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Israele avanza a Gaza City e polverizza un grattacielo: “Si apre la porta dell’inferno”

(agf)

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Prosegue l’operazione nel centro, esulta il ministro della Difesa Katz. Secondo l’Idf Hamas cercherà di spostare gli ostaggi fuori dalla città
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Tel Aviv – Come l’abbattimento della Palestine Tower di Gaza City il 7 ottobre 2023 aveva dato visivamente il via all’operazione militare di Israele contro Hamas, così ieri l’Idf è tornata a polverizzare un’altra torre della città, una delle due rimaste ancora in piedi, per sancire con forza l’operazione di occupazione del centro dove vivono ancora circa un milione di palestinesi. A cadere stavolta è stata la Mushtaha Tower, situata a Rimal, un quartiere residenziale di lusso prima della guerra. L’esercito israeliano ha dichiarato che i militanti di Hamas utilizzavano l’edificio per sorveglianza e per pianificare imboscate e che nei prossimi giorni condurrà «attacchi mirati e precisi» contro altre infrastrutture dei miliziani.

«Le porte dell’inferno si sono aperte a Gaza», ha commentato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz. Ma come mostra un’inchiesta della Bbc sulle immagini satellitari di Gaza City le distruzioni proseguono da diversi giorni con danni significativi nei qu…

Tel Aviv – Come l’abbattimento della Palestine Tower di Gaza City il 7 ottobre 2023 aveva dato visivamente il via all’operazione militare di Israele contro Hamas, così ieri l’Idf è tornata a polverizzare un’altra torre della città, una delle due rimaste ancora in piedi, per sancire con forza l’operazione di occupazione del centro dove vivono ancora circa un milione di palestinesi. A cadere stavolta è stata la Mushtaha Tower, situata a Rimal, un quartiere residenziale di lusso prima della guerra. L’esercito israeliano ha dichiarato che i militanti di Hamas utilizzavano l’edificio per sorveglianza e per pianificare imboscate e che nei prossimi giorni condurrà «attacchi mirati e precisi» contro altre infrastrutture dei miliziani.

«Le porte dell’inferno si sono aperte a Gaza», ha commentato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz. Ma come mostra un’inchiesta della Bbc sulle immagini satellitari di Gaza City le distruzioni proseguono da diversi giorni con danni significativi nei quartieri di Sheikh Radwan, Zeitoun e Tuffah. «Bombardano giorno e notte, la popolazione è terrorizzata, non sa dove andare. Interi quartieri sono stati rasi al suolo, sono aree sotto ordine di evacuazione ma stanno colpendo anche il resto della città, dove vivono ancora centinaia di migliaia di persone», è la testimonianza di Esperanza Santos, coordinatrice d’emergenza di Medici senza frontiere a Gaza City.

Israele ha iniziato a mobilitare decine di migliaia di riservisti e a ripetere avvisi di evacuazione come parte del suo piano per ampliare l’offensiva, che ha suscitato opposizione interna e condanna all’estero. «Lo sfollamento dei palestinesi non è un’opzione ed è una linea rossa per l’Egitto e non permetteremo che accada», ha commentato il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty. «È l’Egitto a imprigionare contro la loro volontà i residenti di Gaza che vogliono lasciare una zona di guerra», ha risposto il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Polemiche che imperversano mentre in tutta la Striscia si continua a morire sotto i raid israeliani: ieri il bilancio è stato di almeno 69 morti in 24 ore.

Ma ieri si contava anche il 700esimo giorno dal 7 ottobre, una data vissuta nel lutto dalle famiglie degli ostaggi che hanno organizzato manifestazioni in tutto il Paese per chiedere un accordo per il rilascio degli israeliani ancora nelle mani di Hamas e che sono culminate in una protesta nella piazza degli ostaggi, a Tel Aviv. Qui tra palloncini gialli liberati in cielo e canti, la moglie dell’ostaggio Omri Miran ha dichiarato che diversi parenti sono stati chiamati da ufficiali dell’Idf per essere allertati sulla possibilità che l’operazione a Gaza City possa costare la vita ad alcuni degli ostaggi mentre i media israeliani parlano dell’eventualità che Hamas li nasconda tra gli sfollati e li sposti da Gaza City. A Repubblica l’ex ostaggio Aviva Siegel, rimasta 51 giorni nelle mani di Hamas, ha dichiarato: «Sono stata lì, so cosa vuol dire, e ora mi appello a Donald Trump: abbiamo bisogno del suo aiuto. Resti umano».

Intanto in Cisgiordania 13 palestinesi, tra cui un neonato, sono rimasti feriti in un attacco di coloni avvenuto sulle colline a sud di Hebron.

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