Lo sguardo tradisce la tensione. C’è la cortesia nei confronti dell’ospite, c’è la disponibilità ad ascoltare, ma papa Leone non ha sorriso praticamente mai nel corso dell’udienza che ha concesso ieri al presidente israeliano. Isaac Herzog è venuto con le migliori intenzioni. Aveva disertato i funerali di Francesco – le sue telefonate serali alla parrocchia di Gaza erano come il fumo negli occhi – era invece venuto già per la messa di inizio pontificato e ora è tornato a Roma solo per consolidare il rapporto con Prevost. Ma si è trovato dinanzi un interlocutore tutt’altro che condiscendente.
Pesa il colpo dell’esercito israeliano a metà luglio contro la parrocchia di Gaza ma il problema non è solo quello. «Israele è orgoglioso della sua comunità cristiana e si impegna a garantire la sicurezza e il benessere delle comunità cristiane in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente», assicura Herzog su X subito dopo l’udienza papale. All’avvicinarsi dell’anniversario del 7 ottobre, il capo di…
Lo sguardo tradisce la tensione. C’è la cortesia nei confronti dell’ospite, c’è la disponibilità ad ascoltare, ma papa Leone non ha sorriso praticamente mai nel corso dell’udienza che ha concesso ieri al presidente israeliano. Isaac Herzog è venuto con le migliori intenzioni. Aveva disertato i funerali di Francesco – le sue telefonate serali alla parrocchia di Gaza erano come il fumo negli occhi – era invece venuto già per la messa di inizio pontificato e ora è tornato a Roma solo per consolidare il rapporto con Prevost. Ma si è trovato dinanzi un interlocutore tutt’altro che condiscendente.
Pesa il colpo dell’esercito israeliano a metà luglio contro la parrocchia di Gaza ma il problema non è solo quello. «Israele è orgoglioso della sua comunità cristiana e si impegna a garantire la sicurezza e il benessere delle comunità cristiane in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente», assicura Herzog su X subito dopo l’udienza papale. All’avvicinarsi dell’anniversario del 7 ottobre, il capo di Stato cerca alleati per ottenere il rilascio degli ostaggi israeliani rapiti da Hamas, assicura che «Israele anela a un giorno in cui i popoli del Medio Oriente – i Figli di Abramo – vivranno insieme in pace, collaborazione e speranza», elogia «la leadership del Papa» nella lotta contro l’odio e la promozione della pace.
Leone XIV, però, è freddo. Fa diramare una nota insolitamente lunga, e cesellata nei dettagli, con la quale ribalta la prospettiva. È vero che la Santa Sede, così come il patriarca di Gerusalemme Pizzaballa, hanno reagito con gelo al bombardamento della parrocchia di Gaza, ma è da mesi che spiegano che il problema è garantire non solo i cristiani bensì tutti i palestinesi, e che la questione è politica. Se proprio ieri l’esercito israeliano ha annunciato di controllare ormai il 40% di Gaza City, a Herzog il cardinale Parolin e il Papa in persona hanno chiesto di «garantire un futuro al popolo palestinese», ribadendo che la soluzione dei due Stati, accantonata dal governo Netanyahu, rimane la «unica via d’uscita dalla guerra in corso». Il Vaticano denuncia apertamente la «tragica situazione a Gaza», fa suo l’appello per la liberazione degli ostaggi israeliani, poi mette in fila tutte le emergenze: un cessate-il-fuoco «permanente», l’ingresso degli aiuti umanitari, il «pieno rispetto del diritto umanitario», senza dimenticare «quanto accade in Cisgiordania», dove i coloni prendono d’assalto i palestinesi, cristiani e non solo.
Il tono, al di là del riconoscimento che i colloqui sono stati «cordiali», non lascia spazio all’indulgenza. Con una differenza rispetto al passato. Se Jorge Mario Bergoglio veniva ormai ignorato dal governo israeliano, il Papa nato a Chicago, che ha un canale di comunicazione con la Casa Bianca, viene osservato con attenzione. E le sue parole, meno effervescenti, non sono meno pesanti. I segnali, del resto, erano chiari già alla vigilia. Quando l’ufficio di Herzog ha riferito che il presidente era stato invitato dal Papa e il Vaticano ha puntualizzato che «è prassi della Santa Sede acconsentire a richieste di udienza rivolte al Pontefice da parte di Capi di Stato e di Governo». O quando solo tre giorni fa sulla prima pagina dell’Osservatore Romano Andrea Tornielli, direttore editoriale del Vaticano, chiedeva la creazione in tutta la Striscia di Gaza di «no combat zone, vere zone franche sotto la protezione internazionale, dove possano essere accolti gli ammalati, i fragili, i civili inermi». Quanto al progetto trumpiano di una riviera turistica, «avremmo potuto pensare che si trattasse di un racconto di fantascienza, della trama di un film fantasy. Invece è, a quanto pare, tristemente vero». E il Papa non starà a tacere.