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Francia, Bayrou verso la sfiducia: “Guerra civile tra i partiti”

Francois Bayrou 

 

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Il premier accusa le forze politiche di essere unite solo “sull’obiettivo di far cadere il governo”. Le Pen punta alle elezioni
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PARIGI – «Non ho rimpianti». Alla vigilia del voto di fiducia che con ogni probabilità segnerà la fine del suo governo, François Bayrou ha attaccato duramente le forze politiche, accusandole di essere «in guerra civile tra loro» ma unite «solo dall’obiettivo di far cadere il governo». Il premier, nominato nel gennaio scorso, ha ribadito la gravità della situazione dei conti pubblici, giustificando la necessità di una manovra da 44 miliardi di euro per il 2026 e criticando i deputati «prigionieri degli slogan dei partiti».

Alle 15 il premier entrerà nell’Assemblée Nationale per pronunciare il suo discorso di politica generale. Non entrerà nei dettagli della finanziaria, ma illustrerà lo stato delle finanze pubbliche e chiederà la fiducia a priori, per poter discutere articolo per articolo il progetto di legge di bilancio. La sinistra unita e l’estrema destra hanno già annunciato un veto senza possibilità di mediazione. La coalizione presidenziale voterà compatta a favore, mentre i Répu…

PARIGI – «Non ho rimpianti». Alla vigilia del voto di fiducia che con ogni probabilità segnerà la fine del suo governo, François Bayrou ha attaccato duramente le forze politiche, accusandole di essere «in guerra civile tra loro» ma unite «solo dall’obiettivo di far cadere il governo». Il premier, nominato nel gennaio scorso, ha ribadito la gravità della situazione dei conti pubblici, giustificando la necessità di una manovra da 44 miliardi di euro per il 2026 e criticando i deputati «prigionieri degli slogan dei partiti».

Alle 15 il premier entrerà nell’Assemblée Nationale per pronunciare il suo discorso di politica generale. Non entrerà nei dettagli della finanziaria, ma illustrerà lo stato delle finanze pubbliche e chiederà la fiducia a priori, per poter discutere articolo per articolo il progetto di legge di bilancio. La sinistra unita e l’estrema destra hanno già annunciato un veto senza possibilità di mediazione. La coalizione presidenziale voterà compatta a favore, mentre i Républicains si presentano divisi: il capogruppo Laurent Wauquiez ha lasciato «libertà di voto», mentre il ministro dell’Interno Bruno Retailleau, segretario del partito, è propenso a non far cadere il governo.

Il voto sulla fiducia sarà a scrutinio segreto e basato sulla maggioranza dei voti espressi. Bayrou può contare su circa 210 voti, contro i 353 dei gruppi di opposizione. Le possibili astensioni tra i Républicains ridurrebbero ulteriormente le chance del premier. In caso di bocciatura, dovrà presentare le dimissioni al capo dello Stato, aprendo la crisi politica. Dall’Eliseo filtrano poche certezze. Emmanuel Macron «non ha ancora deciso» e cerca «la soluzione giusta» per l’inevitabile dopo-Bayrou. «La sua priorità è la stabilità del Paese» dicono all’Eliseo.

Nell’entourage del capo dello Stato non si crede a una nomina del socialista Olivier Faure, che si è autocandidato a guidare un «governo di coabitazione di sinistra» con compromessi caso per caso. La France Insoumise ha già bollato la proposta come una «truffa» e si è chiamata fuori. Jean-Luc Mélenchon punta alle dimissioni di Macron e fomenta la mobilitazione sociale: mercoledì scatterà il movimento “Bloquons Tout”, seguito il 18 settembre dalle proteste sindacali. Sul fronte opposto, il Rassemblement National spinge per nuove legislative anticipate. Marine Le Pen, che oggi dovrebbe conoscere la data del processo d’appello sulla condanna che le ha comportato l’ineleggibilità, è convinta di poter vincere alle urne.

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