Australia, nel Paese con il record di tumori della pelle scandalo per creme solari inefficaci
di Natasha CaragnanoPer gli australiani, usare o meno la protezione solare non è una scelta, ma un’abitudine radicata fin dall’infanzia. Tutti crescono con la regola “Slip, Slop, Slap” (Scivola, spalma, colpisci) e seguendo il mantra “Niente cappello, niente gioco”. Nel Paese con la più alta incidenza di tumori della pelle al mondo, il sole è amato e temuto più che in qualsiasi altro posto. Non sorprende quindi che la scoperta che le creme più popolari non offrivano la protezione promessa abbia scatenato uno scandalo nazionale senza precedenti.
“Abbiamo testato 20 creme per la protezione solare, 16 non hanno soddisfatto il fattore di protezione solare (Spf) dichiarato”. È bastato questo titolo del rapporto pubblicato a luglio dalla Choice Australia, affidabile associazione di difesa dei consumatori, a gettare nel panico milioni di persone e a far avviare un’indagine dall’organismo di controllo sanitario.
Quando Rach, una donna australiana che lo scorso novembre ha scoperto di avere un tumore della pell…
Per gli australiani, usare o meno la protezione solare non è una scelta, ma un’abitudine radicata fin dall’infanzia. Tutti crescono con la regola “Slip, Slop, Slap” (Scivola, spalma, colpisci) e seguendo il mantra “Niente cappello, niente gioco”. Nel Paese con la più alta incidenza di tumori della pelle al mondo, il sole è amato e temuto più che in qualsiasi altro posto. Non sorprende quindi che la scoperta che le creme più popolari non offrivano la protezione promessa abbia scatenato uno scandalo nazionale senza precedenti.
“Abbiamo testato 20 creme per la protezione solare, 16 non hanno soddisfatto il fattore di protezione solare (Spf) dichiarato”. È bastato questo titolo del rapporto pubblicato a luglio dalla Choice Australia, affidabile associazione di difesa dei consumatori, a gettare nel panico milioni di persone e a far avviare un’indagine dall’organismo di controllo sanitario.
Quando Rach, una donna australiana che lo scorso novembre ha scoperto di avere un tumore della pelle, ha letto la notizia è rimasta scioccata. “Ho attraversato le cinque fasi del lutto, capisci?", ha detto all’emittente britannica Bbc. "Ero arrabbiata, sconvolta, quasi in fase di negazione", ha spiegato sottolineando la sua cura nel proteggersi dal sole per 35 anni. La crema in cui aveva riposto tutta la sua fiducia della marca Ultra Violette è stato il "fallimento più significativo" identificato. Il risultato del test sulla protezione è stato così basso, Spf 4, da aver scioccato Choice Australia a tal punto da commissionare un secondo test che ha prodotto un risultato simile.
Rach sa bene che non è facile dimostrare un legame tra la sua diagnosi e la marca di crema solare utilizzata. Ma la prima reazione di Ultra Violette è stata “come un calcio nello stomaco”: l’azienda, infatti, ha continuato a vendere il prodotto per due mesi, ritirandolo dal mercato solo in un secondo momento. L’esempio è stato poi seguito da altri marchi.
In Australia, le creme per la protezione solare non sono classificate cosmetici come in Europa, ma prodotti terapeutici e regolamentate dalla Therapeutic Goods Administration (Tga). Choice ha inviato alla TGA i suoi risultati e l'ha sollecitata a ordinare test interni sui 16 prodotti. Ma gli esperti nel Paese hanno invitato a ridimensionare il panico. Linda Martin, responsabile della dermatologia del Melanoma Institute, ha spiegato all’Australian Broadcasting Corporation che sebbene i test debbano essere migliorati per garantire l'accuratezza delle etichette, è altrettanto importante applicare correttamente la protezione solare. Non buttate via la crema solare, anzi: usatene di più. Questo è il messaggio principale emerso dallo scandalo secondo la dottoressa Martin: una nuova regola contro il sole per gli australiani.