La Francia di nuovo nel caos, sfiducia al governo Bayrou. Macron cerca un successore
dal nostro corrispondente Anais Ginori«Potete far cadere il governo, non potete cancellare la realtà». Tra applausi e contestazioni, François Bayrou ha fatto il suo ultimo discorso da premier all’Assemblée Nationale. Nominato appena nove mesi fa, il leader centrista ha ribadito l’urgenza di ridurre il debito pubblico e la richiesta ai deputati di dare la fiducia al suo esecutivo in questa missione. «È una prova di verità per me necessaria», ha spiegato facendo riferimento a chi ha bollato la scelta come una forma di suicidio politico. Ma l’Assemblea lo ha bocciato: solo 194 sì e 364 no. Una sfiducia ancora più ampia di quanto previsto, con una quindicina di defezioni nella base su cui il premier credeva di poter contare.
Stamattina il primo ministro arriverà all’Eliseo per rassegnare le dimissioni. Il leader centrista Modem, 74 anni, grande navigatore della politica, si era convinto di essere l’uomo giusto al momento giusto per tentare di riconciliare la Francia. La sua traiettoria è stata invece breve e accompagnata da u…
«Potete far cadere il governo, non potete cancellare la realtà». Tra applausi e contestazioni, François Bayrou ha fatto il suo ultimo discorso da premier all’Assemblée Nationale. Nominato appena nove mesi fa, il leader centrista ha ribadito l’urgenza di ridurre il debito pubblico e la richiesta ai deputati di dare la fiducia al suo esecutivo in questa missione. «È una prova di verità per me necessaria», ha spiegato facendo riferimento a chi ha bollato la scelta come una forma di suicidio politico. Ma l’Assemblea lo ha bocciato: solo 194 sì e 364 no. Una sfiducia ancora più ampia di quanto previsto, con una quindicina di defezioni nella base su cui il premier credeva di poter contare.
Stamattina il primo ministro arriverà all’Eliseo per rassegnare le dimissioni. Il leader centrista Modem, 74 anni, grande navigatore della politica, si era convinto di essere l’uomo giusto al momento giusto per tentare di riconciliare la Francia. La sua traiettoria è stata invece breve e accompagnata da una rapida impopolarità legata anche alla presentazione della Finanziaria per bloccare quella che ieri ha definito una «emorragia» : il debito pubblico francese arrivato a 114% del Pil, con tassi di interesse che ormai si avvicinano all’Italia. Bayrou ha parlato con tono sobrio ma teso. Ha attaccato la retorica dei partiti: «C’è chi accusa gli immigrati, chi l’Europa, chi i ricchi», ha detto, tentando poi un’ultima apertura verso i socialisti con l’idea di un contributo eccezionale sui grandi patrimoni. Ai deputati del Rassemblement National ha invece ricordato di aver accolto alcune delle loro proposte per tagliare l’assistenza sanitaria per gli stranieri.
Poi la parola è passata ai gruppi parlamentari. Il primo a intervenire è stato Boris Vallaud, capogruppo socialista, vero ago della bilancia in un’Assemblea priva di maggioranza. Il Ps, che fino a pochi mesi fa aveva garantito una sorta di patto di non sfiducia, ha scelto di staccare la spina al governo. «Ora tocca alla sinistra governare», ha dichiarato Vallaud. Sulla Finanziaria, ha aggiunto: «Siamo pronti a lavorare testo per testo, senza ricorrere al 49.3», l’articolo della Costituzione che consente al governo di imporre una legge senza voto parlamentare. E rivolgendosi direttamente a Emmanuel Macron ha concluso: «Siamo pronti, che venga a chiamarci». La destra dei Républicains si è mostrata ancora una volta divisa. Il capogruppo Laurent Wauquiez ha lasciato libertà di voto, ma ha già guardato oltre Bayrou invocando «compromessi» e chiedendo al futuro premier di discutere il programma con tutte le forze politiche. L’attuale ministro dell’Interno, Bruno Retailleau, presidente del partito, si era invece già espresso per non far cadere l’esecutivo. Duro l’attacco di Marine Le Pen, che ha definito l’esecutivo un «governo fantasma, con ministri invisibili». Per la leader del Rassemblement National, il cui processo di appello sui fondi europei è stato fissato ieri per gennaio, la dissoluzione dell’Assemblea, con nuove legislative, «non è un’opzione ma un obbligo».
Sul fronte opposto, l’ex premier Gabriel Attal alla guida del partito presidenziale Renaissance chiede di nominare ora una figura super partes che possa esplorare maggioranze alternative. La France Insoumise ha già deciso che non parteciperà alle trattative dei prossimi giorni. L’obiettivo di Jean-Luc Mélenchon resta l’Eliseo. «Macron è ora in prima linea di fronte al popolo. Anche lui se ne deve andare», ha commentato il leader della sinistra radicale, invocando le dimissioni del capo dello Stato.
La Francia precipita in una nuova crisi politica. Macron vuole nominare rapidamente un nuovo premier per evitare un’escalation sotto una doppia pressione. C’è la piazza, con il movimento nato sui social «Bloquons Tout» al debutto mercoledì e i sindacati che manifestano la settimana prossima. E ci sono i mercati. Venerdì è atteso il verdetto dell’agenzia Fitch, con un downgrade del Paese che molti credono ormai inevitabile.