Radchenko: “Putin non fermerà il conflitto finché non otterrà la resa, vuole solo umiliare Zelensky”
di Rosalba CastellettiLo storico russo-britannico Sergej Radchenko smorza le speranze di pace in Ucraina. «Vladimir Putin non si fermerà finché non otterrà tutto quello che chiede», dice a Repubblica il professore presso l’Henry Kissinger Center for Global Affairs della Scuola di studi universitari avanzati della Johns Hopkins University, esperto di Guerra fredda e di rapporti tra Cina e Russia.
Professore, a che cosa punta il presidente russo?
«Non vuole davvero annettere tutta l’Ucraina, sarebbero troppe le sfide da affrontare. Quello che vuole è umiliare Kiev e, in particolare, Volodymyr Zelensky. Lo ha invitato a un bilaterale a Mosca come un Khan mongolo inviterebbe i suoi luogotenenti a corte. Vuole il controllo totale sui negoziati. Vuole imporre le sue ben note condizioni per un accordo, condizioni che includono il riconoscimento delle annessioni russe ed equivalgono a una resa per l’Ucraina. È convinto che prima o poi piegherà Zelensky ad accettarle. Intanto finge con gli Stati Uniti di essere ape…
Lo storico russo-britannico Sergej Radchenko smorza le speranze di pace in Ucraina. «Vladimir Putin non si fermerà finché non otterrà tutto quello che chiede», dice a Repubblica il professore presso l’Henry Kissinger Center for Global Affairs della Scuola di studi universitari avanzati della Johns Hopkins University, esperto di Guerra fredda e di rapporti tra Cina e Russia.
Professore, a che cosa punta il presidente russo?
«Non vuole davvero annettere tutta l’Ucraina, sarebbero troppe le sfide da affrontare. Quello che vuole è umiliare Kiev e, in particolare, Volodymyr Zelensky. Lo ha invitato a un bilaterale a Mosca come un Khan mongolo inviterebbe i suoi luogotenenti a corte. Vuole il controllo totale sui negoziati. Vuole imporre le sue ben note condizioni per un accordo, condizioni che includono il riconoscimento delle annessioni russe ed equivalgono a una resa per l’Ucraina. È convinto che prima o poi piegherà Zelensky ad accettarle. Intanto finge con gli Stati Uniti di essere aperto a un compromesso se soltanto Zelensky non fosse così testardo da rifiutare l’invito a Mosca. Resta da capire se, alla fine, Trump sposerà la proposta di Putin e premerà su Zelensky perché accetti, che è esattamente quello che vuole Putin».
Trump ha chiesto agli europei di non acquistare più il petrolio russo…
«Non è contento di questo stallo a due settimane dal vertice in Alaska. Ma è anche molto volubile e nutre una certa ammirazione per gli autocrati. Vorrebbe lasciarsi la guerra in Ucraina alle spalle e stringere relazioni solide con Putin, ma non sa come arrivarci. È molto frustrato perché sente di avere investito molto nel rapporto con Putin che però non si fermerà finché non otterrà le condizioni per lui più favorevoli».
Il recente viaggio di Putin a Pechino a poco più di due settimane dal vertice in Alaska era un messaggio a Washington?
«È stata una carta vincente sia con Washington che con Pechino. Quanto il vertice ad Anchorage sia stato importante per Mosca lo dimostra il fatto che è tuttora la notizia in evidenza sul sito del Cremlino. La Russia vuole ricreare una relazione positiva con gli Stati Uniti, ma è consapevole di quanto sia difficile mentre il conflitto in Ucraina continua».
Tempo fa aveva scritto che non esiste alcun “asse” tra Russia e autocrazie asiatiche. È cambiato qualcosa dopo il vertice della Sco a Tianjin e la parata a Pechino?
«Non è un asse. Non è uno schieramento. Non è un modello per un mondo post-occidentale. Dietro allo show di unità a Tianjin e a Pechino, si nascondono crepe. Cina e India sono rivali. India e Pakistan erano sull’orlo della guerra pochi mesi fa. Russia e Cina hanno una relazione molto stretta, ma non un’alleanza militare. E l’importanza dell’intesa sul gasdotto Power of Siberia 2 è stata molto esagerata da Gazprom. Kim non incontrava Xi da sei anni. E nessuno è intervenuto in difesa dell’Iran dopo l’attacco degli Usa. L’Alleanza transatlantica, nonostante le reciproche antipatie, è molto più stretta. Basti guardare alla frequenza dei contatti. Quindi è prematuro parlare del declino dell’Occidente o dell’emergere di un blocco alternativa a guida cinese. Nessuno vuole essere guidato dalla Cina. Anzi, sarebbero tutti pronti a parlare con Trump se ce ne fosse l’opportunità. E nei vari interventi si sono tutti guardati dal criticare gli Usa. Putin si è anzi sforzato di ricordare l’intesa con Trump in Alaska. Dimostra quanto non voglia essere annoverato tra i vassalli della Cina e tenga a restare nelle grazie di Trump».
Oggi Putin interverrà alla plenaria del Forum economico orientale. Che cosa conta di più per lui? Il rapporto con l’Occidente o quello con l’Asia?
«Putin sta cercando di trovare un equilibrio nei suoi rapporti con Est ed Ovest. Ha aperto le porte a Oriente in modo significativo, ma vorrebbe riequilibrare le relazioni con l’Occidente a condizioni accettabili e convenienti per la Russia. Non vuole che l’Occidente si permetta di criticarlo o promuovere la democrazia in Russia. Per questo apprezza Trump, perché non ha nessuna intenzione di farlo e vuole semmai promuovere l’autocrazia negli Usa. Su queste basi, Putin è dunque aperto a riallacciare i rapporti con gli Usa. Sarà più difficile riuscirci con l’Europa perché qualsiasi contatto provocherebbe attriti e la resistenza di Polonia, Baltici e forse anche della Scandinavia. L’Italia potrebbe essere più aperta a un rinnovato impegno con la Russia il che potrebbe creare tensioni all’interno della Ue e rallegrare Putin, che non punta ad altro che a minare l’unità europea».