Berlino - Il premier slovacco Robert Fico non ha neanche la cupa grandezza di un Orbán. È un suo emulo, un mini-Viktor in salsa bratislava, un immusonito aspirante autocrate che tempo fa si precipitò dal premier magiaro e lo supplicò di intercedere presso Vladimir Putin perché lo aiutasse a vincere le elezioni. Un ex socialista cacciato dai compagni europei dopo la svolta, appunto, filoputiniana, antimigranti, antiucraina ed euroscettica degli ultimi anni.
Come Orbán, il premier slovacco adora mantenersi in equilibrio tra Mosca e Bruxelles, anche se tutto sommato è rimasto più fedele dell’Ungheria agli impegni presi con Kiev e la Ue. Tranne sull’energia, dove in perfetto stile Budapest si è negoziato delle eccezioni ricattando Bruxelles col veto e insistendo per continuare a comprare energia da Putin. Ebbene: ieri Fico ha incontrato Volodymyr Zelensky, al quale ha ribadito che non rinuncerà all’energia russa e si persino è atteggiato da pioniere: «La guerra finirà il prima possibile e…
Berlino - Il premier slovacco Robert Fico non ha neanche la cupa grandezza di un Orbán. È un suo emulo, un mini-Viktor in salsa bratislava, un immusonito aspirante autocrate che tempo fa si precipitò dal premier magiaro e lo supplicò di intercedere presso Vladimir Putin perché lo aiutasse a vincere le elezioni. Un ex socialista cacciato dai compagni europei dopo la svolta, appunto, filoputiniana, antimigranti, antiucraina ed euroscettica degli ultimi anni.
Come Orbán, il premier slovacco adora mantenersi in equilibrio tra Mosca e Bruxelles, anche se tutto sommato è rimasto più fedele dell’Ungheria agli impegni presi con Kiev e la Ue. Tranne sull’energia, dove in perfetto stile Budapest si è negoziato delle eccezioni ricattando Bruxelles col veto e insistendo per continuare a comprare energia da Putin. Ebbene: ieri Fico ha incontrato Volodymyr Zelensky, al quale ha ribadito che non rinuncerà all’energia russa e si persino è atteggiato da pioniere: «La guerra finirà il prima possibile e le relazioni con la Russia torneranno normali». E lui si è già portato un pezzo avanti. L’unica concessione di ieri del premier slovacco è stata che non ostacolerà l’ingresso dell’Ucraina nella Ue.
Per Zelensky l’obiettivo del faccia a faccia era proprio convincere Fico a rinunciare al petrolio e al gas siberiano. Nelle settimane scorse gli ucraini hanno bombardato in Russia l’oleodotto Druzhba che fornisce petrolio all’Ungheria e alla Slovacchia. E Budapest e Bratislava hanno minacciato di tagliare rispettivamente le forniture di energia elettrica e diesel che garantiscono a Kiev. Ieri Zelensky ha rinnovato l’invito a Fico a comprare energia dagli ucraini e ha ribadito che continuerà a rispondere ai bombardamenti russi sulle proprie infrastrutture, colpendo quelle russe.
Ma intanto suona curioso che Fico parli di “normalizzazione” dei rapporti con il Cremlino: per lui non sono mai stati anormali. Nei giorni scorsi è finito sui giornali di tutto il mondo perché è stato l’unico capo di governo di un Paese dell’Unione europea a mostrarsi al vertice degli autocrati in Cina, ad abbracciare con entusiasmo il nuovo disordine mondiale. Durante un’imbarazzante tête-a-tête in mondovisione con Putin, Fico si è concesso delle domande a sua detta “difficili” tipo “come stai”. Ma è stata una frase del capo del Cremlino a far ghiacciare il sangue nelle vene all’intera Europa: perché non tagli l’energia a Kiev, così imparano? Ieri Fico ha voluto allontanare ogni sospetto di sabotaggio da sé: «Le informazioni su nostri presunti blocchi di energia verso l’Ucraina sono totalmente false. E non è assolutamente stato oggetto dei miei colloqui con Putin. Abbiamo parlato soprattutto di cooperazioni bilaterali tra la Slovacchia e la Russia». Guerra o pace che sia.