Usa sanzionano tre ong palestinesi: “Collaborano con la Cpi contro Israele”
dalla nostra inviata Benedetta PerilliGERUSALEMME – Dopo le sanzioni a Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu sui territori palestinesi, quelle sui giudici, procuratore e viceprocuratori della Corte Penale Internazionale (Cpi), il dipartimento del Tesoro dell’amministrazione Trump ha emesso nuove misure contro le più tre importanti ong indipendenti palestinesi che sarebbero colpevoli di star collaborando con la Cpi alle indagini sui crimini commessi da Israele.
Le sanzioni prendono di mira Al Haq, tra le più importanti organizzazioni palestinesi classificata da Israele come organizzazione terroristica, ha sede in Cisgiordania; il Centro per i diritti umani Al Mezan (Al Mezan), riconosciuta dall’Onu come consulente speciale nel 2010, con sede a Gaza, e il Centro palestinese per i diritti umani (Pchr), che ha appena pubblicato un report che accusa Israele di genocidio. Le organizzazioni sanzionate potrebbero vedersi bloccate alcuni servizi basati negli Stati Uniti, dai conti correnti ai service provider, ovve…
GERUSALEMME – Dopo le sanzioni a Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu sui territori palestinesi, quelle sui giudici, procuratore e viceprocuratori della Corte Penale Internazionale (Cpi), il dipartimento del Tesoro dell’amministrazione Trump ha emesso nuove misure contro le più tre importanti ong indipendenti palestinesi che sarebbero colpevoli di star collaborando con la Cpi alle indagini sui crimini commessi da Israele.
Le sanzioni prendono di mira Al Haq, tra le più importanti organizzazioni palestinesi classificata da Israele come organizzazione terroristica, ha sede in Cisgiordania; il Centro per i diritti umani Al Mezan (Al Mezan), riconosciuta dall’Onu come consulente speciale nel 2010, con sede a Gaza, e il Centro palestinese per i diritti umani (Pchr), che ha appena pubblicato un report che accusa Israele di genocidio. Le organizzazioni sanzionate potrebbero vedersi bloccate alcuni servizi basati negli Stati Uniti, dai conti correnti ai service provider, ovvero per esempio all’accesso delle mail.
“Questa amministrazione è stata chiara: gli Stati Uniti e Israele non sono parte dello Statuto di Roma e pertanto non sono soggetti all’autorità della Cpi. Ci opponiamo all’agenda politicizzata della Corte, al suo eccesso di competenze e alla sua mancanza di rispetto per la sovranità degli Stati Uniti e dei nostri alleati. Le azioni in corso della Cpi stabiliscono un pericoloso precedente per tutte le nazioni e ci opporremo attivamente a misure che minacciano i nostri interessi nazionali e ledono la sovranità degli Stati Uniti e dei nostri alleati, incluso Israele”, ha dichiarato il segretario di Stato statunitense Marco Rubio. A lui il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha rivolto i suoi ringraziamenti sui social, affermando che “la Cpi è stata aiutata dalle ong palestinesi nella sua crociata politicizzata contro Israele”.
“Questi provvedimenti, in tempi di genocidio in corso contro il nostro popolo, sono un atto codardo, immorale, illegale e antidemocratico. Solo stati che ignorano completamente il diritto internazionale e la nostra comune umanità possono adottare misure così odiose contro organizzazioni per i diritti umani che lavorano per porre fine a un genocidio”, hanno risposto in un comunicato le tre ong.
“L’imposizione delle sanzioni è un segno di debolezza e non di forza da parte dell’amministrazione Trump che sta facendo il lavoro per conto del governo Netanyahu. Un governo che, nonostante la sua potenza militare, mostra di temere un organo indipendente come la Cpi. Evidentemente la Corte sta lavorando bene”, ha detto Chantal Melonì, professoressa associata di diritto penale internazionale all’Università Statale di Milano e rappresentante legale delle vittime davanti alla Corte penale internazionale.