Ventisei Paesi in difesa di Kiev. Trump fa pressione sulla Ue: “Basta comprare petrolio russo”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – Ventisei Paesi, in gran parte europei, sono pronti a partecipare a una coalizione multinazionale che, nel quadro di un futuro cessate il fuoco, dovrà garantire la sicurezza dell’Ucraina. Sarà una presenza su “terra, mare e aria” ha spiegato Emmanuel Macron, precisando: «Non è una forza che ha l’obiettivo di dichiarare guerra alla Russia». Il leader francese ha chiuso il nuovo vertice della coalizione dei volenterosi all’Eliseo, accanto a Volodymyr Zelensky. Il leader francese assicura che il sostegno americano sarà finalizzato «nei prossimi giorni». La Casa Bianca prende ancora tempo, ma «Washington è stata molto chiara sulla sua partecipazione», ha insistito Macron.
Donald Trump ha parlato con gli alleati di Kiev dopo la riunione della coalizione in formato ibrido a cui hanno partecipato trentacinque paesi. Alle telefonata ha partecipato anche l’inviato speciale del leader Usa, Steve Witkoff, presente all’Eliseo. Witkoff aveva avuto poco prima un incontro ristretto con i con…
PARIGI – Ventisei Paesi, in gran parte europei, sono pronti a partecipare a una coalizione multinazionale che, nel quadro di un futuro cessate il fuoco, dovrà garantire la sicurezza dell’Ucraina. Sarà una presenza su “terra, mare e aria” ha spiegato Emmanuel Macron, precisando: «Non è una forza che ha l’obiettivo di dichiarare guerra alla Russia». Il leader francese ha chiuso il nuovo vertice della coalizione dei volenterosi all’Eliseo, accanto a Volodymyr Zelensky. Il leader francese assicura che il sostegno americano sarà finalizzato «nei prossimi giorni». La Casa Bianca prende ancora tempo, ma «Washington è stata molto chiara sulla sua partecipazione», ha insistito Macron.
Donald Trump ha parlato con gli alleati di Kiev dopo la riunione della coalizione in formato ibrido a cui hanno partecipato trentacinque paesi. Alle telefonata ha partecipato anche l’inviato speciale del leader Usa, Steve Witkoff, presente all’Eliseo. Witkoff aveva avuto poco prima un incontro ristretto con i consiglieri sicurezza dei governi di Francia, Regno Unito, Germania e Italia. L’esecutivo di Roma era rappresentato dal consigliere diplomatico, Fabrizio Saggio, mentre la premier Giorgia Meloni si è collegata da remoto al vertice con i leader così come il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il britannico Keir Starmer.
Già il fatto di avere Witkoff presente a Parigi e Trump in collegamento da Washington viene considerato un successo diplomatico, anche se la strategia americana continua a essere indecifrabile per molti leader europei. Zelensky ha ribadito l’importanza del backstop, il “paracadute di sicurezza” che solo gli Stati Uniti possono offrire per le garanzie di sicurezza. Secondo Macron, i 26 paesi hanno già «formalizzato con precisione il proprio contributo», ma il documento di pianificazione militare è mantenuto al livello confidenziale. «Non riveliamo i dettagli della nostra organizzazione alla Russia» ha precisato Macron. Il leader francese ha confermato il coinvolgimento dei paesi che rifiutano di mandare «boots on the ground» ovvero Germania, Italia e Polonia, che hanno dato invece disponibilità su addestramento, logistica e sostegno industriale. Berlino ha fatto sapere che deciderà «a tempo debito» sull’invio di truppe.
Gli alleati concordano su un punto: la prima garanzia resta l’esercito ucraino, «la forza più esperta d’Europa». La coalizione, che include anche Giappone, Australia e Canada, punta quindi a rafforzare Kiev «nel lungo periodo, in volume, forza, finanziamenti e capacità operativa», sostenendo acquisti di armi e industria bellica. Sul fronte marittimo, la priorità è il Mar Nero, chiuso dai turchi a inizio conflitto. In caso di cessate il fuoco, Ankara, parte della coalizione, avrà un ruolo chiave nella sorveglianza e nello sminamento. Sul fronte aereo, invece, restano molte zone d’ombra su chi farà air policing e da quale paese. Il nodo più sensibile continua a essere l’eventuale dispiegamento di truppe europee in Ucraina. Francia, Regno Unito e Paesi baltici si sono detti pronti, una volta cessati i combattimenti.
«Quella di oggi è stata una riunione cruciale», ha scandito Ursula von der Leyen. Da Londra, Starmer ha confermato l’impegno britannico a fornire missili a lungo raggio e a partecipare alla forza multinazionale con la copertura Usa. «L’unità transatlantica è più necessaria che mai», ha aggiunto Pedro Sánchez, collegato da Madrid dopo che non è potuto arrivare per un guasto al suo aereo.
Da settimane gli europei sollecitano misure più dure da Washington contro Mosca, spingendo a sanzioni secondarie. Nei giorni scorsi, Trump si è detto «molto deluso» da Putin e ha minacciato che «succederà qualcosa» se il Cremlino non accetterà la pace. Di certo, il leader americano – ha fatto sapere la Casa Bianca - spinge l’Europa a interrompere l’acquisto di petrolio russo. «È inaccettabile che l’Europa continui ad acquistarlo», ha detto ieri nel corso di una telefonata con gli alleati che diverse fonti hanno definito “tesa”. Zelensky ha confermato il malumore di Trump, citando esplicitamente Slovacchia e Ungheria come paesi che ancora alimentano i proventi energetici russi che vanno a finanziare la guerra.