin con Xi è una sfida a Trump?
«La Cina ha iniziato a sposare la retorica anti-occidentale russa già prima del ritorno di Trump alla presidenza. Ha capito che non conta chi sieda alla Casa Bianca, gli Stati Uniti e l’Occidente saranno sempre contrari allo sviluppo di Paesi come Cina e Russia».
Quali sono le immagini simbolo di questo viaggio di Putin?
«Innanzitutto, le strette di Xi con entrambe le mani. Nell’usanza cinese è segno di grande amicizia. Poi, il triangolo Russia Cina Corea del Nord e il triangolo Russia India Cina. Una vecchia idea russa chiamata “Ric” o “triangolo Primakov”. Quando l’ex premier Evgenij Primakov era in vita, ribattevo che fosse impossibile, ma il tempo gli ha dato ragione. È la vera alleanza anti-occidentale, ma soprattutto il segno che Putin non è isolato, è riconosciuto come leader del Paese più grande al mondo. E non si tratta soltanto di un riconoscimento formale. Per la prima volta Xi e Modi hanno mostrato di condividere le idee di Putin sulle “cause profonde” del conflitto in Ucraina».
La Russia guarda oramai a Est?
«In Alaska Putin ha voluto dimostrare che la Russia è pronta a negoziare con gli Stati Uniti anche su dossier sensibili, non solo l’Ucraina, ma anche la stabilità economica, ma non è un Paese filo-occidentale o occidentale. Ha fatto una scelta di campo: l’Asia. Il problema è che l’Asia non accetterà mai la Russia come uno Stato asiatico. È uno dei più grandi problemi dell’identità russa. Per i prossimi 20-25 anni, la Russia sarà il paese più solitario al mondo».