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L’emiro del Qatar Al Thani, l’equilibrista umiliato dai partner ora rischia il declino

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Al Thani ha perso la fiducia degli Usa: per uscire dall’angolo deve dimostrare di saper convincere Hamas ad accettare la tregua proposta da Washington
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L’attacco israeliano a Doha contro i leader di Hamas rappresenta un’umiliazione per l’Emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani. Fino a questo momento Al Thani si considerava il più intoccabile dei leader del Golfo grazie alla capacità di restare sempre in equilibrio fra gli Stati Uniti, i Paesi arabi, Israele, l’Iran ed il radicalismo islamico.

Ma questa “zona franca” qatarina ora svanisce, scuotendo gli equilibri nella regione, indebolendo la credibilità dell’Emirato riuscito ad acquisire una dimensione globale grazie al sostegno per le primavere arabe, i legami con i Fratelli musulmani, la gestione di Al-Jazeera e il ruolo nelle trattative segrete Usa-Iran, nel negoziato Usa-talebani sul ritiro da Kabul e come intermediario fra Hamas e Israele.

Il corto circuito che ha tradito l’Emiro, secondo fonti diplomatiche in Medio Oriente, inizia a fine luglio quanto l’inviato Usa Steve Witkoff si reca a Roma per un round decisivo con i mediatori della tregua a Gaza e poi vola in Sar…

L’attacco israeliano a Doha contro i leader di Hamas rappresenta un’umiliazione per l’Emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani. Fino a questo momento Al Thani si considerava il più intoccabile dei leader del Golfo grazie alla capacità di restare sempre in equilibrio fra gli Stati Uniti, i Paesi arabi, Israele, l’Iran ed il radicalismo islamico.

Ma questa “zona franca” qatarina ora svanisce, scuotendo gli equilibri nella regione, indebolendo la credibilità dell’Emirato riuscito ad acquisire una dimensione globale grazie al sostegno per le primavere arabe, i legami con i Fratelli musulmani, la gestione di Al-Jazeera e il ruolo nelle trattative segrete Usa-Iran, nel negoziato Usa-talebani sul ritiro da Kabul e come intermediario fra Hamas e Israele.

Il corto circuito che ha tradito l’Emiro, secondo fonti diplomatiche in Medio Oriente, inizia a fine luglio quanto l’inviato Usa Steve Witkoff si reca a Roma per un round decisivo con i mediatori della tregua a Gaza e poi vola in Sardegna per incontrare Al Thani sul megayacht ancorato in Costa Smeralda. «Quando Witkoff scende dalla barca, chiama Trump - raccontano le fonti - e lo assicura che l’accordo è fatto perché Al Thani ha garantito il definitivo sì da parte di Hamas».

Trump crede a Witkoff, suo stretto collaboratore, perché si fida di Al Thani, con cui ha legami forti al punto da aver ricevuto da lui in regalo un “Air Force One” di lusso per uso personale. Trump si sente al sicuro anche perché gli Al Thani hanno un legame d’acciaio con Witkoff da quando i fondi del Qatar aiutarono l’imprenditore immobiliare di Manhattan a non fallire. Ma quanto avviene nei giorni seguenti gela Witkoff perché Hamas cambia ancora posizione, non vuole consegnare tutti gli ultimi ostaggi catturati il 7 ottobre e pone nuove condizioni. Per Trump significa scoprire che Al Thani non riesce a mantenere l’impegno preso perché non riesce più a condizionare Hamas, pur proteggendone leader e fondi.

È questo il momento nel quale, osservano fonti diplomatiche, «Trump si rende conto che Al Thani su Hamas esitava». Il resto è storia degli ultimi giorni: la visita in Israele di Brad Cooper, il nuovo capo del Comando Centrale delle truppe Usa per esaminare lo scenario strategico, e la scelta di Israele di reagire all’attentato contro un bus a Gerusalemme colpendo i capi di Hamas in Qatar.

A Doha c’è chi sostiene che alcuni dei più stretti collaboratori dell’Emiro avevano avuto sentore dell’incrinatura nei rapporti con Trump in occasione degli ultimi incontri con Witkoff. Ma non potevano immaginare che quando, durante il weekend, Trump si è rivolto a Hamas parlando di «ultimo avvertimento» nel chiedere il sì all’accordo su Gaza - liberazione di tutti gli ostaggi in cambio della fine della guerra - si riferisse non solo ai jihadisti nella Striscia, ma anche ai loro leader in Qatar.

Ciò significa che il Medio Oriente è a soqquadro: a prescindere da quanti capi siano stati uccisi è lo scudo del Qatar per Hamas che non c’è più. E Al Thani da “Machiavelli del Golfo”, con investimenti miliardari in Europa ed Usa, si trova a fare i conti con i suoi giochi pericolosi. «Il Qatar ha sempre operato su più tavoli - afferma un veterano del Golfo - perché è un Paese piccolo e dunque ha l’interesse di indebolire tutti ma ha commesso l’errore di non comprendere che questa volta non aveva più spazi di manovra».

A mettere il sale sulla ferita di Al Thani è l’agenzia iraniana Fars che in un dispaccio da Doha nota come il sistema antimissile Usa “Patriot” che ha difeso il Qatar dai raid iraniani a metà giugno «questa volta non è stato attivato contro i jet israeliani». Ovvero: è Trump che ha consentito il blitz. Anche se la Casa Bianca precisa: «È stato un atto unilaterale di Israele, non avverrà più». Con tanto di telefonate di Trump a Netanyahu e all’Emiro far rientrare il blitz israeliano nelle pressioni americane per arrivare all’intesa a Gaza.

Da qui il tam tam che si rincorre fra le capitali arabe: Al Thani ha ricevuto un avvertimento ed ora deve affrettarsi a piegare Hamas. Se invece continuerà a deludere, Trump potrebbe compiere un passo significativo, smantellando la base di Al Udeid, che porta a Doha un affitto di oltre 500 milioni di dollari l’anno, riportandola nell’Arabia Saudita di Mohammed bin Salman, l’alleato di ferro di Washington vero vincitore del giorno più difficile di Al Thani.

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