✕

Libia, vertice segreto a Roma tra il nipote di Dbeibeh e Haftar jr

Il regista dell’operazione è l’inviato di Trump per l’Africa Massad Boulos. In ballo, la de-escalation in Tripolitania. Dopo la riunione con i due, l’incontro con Tajani
2 minuti di lettura

Nessuno fino a qualche settimane fa l’avrebbe ritenuto possibile. Al contrario, l’escalation di tensione a Tripoli, la prova di forza fallita del premier Dbeibeh con le milizie fino a qualche mese fa parte dell’apparato statale, i movimenti di truppe lungo il confine in Cirenaica, avevano fatto pensare a rapporti al limite della rottura fra le due Libie. E invece. A tre anni dall’ultimo incontro a Abu Dhabi,

Ibrahim Dbeibeh, nipote del premier della Tripolitania, e Saddam Haftar, figlio del generale Khalifa, reale capo della Cirenaica si sono visti a Roma.

Il faccia a faccia fra i due, rivelato da Repubblica, si è svolto tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio del 2 settembre, in seguito entrambi hanno visto l’inviato del presidente Usa Donald Trump per l’Africa, Massad Boulos. Insieme a ambienti qatarini, sarebbe stato lui il vero regista del faccia a faccia fra i due. E non sono esponenti di secondo livello.

Ibrahim è il braccio destro politico-diplomatico del premer Dbeibeh, Saddam, di recente nominato vice comandante generale dell’esercito, negli ultimi mesi ha rappresentato il padre in una serie di viaggi all’estero, incluso quello destinato a ricucire i complicati rapporti con Ankara. Delle due Libie sono, secondo molti analisti, gli eredi. Sempre che Dbeibeh rimanga in piedi. Ed ecco una delle reali ragioni del meeting.

Oggetto dell’incontro: arrivare a una rapida de-escalation a Tripoli e tracciare quanto meno il perimetro di interlocuzioni future. Sul piatto, tre argomenti di discussione. Primo, la non ingerenza degli Haftar nel conflitto che il premier Dbeibeh ha in corso con le milizie. L’attentato suicida al quartier generale della 444ma brigata, fedele al governo, e la pervicace resistenza della Rada, hanno fatto sospettare più di uno che i ribelli abbiano trovato sponsor in Cirenaica. Secondo, lo scambio di prigionieri di alto livello, ospiti nelle rispettive carceri. Terzo, ed è il vero nodo, la gestione della Noc, la società petrolifera statale, che ha sede a Tripoli ma che - sulla carta - “governa” i pozzi nel regno di Haftar.

Nella Capitale, Haftar e Dbeibeh non si sono trattenuti molto. I tracciati di due voli aerei, partiti quasi in contemporanea da Fiumicino, raccontano che i due hanno fatto ritorno a Tripoli e Bengasi già nel tardo pomeriggio del 2 settembre. Ma parte delle delegazioni si sarebbero trattenute in Italia e con loro i funzionari italiani avrebbero avuto contatti.

Il vicepremier premer Tajani - lo ufficializza una nota della Farnesina – ha invece incontrato Boulos, a cui ha confermato «l’importanza strategica della Libia» e «la volontà di consolidare la cooperazione per combattere la migrazione irregolare e la tratta di esseri umani». I due hanno poi espresso sostegno alla roadmap per nuove elezioni e riunificazione del Paese presentata al Consiglio di sicurezza Onu dalla rappresentante speciale Hanna Tetteh il 21 agosto scorso.

Il percorso prospettato è lungo anni, ma l’obiettivo sembra ancora lontano. Probabilmente molto dipenderà anche dalle manovre di Mosca, cheda tempo ha esteso la propria influenza (e piazzato i suoi mercenari della Wagner) in Cirenaica. Un piano B per mantenere un accesso al Mediterraneo dopo la caduta di Bashar al Assad in Siria? Un tentativo di mettere le mani sul gas? Troppo presto per dirlo. Nel frattempo, l’altra Libia si prepara a un’altra giornata di tensione.

Leggi i commenti