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A Gaza distrutta un’altra torre, i bambini uccisi sono 20mila. Israele in piazza per gli ostaggi

(afp)

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Colpito un edificio residenziale dopo l’ordine di lasciare l’area verso Khan Younis. A Tel Aviv le famiglie degli ostaggi invocano il presidente Usa: “Ci aiuti a liberarli”
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Tel Aviv – Un’altra torre abbattuta, si stringe la tenaglia israeliana su Gaza City in attesa dell’inizio dell’invasione di terra. Per il secondo giorno consecutivo ieri le Forze di difesa israeliana hanno colpito un grattacielo residenziale dopo aver ordinato l’evacuazione dei dintorni. Stavolta a sbriciolarsi è stata la torre Al-Sussi, 15 piani abitati secondo Hamas soltanto da civili ma per l’Idf «sede di postazioni di osservazione dei terroristi per monitorare le forze israeliane». «Andiamo avanti», ha commentato il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz.

In mattinata l’esercito israeliano, che afferma di avere il controllo di quasi metà della città e di circa il 75 per cento di tutta la Striscia, aveva ordinato l’evacuazione della popolazione di Gaza City informandola, anche attraverso il lancio dal cielo di volantini contenenti la mappa per lo sfollamento, dell’istituzione di una nuova zona umanitaria nell’area di Khan Younis, nel sud della Striscia. «La zona comprende inf…

Tel Aviv – Un’altra torre abbattuta, si stringe la tenaglia israeliana su Gaza City in attesa dell’inizio dell’invasione di terra. Per il secondo giorno consecutivo ieri le Forze di difesa israeliana hanno colpito un grattacielo residenziale dopo aver ordinato l’evacuazione dei dintorni. Stavolta a sbriciolarsi è stata la torre Al-Sussi, 15 piani abitati secondo Hamas soltanto da civili ma per l’Idf «sede di postazioni di osservazione dei terroristi per monitorare le forze israeliane». «Andiamo avanti», ha commentato il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz.

In mattinata l’esercito israeliano, che afferma di avere il controllo di quasi metà della città e di circa il 75 per cento di tutta la Striscia, aveva ordinato l’evacuazione della popolazione di Gaza City informandola, anche attraverso il lancio dal cielo di volantini contenenti la mappa per lo sfollamento, dell’istituzione di una nuova zona umanitaria nell’area di Khan Younis, nel sud della Striscia. «La zona comprende infrastrutture umanitarie essenziali come ospedali da campo, condutture idriche e impianti di desalinizzazione, oltre alla fornitura continua di cibo, tende, medicinali e attrezzature mediche all’area, che saranno fornite in coordinamento con il Cogat e la comunità internazionale», si legge del testo diffuso. Ma nella realtà l’ingresso nella Striscia di medicinali, cibo e tende continua a essere bloccato ai valichi da Israele e, nonostante l’area di al-Mawasi e Khan Younis siano state dichiarate umanitarie, qui continuano a cadere le bombe.

Ieri a morire sono state almeno 62 persone, 41 delle quali tra Gaza City e il nord. Secondo i dati diffusi da Save the Children, in media, almeno un bambino palestinese è stato ucciso ogni ora dalle forze israeliane a Gaza in quasi 23 mesi di guerra, per un totale che supera ormai i 20mila. Di questi oltre mille avevano meno di un anno, e quasi la metà erano neonati.

Mentre il bilancio delle vittime a Gaza si fa sempre più insopportabile e gli appelli internazionali a fermare la guerra sempre più pressanti, Israele si ritrova a fare i conti con il terrore che l’espansione dell’operazione su Gaza City voluta dal premier Benjamin Netanyahu, con il sostegno degli alleati della coalizione di destra e contro il parere della leadership militare, possa compromettere definitivamente la possibilità che gli ostaggi ancora nelle mani di Hamas tornino vivi. «Accordo subito», lo continua a gridare a gran voce anche la società civile che è tornata a unirsi in massa ieri sera al movimento dei parenti dei rapiti manifestando in tutto il Paese, da Gerusalemme a Tel Aviv dove al colore giallo, simbolo del movimento di protesta, si è aggiunto un gigantesco striscione con la scritta: «Presidente Trump salvi gli ostaggi. Ora».

Dallo Studio Ovale il tycoon ha fatto sapere che gli Usa stanno portando avanti «negoziazioni molto approfondite con Hamas», aggiungendo però che dei 20 ostaggi israeliani ancora nella loro mani alcuni potrebbero essere «morti di recente». Intanto una delegazione di Hamas è arrivata al Cairo ieri sera per incontrare l’intelligence egiziana, dopo i colloqui dei giorni scorsi dell’inviato speciale Usa Steve Witkoff con Egitto e Qatar. Più tardi il gruppo islamista ha diffuso una dichiarazione: «Siamo aperti a qualsiasi idea o proposta che permetta di raggiungere un cessate il fuoco permanente, un ritiro completo delle forze di occupazione, l’ingresso incondizionato di aiuti e un autentico scambio di prigionieri attraverso negoziati seri mediati da terze parti».

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