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Mamdani: “Una New York aperta e accessibile farà tremare i potenti”

Il candidato progressista a guidare la metropoli ha ricevuto l’endorsement di Bernie Sanders
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New York - La promessa di Zohran Mamdani agli italiani è questa: «Siete una comunità che rende New York bella e speciale. Mi impegno a garantire che il costo della vita sia sostenibile, affinché possiate continuare a dare il vostro straordinario contributo, senza essere espulsi da un’economia favorevole solo ai più ricchi».

Sono le dieci del mattino di sabato e il ragazzo prodigio della politica americana, almeno lato progressista, arriva all’incrocio tra Fifth Avenue e 42esima strada per la Labor Day Parade. Sfoggia una camicia bianca con cravatta regimental, oltre al sorriso che lo ha reso tanto popolare, da sbaragliare gli avversari nelle primarie per la candidatura democratica a sindaco di New York, incluso l’ex governatore Andrew Cuomo. Trump è così terrorizzato di vederlo abitare presto a Gracie Mansion, che ha provato a sbarragli la strada così: «Non mi sarei mai aspettato un comunista sindaco di New York. Voglio impedirlo», inclusa l’offerta del posto di ambasciatore in Arabia…

New York - La promessa di Zohran Mamdani agli italiani è questa: «Siete una comunità che rende New York bella e speciale. Mi impegno a garantire che il costo della vita sia sostenibile, affinché possiate continuare a dare il vostro straordinario contributo, senza essere espulsi da un’economia favorevole solo ai più ricchi».

Sono le dieci del mattino di sabato e il ragazzo prodigio della politica americana, almeno lato progressista, arriva all’incrocio tra Fifth Avenue e 42esima strada per la Labor Day Parade. Sfoggia una camicia bianca con cravatta regimental, oltre al sorriso che lo ha reso tanto popolare, da sbaragliare gli avversari nelle primarie per la candidatura democratica a sindaco di New York, incluso l’ex governatore Andrew Cuomo. Trump è così terrorizzato di vederlo abitare presto a Gracie Mansion, che ha provato a sbarragli la strada così: «Non mi sarei mai aspettato un comunista sindaco di New York. Voglio impedirlo», inclusa l’offerta del posto di ambasciatore in Arabia Saudita all’attuale sindaco Adams, affinché si ritiri dalle elezioni per concentrare il voto anti Mamdani su Cuomo.

La particolarità della giornata sta nel sostegno del senatore Bernie Sanders, venuto a dare l’appoggio della corrente liberal del Partito democratico, ormai quasi sparito dall’orizzonte politico americano. Con questa motivazione: «In un momento crescente disuguaglianza, stiamo costruendo un forte movimento per affrontare la classe dei miliardari e l’avidità delle multinazionali. Gli oligarchi sono pronti a minare la democrazia e spendere milioni per comprare le elezioni. Ma i candidati schierati coraggiosamente con la classe operaia possono batterli, e lo faranno. Restando uniti possiamo sconfiggere l’autoritarismo e creare un’economia che funzioni per tutti, non solo pochi privilegiati». Prima di avviarsi nella marcia lungo la Fifth Avenue, Mamdani accetta di rispondere alle domande di Repubblica.

Gli italo americani sono una componente molto significativa di New York, anche alle urne. Come pensa di conquistarli?

«La comunità italoamericana è una parte meravigliosa di ciò che rende la città così speciale, ed è una comunità storica. Però sappiamo che gran parte di questa storia è in pericolo, perché la città sta diventando sempre più costosa. Ci sono così tante persone che, non per loro scelta, vengono spinte via da New York. Allora non importa quanto celebriamo i monumenti o la storia, se poi perdiamo le persone che l’hanno resa così speciale».

Come traduce questo messaggio sul piano politico concreto?

«Il nostro obiettivo è rendere la città accessibile. Far capire a tutti che la sostenibilità economica non è solo un problema dei giovani, o di una coppia che aspira a formare una famiglia. È un’emergenza anche per la popolazione anziana di New York, dove vediamo così tante persone con un reddito fisso, che non hanno soldi extra per l’affitto, per gli eventuali aumenti della bolletta dell’acqua o dell’elettricità. Dobbiamo garantire che possano restare nelle loro case, questo è il nostro obiettivo».

Vale anche per gli italiani che vengono ad investire a New York?

«Vale per tutti, perché se la città non è sostenibile sul piano economico, ciò danneggia anche il business e l’imprenditoria».

Perché Trump è così determinato a fermarla?

«Come prima cosa bisogna ricordare che il sindaco di New York lo eleggono i cittadini, non lo nomina il presidente. È un principio basilare della democrazia, che si applica a tutte le città del mondo. Quanto all’opposizione di Trump, si spieghi da sola: la classe privilegiata vede l’accessibilità economica della città come una minaccia, un pericolo, invece di un’opportunità».

È possibile che il suo unico avversario alle elezioni sia Cuomo: pensa di poterlo battere anche fra gli italiani?

«Posso solo dirvi che sono orgoglioso del supporto che abbiamo già ricevuto dai newyorkesi italiani in tutta la nostra città. Francamente, c’è stata anche una persona che mi ha detto di volermi votare perché pensava che fossi italiano. Io credo che gli indiani siano gli italiani dell’Asia. Non sono italiano, ma vorrei esserlo, perché amo moltissimo la vostra comunità».

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