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Hamas e la tattica dei raid nelle basi: con l’invasione di Gaza City Israele rischia un prezzo alto

(reuters)

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Penetrano dai tunnel negli accampamenti, poi fanno fuoco: ieri uccisi quattro soldati, a fine agosto un altro attacco identico
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Sono sbucati dal nulla, hanno colpito e sono scomparsi tra le macerie. L’ultimo agguato condotto da Hamas conferma i timori dei vertici delle forze armate israeliane: l’irruzione a Gaza City rischia di avere un prezzo alto per i soldati, superiore a quello pagato nel resto dell’offensiva scattata all’indomani dei massacri jihadisti 7 ottobre 2023. La campagna che ha devastato la Striscia e costretto la popolazione palestinese a sopravvivere in condizioni disumane, provocando secondo le autorità sanitarie che fanno capo ad Hamas 65 mila vittime civili, dalla metà del 2024 si è raramente misurata con azioni organizzate di resistenza.

La ricognizione continua condotta giorno e notte dai droni e dai sensori sul terreno, oltre all’attività delle pattuglie sul campo, ha fatto sì che ogni potenziale minaccia venisse neutralizzata con un volume di fuoco senza precedenti. Lo testimoniano anche le immagini dell’uccisione di Yayha Sinwar, il leader di Hamas e mente della carneficina del 7 o…

Sono sbucati dal nulla, hanno colpito e sono scomparsi tra le macerie. L’ultimo agguato condotto da Hamas conferma i timori dei vertici delle forze armate israeliane: l’irruzione a Gaza City rischia di avere un prezzo alto per i soldati, superiore a quello pagato nel resto dell’offensiva scattata all’indomani dei massacri jihadisti 7 ottobre 2023. La campagna che ha devastato la Striscia e costretto la popolazione palestinese a sopravvivere in condizioni disumane, provocando secondo le autorità sanitarie che fanno capo ad Hamas 65 mila vittime civili, dalla metà del 2024 si è raramente misurata con azioni organizzate di resistenza.

La ricognizione continua condotta giorno e notte dai droni e dai sensori sul terreno, oltre all’attività delle pattuglie sul campo, ha fatto sì che ogni potenziale minaccia venisse neutralizzata con un volume di fuoco senza precedenti. Lo testimoniano anche le immagini dell’uccisione di Yayha Sinwar, il leader di Hamas e mente della carneficina del 7 ottobre: nonostante le riprese di un quadricottero mostrassero solo un uomo non identificato, ferito e disarmato, si è scelto di eliminarlo con la cannonata di un tank.

L’assalto al tank israeliano

Gaza City però è la zona con la massima densità abitativa, dove sono asserragliate le pochissime squadre di veterani del movimento fondamentalista sopravvissute ai bombardamenti. E lì possono ancora contare su cunicoli rimasti intatti. Li hanno sfruttati nell’attacco di ieri, avvenuto quattro chilometri a nord della città, in un’area già rastrellata nello scorso giugno. Nella prima luce dell’alba, alcuni miliziani sono usciti da un passaggio sotterraneo e sono penetrati all’interno di un accampamento provvisorio – allestito per proteggere un reparto della 401ma brigata corazzata – senza venire avvistati. Uno dei miliziani ha sparato al comandante del mezzo, che aveva il busto fuori dalla torretta. Poi ha gettato una bomba all’interno del portellone aperto, facendo esplodere il tank: tutto l’equipaggio è stato ucciso. Le vittime sono tre ventenni, in servizio di leva da meno di un anno, e il sottufficiale. Altri soldati hanno sparato sugli incursori, che però sono riusciti a fuggire: non è chiaro se li abbiano feriti o meno.

L’attacco del 20 agosto all’accampamento

Il 20 agosto c’era stato un assalto molto simile a Khan Younis. Quindici-venti di uomini di Hamas hanno usato un tunnel che era stato parzialmente demolito per raggiungere l’interno di un altro accampamento. I palestinesi si sono divisi in tre gruppi. Uno si è appostato per dare copertura con mortai e lanciarazzi Rpg; gli altri sono entrati sparando in due edifici, uno dei quali vuoto. Ci sono stati dieci minuti di combattimento ravvicinato, con l’intervento di due tank, durante i quali cinque palestinesi sono stati uccisi. Poi per quasi tre ore droni ed elicotteri hanno dato la caccia al commando: uno degli incursori è stato ammazzato mentre scappava; i missili dei velivoli telecomandati hanno travolto le postazioni dei mortai con almeno altri quattro morti. Un soldato israeliano è stato ferito in modo grave e uno in maniera più leggera. Ma otto aggressori sono riusciti a fuggire, usando lo stesso tunnel. La squadra era ben equipaggiata: aveva munizioni in abbondanza, razzi Rpg, cariche esplosive. Sui corpi sono stati trovati diversi lacci di plastica: si ipotizza che volessero rapire almeno uno dei militari. Sono giovani votati al martirio, ma non agiscono come kamikaze.

L’operazione a Gaza City

Le forze armate israeliane sostengono che dal 7 ottobre 2023 sono stati eliminati ottomila terroristi a Gaza: da marzo al 20 agosto, durante l’operazione “Carri di Gedeone” i membri di Hamas morti sarebbero 2.100 terroristi e 10mila obiettivi distrutti dall’aviazione. Le autorità sanitarie che fanno capo ad Hamas nello stesso periodo hanno contato 10.576 vittime: dall’inizio della guerra sono 65 mila. Dal quel 20 agosto 60 mila riservisti sono stati richiamati in servizio dal governo Netanyahu ed è stato definito il piano per l’occupazione di Gaza City: una manovra appena iniziata, che dovrebbe toccare il culmine dopo la metà di settembre.


Sabato e domenica sono stati rasi al suolo cinquanta edifici, tutti quelli più alti rimasti in piedi, per non dare posizioni di vantaggio ai cecchini palestinesi. Stando alle cronache, però, i terroristi continuano a preferire le catacombe all’alto dei cieli. E possono tentare nuovi agguati quando le truppe israeliane si addentreranno nei vicoli della metropoli. Per monitorarli hanno allestito una rete rudimentale di telecamere collegate via cavo, con trappole esplosive attivate con fili in modo da non subire interferenze dagli apparati di contromisure delle Israeli Defence Forces. Il grande dubbio sulle azioni decise dal governo Netanyahu nella Striscia resta lo stesso: è impossibile uccidere tutti i combattenti jihadisti e l’annullamento della forza terrorista si potrà ottenere solo rompendo il legame con gli abitanti. Invece – a partire dalla mancata distribuzione di aiuti alimentari – su questo fronte non è stato fatto nulla mentre migliaia di bombardamenti aumentano il muro di odio che permette ad Hamas di arruolare nuove reclute. Se ai civili palestinesi non verrà offerta una speranza nel futuro, Gaza continuerà a essere un campo di morte.

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