Ucraina, solo Francia e Baltici preparano le truppe. La coalizione dei volenterosi è in salita
di Gianluca Di FeoUn’armata molto ben mimetizzata. Dare una nazionalità a quelle «migliaia di soldati» pronti a mettere gli scarponi sul terreno ucraino indicati dal presidente Zelensky è un’impresa ancora difficile. Dei ventisei Paesi che giovedì hanno accettato di offrire garanzie di sicurezza a Kiev in caso di pace, solo la Francia resta apertamente disposta a entrare in campo. Oggi Parigi ha un’unica missione all’estero – 750 caschi blu in Libano – e dopo la ritirata dall’Africa si reputa che non avrebbe problemi a fornire cinquemila militari: un po’ pochi per tutelare l’Ucraina dalle mire russe. Alla vigilia del summit, il presidente Macron ha dichiarato che il piano d’azione era stato completato da tutti i generali con i contributi dei vari alleati «definiti, documentati e confermati», pronti per essere «sostenuti politicamente» dai leader. Un documento segreto che però sembra caratterizzato da impegni a geometria variabile.
La grande incognita riguarda Gran Bretagna e Germania, gli altri due fon…
Un’armata molto ben mimetizzata. Dare una nazionalità a quelle «migliaia di soldati» pronti a mettere gli scarponi sul terreno ucraino indicati dal presidente Zelensky è un’impresa ancora difficile. Dei ventisei Paesi che giovedì hanno accettato di offrire garanzie di sicurezza a Kiev in caso di pace, solo la Francia resta apertamente disposta a entrare in campo. Oggi Parigi ha un’unica missione all’estero – 750 caschi blu in Libano – e dopo la ritirata dall’Africa si reputa che non avrebbe problemi a fornire cinquemila militari: un po’ pochi per tutelare l’Ucraina dalle mire russe. Alla vigilia del summit, il presidente Macron ha dichiarato che il piano d’azione era stato completato da tutti i generali con i contributi dei vari alleati «definiti, documentati e confermati», pronti per essere «sostenuti politicamente» dai leader. Un documento segreto che però sembra caratterizzato da impegni a geometria variabile.
La grande incognita riguarda Gran Bretagna e Germania, gli altri due fondatori nella scorsa primavera della “Coalizione dei volenterosi”, che hanno frenato l’interventismo iniziale. Il Guardian due settimane fa ha scritto – senza smentita – che i britannici si sarebbero limitati ad aerei e navi fuori dai confini: una linea manifestata dallo stato maggiore, ma non dal governo. Il ministro della Difesa tedesco Pistorius nei giorni scorsi ha bollato come «prematuri» i discorsi sullo schieramento di truppe. Piuttosto che mandare soldati, Berlino sembra sempre più intenzionata a farsi carico del “Porcospino d’acciaio” – come lo ha chiamato Ursula von der Leyen – e potenziare l’esercito ucraino: donerà tutti i mezzi e gli armamenti per formare quattro brigate meccanizzate.
In realtà, l’impressione è che inglesi, tedeschi e altri dei Ventisei siano in attesa di vedere concretizzare il ruolo degli Stati Uniti in questa operazione: dovrebbe riguardare la copertura aerea dalla Polonia con stormi da combattimento ma continua a restare vago e condizionerebbe l’ultima parola di molte cancellerie, come ad esempio quella norvegese. Solo l’Australia con il premier Anthony Albanese ha dato un’adesione piena alla task force, senza precisare dettagli. Una linea simile pure dal Canada, che durante la missione della Nato in Afghanistan ha alimentato un contingente di oltre duemila uomini e donne. Il premier olandese Schoof, uno dei più attivi al fianco di Kiev, ha ribadito ampio sostegno, spiegando che «la natura del contributo sarà valutata con grande attenzione, in stretto contatto con il Parlamento». Invece Lituania, Lettonia ed Estonia, tutte con eserciti minuscoli, sono determinate a esserci: per loro la difesa dell’Ucraina è una questione vitale. Occhio e croce, contando le capacità di quelli che hanno detto “sì” e dei “forse” si potrebbe mettere insieme una “forza di dissuasione” sul territorio ucraino al massimo di 10 mila militari. Con britannici e norvegesi si può arrivare a 13 mila; con i tedeschi a 16 mila.
L’elenco di quelli che vogliono blindare la pace senza varcare la frontiera è più lungo. Italia e Polonia sono state esplicite. La Svezia ha offerto navi e aerei radar, ma solo se ci sarà l’America. Il presidente finlandese Stubb ieri ha escluso boots on the ground, specificando: «Quando sarà il momento parteciperemo in un modo o nell’altro». La Danimarca ha ribadito l’opera per il rafforzamento dell’esercito di Kiev, inclusa la produzione di missili a lungo raggio. La Spagna è intenzionata a occuparsi dell’addestramento delle truppe ucraine e non andare oltre. Il Belgio parla solo di donare altri cacciabombardieri F-16 – che sta comunque pensionando – e dare una mano nello sminamento, ma il primo ministro Prevot ha detto ieri che tutto è vincolato dalla decisione di Trump: «Sarà importante avere nero su bianco un impegno forte in modo da essere certi di cosa possiamo aspettarci e quale sarà il vantaggio per l’Ucraina». Il quadro è chiaro: senza l’ombrello degli Stati Uniti, soltanto la Francia è disposta a correre il rischio di un confronto militare con la Russia.