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“Io, ex bodyguard di Bibi ora non lo difendo più: è diventato un dittatore”

(afp)

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L’intervista ad Ami Dror: “Sono diventato uno dei leader della protesta per cacciare il premier: sta prolungando la guerra solo per salvarsi dalle inchieste e dal carcere”
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GERUSALEMME – «Sono stato a capo del servizio di sicurezza di Netanyahu prima di lasciare l’intelligence. Ho guidato le proteste contro la riforma giudiziaria e ora sono uno dei leader del movimento che chiede di fermare questa guerra. Conosco bene Bibi e posso dire che non è più la stessa persona, da quattro anni a questa parte ha fatto di tutto per diventare un dittatore moderno, come Putin e Erdogan, e ci è riuscito. Questo è l’unico modo che ha di evitare la prigione». A parlare davanti alla Corte Suprema di Gerusalemme, nella “giornata dei disordini” che ieri ha incendiato la città, è Ami Dror, 52 anni, imprenditore del tech, che dice di essere sceso in piazza «come qualsiasi altro cittadino, senza alcune velleità politiche».

Dalle famiglie degli ostaggi ai medici, dagli studenti ai riservisti, cosa unisce le varie anime delle proteste israeliane che si stanno facendo sempre più acute?

«Come tutto quello che accade in Israele ogni cosa è connessa. Abbiamo un premier e un governo…

GERUSALEMME – «Sono stato a capo del servizio di sicurezza di Netanyahu prima di lasciare l’intelligence. Ho guidato le proteste contro la riforma giudiziaria e ora sono uno dei leader del movimento che chiede di fermare questa guerra. Conosco bene Bibi e posso dire che non è più la stessa persona, da quattro anni a questa parte ha fatto di tutto per diventare un dittatore moderno, come Putin e Erdogan, e ci è riuscito. Questo è l’unico modo che ha di evitare la prigione». A parlare davanti alla Corte Suprema di Gerusalemme, nella “giornata dei disordini” che ieri ha incendiato la città, è Ami Dror, 52 anni, imprenditore del tech, che dice di essere sceso in piazza «come qualsiasi altro cittadino, senza alcune velleità politiche».

Dalle famiglie degli ostaggi ai medici, dagli studenti ai riservisti, cosa unisce le varie anime delle proteste israeliane che si stanno facendo sempre più acute?

«Come tutto quello che accade in Israele ogni cosa è connessa. Abbiamo un premier e un governo che lavorano per prolungare la guerra e tutto soltanto per un puro e politico scopo di Netanyahu. E se abbiamo potuto giustificare questa guerra per i primi dodici mesi, da allora è diventata inaccettabile. E lo dice anche l’Idf. In questo momento stanno succedendo due cose in Israele: una è la guerra, l’altra è la guerra del governo al sistema giudiziario che ha avuto come ultimo atto il tentativo di licenziare la procuratrice generale. Noi non abbiamo una Costituzione e l’unica forza che può proteggere la minoranza contro la maggioranza è la giustizia».

Crede che le proteste possano portare alla fine della guerra?

«Chi si aspetta ancora che Netanyahu mostri pietà non ha ancora capito che con lui si può solo trattare con la forza ed è quello che facciamo qui. Attenzione, non violenza, ma forza: ovvero occupare le autostrade, gridare, presidiare, continuare a pianificare nuove azioni. Questo è quello che è nelle nostre mani. Persino Trump è deluso da lui».

E voi siete delusi da Trump?

«Il fatto che una persona che ambisce al premio Nobel per la pace non sia ancora riuscita a fermare questa guerra ci fa pensare. Ma è lui l’elemento chiave: se dovesse imporre a Netanyahu di firmare l’accordo il conflitto sarebbe finito. Poi è fondamentale che i soldati protestino, come hanno fatto martedì i riservisti, che noi continuiamo a scendere in strada perché vogliamo tornare a essere un Paese normale, e che l’opinione pubblica internazionale non smetta di fare pressione. Così facendo entro qualche mese potrebbe esserci una svolta. Pesano anche le future elezioni israeliane».

Il ministro di estrema destra Ben Gvir però sta lavorando a una stretta sulle manifestazioni che potrebbe mettervi in difficoltà.

«Lei lo chiama ministro, ma non dimentichi che prima di tutto è un terrorista pluricondannato che ora supervisiona il sistema giudiziario. Non devo insegnare agli italiani cos’è il fascismo ma quello che stiamo sperimentando in Israele oggi è una nuova forma di fascismo e chi è intorno a Netanyahu sa bene come esercitare le regole del totalitarismo».

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