WASHINGTON – Donald Trump continua a ripetere di non essere contento e avverte che «succederà qualcosa», se Vladimir Putin non risponderà alle sue proposte per la pace in Ucraina in maniera soddisfacente. Annuncia che lo chiamerà presto, mentre oggi dovrebbe sentire il leader di Kiev Zelensky, e si lamenta perché il capo del Cremlino «congiura» alle sue spalle col collega cinese Xi. Si arrabbia anche, quando un giornalista gli fa notare che non ha ancora mosso un dito per convincere Putin a cambiare linea. Epperò il piatto continua a piangere, perché sopra non c’è nulla di davvero concreto per far capire a Putin che non potrà mai vincere la guerra sul piano militare, e quindi deve rassegnarsi ad accettare una soluzione negoziata attraverso la diplomazia, in cui anche lui sarà costretto a fare qualche concessione.
Il nervosismo di Trump era apparso chiaro già durante la notte, quando aveva commentato così sul social Truth la grande parata cinese per celebrare la vittoria nella Second…
WASHINGTON – Donald Trump continua a ripetere di non essere contento e avverte che «succederà qualcosa», se Vladimir Putin non risponderà alle sue proposte per la pace in Ucraina in maniera soddisfacente. Annuncia che lo chiamerà presto, mentre oggi dovrebbe sentire il leader di Kiev Zelensky, e si lamenta perché il capo del Cremlino «congiura» alle sue spalle col collega cinese Xi. Si arrabbia anche, quando un giornalista gli fa notare che non ha ancora mosso un dito per convincere Putin a cambiare linea. Epperò il piatto continua a piangere, perché sopra non c’è nulla di davvero concreto per far capire a Putin che non potrà mai vincere la guerra sul piano militare, e quindi deve rassegnarsi ad accettare una soluzione negoziata attraverso la diplomazia, in cui anche lui sarà costretto a fare qualche concessione.
Il nervosismo di Trump era apparso chiaro già durante la notte, quando aveva commentato così sul social Truth la grande parata cinese per celebrare la vittoria nella Seconda guerra mondiale: «La domanda più importante a cui rispondere è se il presidente cinese Xi Jinping menzionerà o meno l’enorme quantità di sostegno e sangue che gli Stati Uniti hanno donato alla Cina, per aiutarla a liberarsi da un invasore straniero molto ostile». Quindi ha aggiunto: «Vi prego di porgere i miei più cordiali saluti a Vladimir Putin e Kim Jong-un mentre cospirate contro gli Stati Uniti». Poi però ha augurato a «Xi Jinping e al meraviglioso popolo cinese di vivere una giornata di festa grandiosa e duratura».
Ieri mattina, ricevendo alla Casa Bianca il nuovo presidente polacco Karol Nawrocki ha minimizzato, ma fino ad un certo punto: «Il presidente Xi è un mio amico, però penso che gli Stati Uniti avrebbero dovuto essere citati ieri notte, perché abbiamo aiutato molto la Cina». Un modo come un altro per mascherare la preoccupazione che quanto è avvenuto a Tianjin fra i leader cinese, russo, indiano e nord coreano, sia in realtà l’embrione di un’alleanza anti americana, minacciosa tanto sul piano militare, quanto su quello economico.
Infatti subito dopo si è concentrato su Putin, avvertendolo anche del fatto che «i soldati degli Stati Uniti resteranno in Polonia», nel caso in cui si stesse facendo idee strane sul disimpegno americano nell’Europa orientale. Trump ha definito il conflitto tra Russia e Ucraina una «guerra stupida», la «peggiore» dalla fine della Seconda guerra mondiale per «quante persone perdono la vita ogni settimana. Pensavo che Ucraina e Russia avessero una relazione molto buona. Pensavo che sarebbe stato molto più facile. Non si può mai sapere con le guerre».
In campagna elettorale lui aveva promesso di chiudere il conflitto in 24 ore, ma finora la sua mediazione non ha portato risultati significativi. Quindi ha lanciato l’ennesimo avvertimento a Mosca: «Non ho alcun messaggio per il presidente Putin, lui sa bene qual è la mia posizione. Prenderà una decisione, in un senso o nell’altro. Qualunque sia la sua scelta, potremmo esserne felici o infelici. E se saremo infelici, vedrete succedere delle cose». In passato aveva minacciato sanzioni secondarie su petrolio e gas e l’accelerazione delle forniture militari a Kiev, ma finora non ha dato seguito alle sue minacce e ultimatum. Un giornalista polacco glielo ha fatto notare e lui ha perso la pazienza: «Come fai a saperlo? Davvero?». Ha ricordato le sanzioni contro l’India, che secondo lui «sono costate centinaia di miliardi di dollari. Tu lo chiami ‘nessuna azione’? Non ho ancora fatto la fase due o la fase tre. Se dici che non ho agito, credo che dovresti cercarti un nuovo lavoro».
Le sanzioni all’India finora hanno raggiunto soprattutto lo scopo di spingere il presidente Modi tra le braccia di Pechino e Mosca, ma il capo della Casa Bianca pensa di avere ancora margine di manovra: «Parlerò con Putin nei prossimi giorni. Non sono contento, la guerra deve essere risolta in un modo o nell’altro».
Oggi dovrebbe sentire Zelensky, dopo il vertice dei volenterosi, nella speranza che queste conversazioni lo aiutino a farsi un’idea più precisa di come Putin lo stia ignorando, nonostante le lusinghe a distanza su come si capiscano bene. Poi dovrebbe arrivare l’ora delle decisioni, se il Cremlino non farà passi concreti verso una soluzione negoziata del confitto, e Trump non vorrà perdere completamente la propria credibilità.