Direttore Rafael Grossi, due mesi fa l’attacco ai siti nucleari iraniani, questa settimana la parata muscolare a Pechino delle forze armate cinesi alla presenza di Putin e Kim Jong-un, Trump rinomina il Pentagono “Dipartimento della Guerra”. Lei guida l’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Il rischio di un conflitto nucleare è più alto rispetto al passato?
«Senza voler diffondere il panico, purtroppo rispondo di sì. Il processo di disarmo o riduzione controllata degli arsenali nucleari si è interrotto, chi ha armi atomiche ne produce di più, Cina inclusa. Sento parlare con disinvoltura di attacchi nucleari tattici, un segnale negativo. E poi un terzo elemento».
Quale?
«Ci sono Paesi che non hanno l’atomica i cui governanti cominciano a dire, pubblicamente, che è il caso di dotarsi di ordigni nucleari»
A chi si riferisce?
«In qualità di direttore Aiea non posso dirlo. Sono Paesi importanti, in Asia, in Asia Minore e nel Golfo Persico. Un mondo con 20-25 Stati provvisti di bomb…
Direttore Rafael Grossi, due mesi fa l’attacco ai siti nucleari iraniani, questa settimana la parata muscolare a Pechino delle forze armate cinesi alla presenza di Putin e Kim Jong-un, Trump rinomina il Pentagono “Dipartimento della Guerra”. Lei guida l’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Il rischio di un conflitto nucleare è più alto rispetto al passato?
«Senza voler diffondere il panico, purtroppo rispondo di sì. Il processo di disarmo o riduzione controllata degli arsenali nucleari si è interrotto, chi ha armi atomiche ne produce di più, Cina inclusa. Sento parlare con disinvoltura di attacchi nucleari tattici, un segnale negativo. E poi un terzo elemento».
Quale?
«Ci sono Paesi che non hanno l’atomica i cui governanti cominciano a dire, pubblicamente, che è il caso di dotarsi di ordigni nucleari»
A chi si riferisce?
«In qualità di direttore Aiea non posso dirlo. Sono Paesi importanti, in Asia, in Asia Minore e nel Golfo Persico. Un mondo con 20-25 Stati provvisti di bomba atomica è imprevedibile e pericoloso. Di questo ho parlato con Papa Leone venerdì in Vaticano».
Cosa vi siete detti?
«Il pontefice è consapevole che in questo momento evitare la guerra è diventata la priorità assoluta. Parlare con lui è essenziale, sono cattolico e lui un grande leader spirituale. Anche se nel cuore rimane il mio amico Bergoglio».
La scorsa settimana gli ispettori Aiea sono tornati in Iran per la prima volta dall’attacco di giugno.
«Per ora abbiamo ispezionato la centrale nucleare commerciale di Bushehr, nel sud del Paese. Non abbiamo ancora avuto accesso ai siti colpiti né ai 400 chili di uranio arricchito al 60 per cento. La comunità internazionale è giustamente preoccupata».
Sapete dove si trovano?
«Crediamo negli impianti di Isfahan e Natanz. Dobbiamo verificare, da giugno siamo praticamente ciechi. Dopo quel che è accaduto, non c’è più la disponibilità di prima. Allo stesso tempo l’Iran ha detto che rimane nel Trattato di non proliferazione e nel sistema Aiea, dunque sono chiamati a dare accesso all’uranio arricchito».
I siti di Natanz, Fordow e Isfahan sono stati annichiliti come dice Trump?
«Si è detto molto e troppo. C’è accordo nel ritenere che il grado di danneggiamento sia importante, lo dimostrano le immagini satellitari. Ma, come detto, i miei ispettori non hanno constatato di persona».
L’Iran dispone di una rete occulta di siti nucleari?
«L’Aiea ha ispezionato tutto quello che si poteva ispezionare. Ciò che a noi è invisibile è collegato ad attività industriali, ad esempio alla produzione di componenti di centrifughe. Che, certamente, hanno un valore strategico».
E il famoso nuovo maxi laboratorio costruito in una montagna a Isfahan? Esiste?
«Sì. Forse è un’installazione per l’arricchimento dell’uranio. Eravamo stati autorizzati a visitarlo, ma il giorno dell’ispezione sono cominciati i raid di Israele».
Teheran ha già ripreso il programma nucleare?
«Non si vedono attività in tal senso, per ora».
Manca un mese all’entrata in vigore delle sanzioni contro l’Iran per violazione dell’accordo 2015. C’è speranza per il negoziato?
«Domanda da rivolgere ad americani e iraniani. Sappiamo che gli Usa non vogliono concedere l’arricchimento dell’uranio».
L’Iran ne ha diritto o no?
«In linea di principio l’arricchimento non è proibito, se avviene sotto ispezioni Aiea. Però l’Iran, pur non avendo la bomba, è l’unico Paese al mondo che fa arricchimento a livello militare».
Non esistono usi civili per l’uranio al 60 per cento?
«Limitatissimi, per esempio il combustibile dei sottomarini nucleari. I reattori di ricerca non lo usano perché troppo pericoloso».
Come valuta la mossa di Francia, Germania e Regno Unito di ripristinare sanzioni a Teheran?
«Una decisione politica, non posso commentarla. Ovviamente ha prodotto una reazione non positiva da parte iraniana».
Si parla sempre della parte iraniana, ma la parte israeliana? Dal satellite si vede l’allargamento del centro nel Negev, forse per assemblare armi nucleari. Perché non controllate lo Stato ebraico?
«Israele ha una politica di opacità, non comunica. C’è consenso generale nel ritenere che abbia già l’arma atomica».
E lo negano?
«Non è che lo negano, non ne parlano. Dicono che non è un tema da discutere pubblicamente».
Altro scenario drammatico, quello ucraino. Qual è la situazione della centrale di Zaporizhzhia?
«Continua a essere un luogo ad alta tensione e pericoloso. L’impianto non è operativo, attive solo le funzioni di sicurezza. Ogni giorno i miei ispettori registrano nella zona colpi di artiglieria, proiettili che vanno da una parte all’altra, droni».
Le risulta che Stati Uniti e Russia stiano collaborando per metterla in sicurezza?
«Difficile da dire, la centrale è ancora sottoposta a eventi bellici».
Da un po’ di tempo lei vive sotto scorta per decisione presa dalle autorità austriache. Che è successo?
«Abbiamo avuto informazioni di minacce credibili alla mia persona»
Iraniani?
«Non posso fornire dettagli, ma si può pensare».
Da persona impegnata a ridurre il rischio nucleare nel mondo, cosa pensa della parata di Pechino?
«Che abbiamo urgente bisogno di molta diplomazia e più dialogo».