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Raid russo sugli sminatori danesi: le bombe uccidono due volontari

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Mosca rivendica l’attacco avvenuto a settanta chilometri dal confine: “Impedito un lancio di droni nemici”
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KIEV – Ore 14.51, «allarme balistico». Un missile vola «in direzione di Kiev», ma si ferma nelle campagne di Novosilivka, alle porte di Chernihiv e ad almeno 70 chilometri dal confine russo. Un Iskander uccide due sminatori del Danish Refugee Council, la Ong danese con missioni umanitarie in Ucraina dal 2014. «Con profonda tristezza confermiamo che due colleghi ucraini sono stati uccisi oggi durante lo sminamento. Altri otto sono feriti».

C’è un campo bruciato da una vampata di fuoco, e mezzi squinternati di un convoglio di auto e furgoni bianchi. Sul cofano c’è il nome della Ong scritto in rosso. Erano fermi sulla carrareccia in modo così ben visibile che ci vuole grande fantasia — o perfetta malafede — per definirlo una minaccia militare. L’intera area in cui operano è contrassegnata con le classiche indicazioni per lo sminamento: nastri, picchetti, palette rosse di avvertimento. Ma il ministero della Difesa russo non nega l’attacco, né lo ha attribuisce a una false flag. Lo riv…

KIEV – Ore 14.51, «allarme balistico». Un missile vola «in direzione di Kiev», ma si ferma nelle campagne di Novosilivka, alle porte di Chernihiv e ad almeno 70 chilometri dal confine russo. Un Iskander uccide due sminatori del Danish Refugee Council, la Ong danese con missioni umanitarie in Ucraina dal 2014. «Con profonda tristezza confermiamo che due colleghi ucraini sono stati uccisi oggi durante lo sminamento. Altri otto sono feriti».

C’è un campo bruciato da una vampata di fuoco, e mezzi squinternati di un convoglio di auto e furgoni bianchi. Sul cofano c’è il nome della Ong scritto in rosso. Erano fermi sulla carrareccia in modo così ben visibile che ci vuole grande fantasia — o perfetta malafede — per definirlo una minaccia militare. L’intera area in cui operano è contrassegnata con le classiche indicazioni per lo sminamento: nastri, picchetti, palette rosse di avvertimento. Ma il ministero della Difesa russo non nega l’attacco, né lo ha attribuisce a una false flag. Lo rivendica: «La ricognizione aerea ha rilevato i preparativi per il lancio di droni d’attacco a lungo raggio nello spazio aereo russo da una pista sterrata. L’equipaggio dell’Iskander Otrk ha sferrato un attacco ad alta precisione contro veicoli da trasporto con lanciatori di droni nemici, sventandolo».

«Ho sentito un’esplosione molto forte — racconta un residente della zona, Oleg Shokur — e ho scoperto che c’erano gli sminatori al lavoro. Prima c’era un drone da ricognizione che volava: a quanto pare ha visto tutto e ha indirizzato il fuoco sul gruppo». Sono stati proprio i russi a diffondere su Telegram il video del loro drone, che identifica nel puntatore della telecamera il convoglio bianco fermo sulla strada sterrata fino a quando si leva la nuvola di fuoco e fumo dell’Iskander. Vyacheslav Chaus, governatore di Chernihiv, lo definisce immediatamente «un altro atto di terrore insensato contro coloro che aiutano a superare le conseguenze della guerra». Novosilivka è l’ultimo paese prima di Chernihiv occupato dai russi a febbraio 2022, proprio alle porte della città. Le mine, lì, sono una minaccia costante per i contadini e per chiunque passeggi fuori dalla strada, bambini e cani compresi.

Il Consiglio danese per i rifugiati è una tra le più grandi Ong umanitarie europee, assiste gli sfollati interni e si occupa di sminamento. Svolge missioni umanitarie in 40 paesi con 9.000 dipendenti, e nel 2014 ha iniziato a lavorare in Ucraina nelle regioni di Donetsk e Lughansk. Dopo l’invasione ha già sminato più di 30 ettari nelle regioni di Kiev e Chernihiv, di Mykolaiv e Kharkiv. L’attacco «dimostra la crudeltà della Russia — dice il primo ministro danese, Mette Frederiksen — e se è un atto deliberato è ancora più grave».

A giugno il presidente Zelensky ha annunciato che la Danimarca sarebbe divenuto il primo partner per la produzione congiunta di droni e missili a lungo raggio fuori territorio ucraino. L’attacco è avvenuto proprio nel giorno in cui la Danimarca ha confermato la collaborazione: da dicembre Fire Point costruirà una fabbrica vicino alla base aerea di Skrydstrup, nello Jutland, per produrre carburante per i missili ucraini Flamingo a lungo raggio. Sarà il primo sito ucraino per la produzione di armamenti in territorio Nato.

La nuvola di fuoco ha ucciso gli sminatori proprio mentre a Parigi i Volonterosi presentavano il piano di sicurezza boots on the ground per Kiev. Che sia stato un errore o un atto deliberato, il messaggio che Mosca recapita è che qualsiasi impegno sul campo in Ucraina non sarà a costo zero. Ieri l’Italia ha ribadito che non invierà soldati, ma nei giorni scorsi il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aveva sottolineato proprio «l’ampia esperienza italiana» con le mine offrendo gli sminatori dell’Esercito e i caccia-mine della Marina.

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