Washington – Da ora in poi, il Pentagono tornerà a chiamarsi dipartimento della Guerra. Basta con la difesa, perché «è troppo difensiva», se non apertamente “woke”. Era difficile immaginare una risposta più netta da parte del presidente Trump, alla minaccia dell’ex amico russo Putin, secondo cui qualsiasi forza occidentale schierata in Ucraina per garantirne la sicurezza sarebbe un obiettivo legittimo per le forze armate di Mosca. Resta da capire se il capo della Casa Bianca intenda applicare questa nuova postura più aggressiva anche al Cremlino, oppure continuerà a risparmiarlo, riservando i suoi strali a Kiev e agli alleati europei. Di sicuro c’è che il presidente americano sta perdendo la pazienza, nel tentativo di fermare la guerra, che come ha ripetuto «si è rivelata più complessa di quanto pensassi». E il sito del dipartimento è già stato cambiato da “defense.gov” a “war.gov”.
Ieri Trump ha firmato il decreto che riporta gli Stati Uniti indietro di un’ottantina di anni, quando d…
Washington – Da ora in poi, il Pentagono tornerà a chiamarsi dipartimento della Guerra. Basta con la difesa, perché «è troppo difensiva», se non apertamente “woke”. Era difficile immaginare una risposta più netta da parte del presidente Trump, alla minaccia dell’ex amico russo Putin, secondo cui qualsiasi forza occidentale schierata in Ucraina per garantirne la sicurezza sarebbe un obiettivo legittimo per le forze armate di Mosca. Resta da capire se il capo della Casa Bianca intenda applicare questa nuova postura più aggressiva anche al Cremlino, oppure continuerà a risparmiarlo, riservando i suoi strali a Kiev e agli alleati europei. Di sicuro c’è che il presidente americano sta perdendo la pazienza, nel tentativo di fermare la guerra, che come ha ripetuto «si è rivelata più complessa di quanto pensassi». E il sito del dipartimento è già stato cambiato da “defense.gov” a “war.gov”.
Ieri Trump ha firmato il decreto che riporta gli Stati Uniti indietro di un’ottantina di anni, quando dopo la Seconda guerra mondiale il presidente Truman aveva deciso di ammodernare il nome del Pentagono. Il New York Times ha notato che non si tratta solo di un caso di nostalgia semantica, ma è “un messaggio”. Dimostra la volontà di usare la forza in maniera più aggressiva e con scopi offensivi, ma così conferma anche le convinzioni di Cina e Russia secondo cui gli Stati Uniti sono un nemico deciso a fermarle in qualsiasi modo. Ciò sembra giustificare l’invasione dell’Ucraina, evidenziando le “radici” profonde della crisi a cui accenna spesso Putin, riferendosi alla minaccia per la sopravvivenza del suo Paese posta dagli Usa e i loro alleati occidentali. Stesso discorso per la Cina, che vede confermata la necessità di potenziare le proprie Forze armate, e non solo all’eventuale scopo di riprendersi Taiwan con un’operazione militare.
Non è chiaro se Trump comprende tali implicazioni, oppure se intende provocarle, ma soprattutto non è chiaro quale ruolo affida all’Europa in questo teatro. Finora l’ha trattata come un fastidio, un rivale, se non un nemico costituito per «fregare gli Stati Uniti». Così però resterebbe solo, davanti all’alleanza allestita da Cina, Russia, India e Corea del Nord col recente vertice ospitato da Xi. Il capo della Casa Bianca ha detto che il Vecchio continente deve smettere di comprare petrolio russo, perché così alimenta la guerra, e vuole cancellare gli aiuti ai paesi orientali che confinano con l’ex impero sovietico. Ha detto che intende parlare presto con Putin, per chiarire se il vertice di Anchorage è stato un imbroglio, o un passo anche minimo verso la soluzione del conflitto. Poi seguiranno le decisioni, “accadrà qualcosa”, come ha minacciato nei giorni scorsi. Finora però i suoi ultimatum, come l’ultimo scaduto ieri, si sono dimostrati privi di sostanza, a parte cambiare il nome al Pentagono.