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Gerusalemme, torna il terrore, sei uccisi alla fermata del bus. Hamas: “Operazione eroica”

(agf)

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L’attentato compiuto da due giovani provenienti dalla Cisgiordania poi eliminati. Il ministro Katz: “Conseguenze di vasta portata”. Smotrich contro Abu Mazen
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Gerusalemme – Sull’asfalto all’incrocio di Ramot non restano che pezzi di vetro e macchie di sangue, la giornata del terrore di ieri a Gerusalemme si è conclusa con un bilancio di sei morti, cinque uomini e una donna, e di dodici feriti, sei dei quali in gravi condizioni. Sono le vittime dell’attacco di due uomini palestinesi, che hanno aperto il fuoco poco dopo le dieci a una fermata dell’autobus nel trafficato incrocio all’ingresso nord della città, su una strada che conduce agli insediamenti ebraici situati a Gerusalemme Est.

Gli attentatori, residenti in Cisgiordania nei villaggi di al-Qubeida e Qatanna e identificati dallo Shin Bet come il 20enne Muthana Omar e il 21 enne Muhammad Taha, sono arrivati allo snodo di Ramot in macchina e hanno sparato, utilizzando mitragliette artigianali modello “Carlo”, verso uno degli autobus in arrivo e dentro un altro dei mezzi pubblici in sosta. «Ero a bordo dell’autobus, era pieno di gente. Quando l’autista ha aperto la porta sono entrati i te…

Gerusalemme – Sull’asfalto all’incrocio di Ramot non restano che pezzi di vetro e macchie di sangue, la giornata del terrore di ieri a Gerusalemme si è conclusa con un bilancio di sei morti, cinque uomini e una donna, e di dodici feriti, sei dei quali in gravi condizioni. Sono le vittime dell’attacco di due uomini palestinesi, che hanno aperto il fuoco poco dopo le dieci a una fermata dell’autobus nel trafficato incrocio all’ingresso nord della città, su una strada che conduce agli insediamenti ebraici situati a Gerusalemme Est.

Gli attentatori, residenti in Cisgiordania nei villaggi di al-Qubeida e Qatanna e identificati dallo Shin Bet come il 20enne Muthana Omar e il 21 enne Muhammad Taha, sono arrivati allo snodo di Ramot in macchina e hanno sparato, utilizzando mitragliette artigianali modello “Carlo”, verso uno degli autobus in arrivo e dentro un altro dei mezzi pubblici in sosta. «Ero a bordo dell’autobus, era pieno di gente. Quando l’autista ha aperto la porta sono entrati i terroristi. È stato terribile. Io ero vicino alla porta posteriore, sono caduta su alcuni passeggeri e sono scappata, mi sono salvata così», è la testimonianza di una donna a Channel 12.

A uccidere i due attentatori, secondo quanto riportato dalla polizia, sono stati un soldato israeliano e un giovane ebreo ultraortodosso armato. In risposta all’attacco le Forze di difesa israeliane hanno circondato alcuni villaggi palestinesi nei dintorni della città cisgiordana di Ramallah mentre un residente di Gerusalemme Est è stato fermato dallo Shin Bet con l’accusa di aver portato i due attentatori all’incrocio di Ramot. La guerra a Gaza ha scatenato un aumento della violenza in Israele e nella Cisgiordania occupata, con un incremento degli attacchi da parte di militanti palestinesi e della violenza dei coloni contro i palestinesi.

«Un’operazione eroica», ha commentato Hamas che non ha rivendicato l’attentato ma lo ha definito «una risposta naturale ai crimini di occupazione» e ha invitato i palestinesi della Cisgiordania a «intensificare lo scontro». Il premier Benjamin Netanyahu, che ieri era atteso in tribunale a Tel Aviv per la ripresa del processo per corruzione (l’udienza è stata rimandata dopo la notizia dell’attentato), ha tenuto una riunione di sicurezza per poi recarsi, insieme al ministro Ben Gvir, sul luogo della strage. «Siamo impegnati in una feroce guerra contro il terrorismo su più fronti», ha commentato il primo ministro dopo essere salito sull’autobus della linea 62, il più colpito dal fuoco degli attentatori. Il ministro della Difesa Israel Katz ha promesso «conseguenze gravi e di vasta portata», aggiungendo che, «come Israele ha sconfitto il terrorismo palestinese nel campo di Jenin e nella Cisgiordania settentrionale, così faremo presto in altri campi terroristici». Il ministro di ultradestra Bezalel Smotrich, che nei giorni scorsi aveva presentato un discusso piano per l’occupazione dell’82% del territorio cisgiordano, ha chiesto lo smantellamento dell’Autorità nazionale palestinese. Gli ha risposto il presidente Mahmoud Abbas, capo dell’Autorità Palestinese, condannando «qualsiasi attacco contro civili palestinesi e israeliani» e denunciando «tutte le forme di violenza e terrorismo, indipendentemente dalla loro origine».

L’attacco di ieri è stato il più letale in Israele dall’ottobre del 2024 quando due palestinesi della Cisgiordania aprirono il fuoco all’interno di un treno leggero a Jaffa, Tel Aviv, uccidendo sette persone e ferendone molte altre. Allora a rivendicare fu il braccio militare di Hamas. I dati dell’ufficio umanitario delle Nazioni Unite indicano che sono almeno 49 gli israeliani, tra cui soldati e poliziotti, uccisi da palestinesi in Israele o in Cisgiordania dall’inizio della guerra fino al luglio di quest’anno. Nello stesso periodo, le forze e i civili israeliani hanno ucciso almeno 968 palestinesi in Israele e in Cisgiordania, secondo i dati. L’esercito israeliano ha dichiarato che molti erano militanti, ma tra i morti figurano anche molti civili.

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