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"Polveriera Cisgiordania, c’è il rischio lupi solitari. Sbagliato smantellare l’Anp”

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L’intervista all’esperto israeliano di affari palestinesi Milshtein: “Sono davvero preoccupato che le cose che abbiamo visto a Gaza le vedremo anche in Cisgiordania”
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La guerra chiama guerra e la Cisgiordania rischia di diventare un nuovo fronte. «Temo altri attacchi come quello di Gerusalemme», dice Michael Milshtein, uno dei più autorevoli esperti israeliani di affari palestinesi, capo degli studi palestinesi al Moshe Dayan Center. Risponde al telefono con la voce affranta da una giornata di cattive notizie: muoiono i palestinesi, muoiono gli israeliani in una spirale di violenza che ora rischia di travolgere anche la West Bank. «C’è una generazione di giovani palestinesi che ha vissuto gli ultimi due anni guardando le immagini della distruzione di Gaza. E Hamas amplia le sue reti anche lì».

C’è il rischio di nuovi attentati?

«Sono davvero preoccupato che le cose che abbiamo visto a Gaza le vedremo anche in Cisgiordania. Attacchi più sofisticati. Lo Shin Bet ormai ogni settimana trova un’infrastruttura più seria soprattutto di Hamas nella West Bank. La settimana scorsa ha reso noti i piani per attaccare con droni Ben Gvir e altri luoghi all’inter…

La guerra chiama guerra e la Cisgiordania rischia di diventare un nuovo fronte. «Temo altri attacchi come quello di Gerusalemme», dice Michael Milshtein, uno dei più autorevoli esperti israeliani di affari palestinesi, capo degli studi palestinesi al Moshe Dayan Center. Risponde al telefono con la voce affranta da una giornata di cattive notizie: muoiono i palestinesi, muoiono gli israeliani in una spirale di violenza che ora rischia di travolgere anche la West Bank. «C’è una generazione di giovani palestinesi che ha vissuto gli ultimi due anni guardando le immagini della distruzione di Gaza. E Hamas amplia le sue reti anche lì».

C’è il rischio di nuovi attentati?

«Sono davvero preoccupato che le cose che abbiamo visto a Gaza le vedremo anche in Cisgiordania. Attacchi più sofisticati. Lo Shin Bet ormai ogni settimana trova un’infrastruttura più seria soprattutto di Hamas nella West Bank. La settimana scorsa ha reso noti i piani per attaccare con droni Ben Gvir e altri luoghi all’interno di Israele. Anche se la situazione è molto diversa perché non c’è una leadership di Hamas organizzata in Cisgiordania ma ci sono molti giovani palestinesi frustrati per quello che vedono a Gaza. Temo che provino a copiare cose che hanno visto fare nella Striscia. E l’autorità palestinese è debole per tenere sotto controllo la situazione».

Chi sono questi ragazzi?

«Lupi solitari, che non fanno parte di nessuna istituzione ma vedono sui social media cosa accade ai palestinesi a Gaza. Poi ci sono diverse piccole brigate locali, nel nord della Cisgiordania, a Tulkarem, a Jenin, alcuni indipendenti, altri un mix tra Fatah e la Jihad islamica. E poi, più preoccupante, c’è Hamas che ha un’infrastruttura organizzata più seria nella West Bank».

E’ la tesi Smotrich: bisogna eliminare l’Anp.

«Questa situazione è il risultato del fallimento strategico di questo governo. Oggi Smotrich ha annunciato lo stop al trasferimento dei fondi all’Autorità palestinese, in risposta all’attacco. Ma l’Anp dipende da quei soldi per pagare i salari. Questi giovani ascoltano i discorsi di Smotrich sul fatto che l’Anp deve essere distrutta, che è il nemico. Per due anni dal 7 ottobre la Cisgiordania è rimasta relativamente stabile nonostante i 60mila morti a Gaza. Ma adesso con i discorsi sull’annessione, sullo smantellamento dell’Anp, con la crisi economica e lo tsunami diplomatico che sta per arrivare all’Assemblea Onu (con gli annunciati riconoscimenti dello Stato di Palestina, ndr) credo che la stabilità della Cisgiordania sia a rischio».

Eppure l’Idf ha passato gli ultimi due anni a smantellare i campi di Jenin e Tulkarem.

«Non ha funzionato. Se agisci militarmente e poi crei crisi economica e politica in West Bank non funzionerà. Smotrich è l’unico del governo che parla in maniera chiara, dice che vuole distruggere l’Anp, sradicarla dalla mappa, e temo che la sua sia l’agenda di molti altri membri del governo, inclusi membri del Likud. I palestinesi lo sanno, ti dicono: vogliono riportarci indietro, al periodo pre-Oslo».

Significa trasformare la West Bank in un nuovo fronte di guerra.

«Si e molti israeliani non capiscono che significherebbe anche controllare 3 milioni di palestinesi una situazione che cambierebbe drammaticamente la nostra e la loro vita».

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