«Pronti a un accordo complessivo per far finire la guerra e liberare tutti gli ostaggi», con una dichiarazione ufficiale arrivata nella serata di ieri, Hamas torna a parlare. E lo fa rispondendo al messaggio che Donald Trump gli aveva inviato poche ore prima su Truth: «Dite ad Hamas di restituire immediatamente tutti i 20 ostaggi (non 2, 5 o 7). Finirà la guerra». Non è la prima volta che gli islamisti aprono a un accordo, ma stavolta la pressione americana potrebbe pesare. L’esercito israeliano però continua la sua avanzata su Gaza City: secondo la Reuters soldati e tank dell’Idf avrebbero raggiunto Sheikh Radwan, uno dei quartieri più grandi del centro, mentre fonti della Difesa israeliana informano che nelle ultime 72 ore sono stati tra i 70 e gli 80 mila i residenti che hanno lasciato la città. Nella giornata di ieri, secondo Al Jazeera, nella Striscia 33 persone sarebbero morte nei raid israeliani, 3 erano in fila per gli aiuti.
In attesa dell’esito della riunione convocata oggi …
«Pronti a un accordo complessivo per far finire la guerra e liberare tutti gli ostaggi», con una dichiarazione ufficiale arrivata nella serata di ieri, Hamas torna a parlare. E lo fa rispondendo al messaggio che Donald Trump gli aveva inviato poche ore prima su Truth: «Dite ad Hamas di restituire immediatamente tutti i 20 ostaggi (non 2, 5 o 7). Finirà la guerra». Non è la prima volta che gli islamisti aprono a un accordo, ma stavolta la pressione americana potrebbe pesare. L’esercito israeliano però continua la sua avanzata su Gaza City: secondo la Reuters soldati e tank dell’Idf avrebbero raggiunto Sheikh Radwan, uno dei quartieri più grandi del centro, mentre fonti della Difesa israeliana informano che nelle ultime 72 ore sono stati tra i 70 e gli 80 mila i residenti che hanno lasciato la città. Nella giornata di ieri, secondo Al Jazeera, nella Striscia 33 persone sarebbero morte nei raid israeliani, 3 erano in fila per gli aiuti.
In attesa dell’esito della riunione convocata oggi da Benjamin Netanyahu per discutere l’applicazione della sovranità israeliana sulla Cisgiordania, un dipartimento del ministero della Difesa ieri ha dichiarato terreno statale circa 45 ettari nei pressi dell’avamposto illegale di Havat Gilad, nella Cisgiordania del nord. Un’area che potrebbe diventare disponibile per lo sviluppo di nuovi insediamenti ma che era amministrativamente annessa ai villaggi palestinesi di Jit, Tell e Faràata, pur non essendo una proprietà privata. Alla misura si è aggiunta la presentazione del piano del ministro delle Finanze israeliano di estrema destra Bezalel Smotrich per annettere l’82 per cento del territorio della Cisgiordania. Smotrich, leader del movimento dei coloni, ha illustrato in una conferenza stampa la mappa delle future annessioni — sebbene Netanyahu non si sia ancora espresso sul progetto — che terrebbero fuori soltanto le sei grandi città palestinesi, tra cui Ramallah e Nablus.
Mentre non è ancora chiara la posizione di Donald Trump, gli Emirati Arabi Uniti hanno lanciato un avvertimento: «L’annessione della Cisgiordania costituirebbe una linea rossa per noi», ha spiegato la viceministra degli Esteri Lana Nusseibeh. Aggiungendo che un simile passo «comprometterebbe gravemente la visione e lo spirito degli Accordi di Abramo», gli accordi di normalizzazione delle relazioni tra Israele e diversi Paesi arabi firmati nel 2020.
Contro l’occupazione di Gaza City e per la liberazione degli ostaggi ieri a Gerusalemme la “giornata dei disordini” ha fatto registrare un innalzamento della violenza: proteste con incendi di auto e cassonetti si sono tenute in mattinata nei pressi della residenza di Netanyahu mentre sul tetto della National Library alcuni manifestanti si sono barricati per cinque ore. Molti gli arresti che però non hanno fermato l’altra grande manifestazione che nel pomeriggio è partita dalla Corte suprema fino a raggiungere la residenza del premier che ha accusato i manifestanti di comportarsi «come dei fascisti».