KIEV – Una nuova strage di civili insanguina l’Ucraina. Almeno 24 morti e 19 feriti: le vittime sono i vecchietti di Yarova, un paesino a una manciata di chilometri dal fronte in una delle zone calde del Donbass, in cui i russi stanno ammassando uomini per sfondare le linee ucraine. Ieri mattina si erano messi in coda per l’appuntamento più importante, quello con il pulmino delle poste ucraine. Pure in mezzo al delirio della guerra è sempre una certezza, uno degli ultimi servizi a dare forfait con i russi alle porte. I soldi della pensione, o un pacco di aiuti che arriva dai figli lontani, sono salvavita in questi paesini di frontiera in cui non c’è più nulla. Spesso nemmeno la luce. L’acqua si tira su dai pozzi sfidando i droni; del gas non parliamo neppure: a Yarova non c’è mai stato.
Era già lì, il pulmino di Ukroposhta. Eccolo squinternato dall’esplosione, con l’inconfondibile livrea bianca e ocra. Ci sono ancora i corpi, nel video girato dai soccorritori, allineati sul ciglio del…
KIEV – Una nuova strage di civili insanguina l’Ucraina. Almeno 24 morti e 19 feriti: le vittime sono i vecchietti di Yarova, un paesino a una manciata di chilometri dal fronte in una delle zone calde del Donbass, in cui i russi stanno ammassando uomini per sfondare le linee ucraine. Ieri mattina si erano messi in coda per l’appuntamento più importante, quello con il pulmino delle poste ucraine. Pure in mezzo al delirio della guerra è sempre una certezza, uno degli ultimi servizi a dare forfait con i russi alle porte. I soldi della pensione, o un pacco di aiuti che arriva dai figli lontani, sono salvavita in questi paesini di frontiera in cui non c’è più nulla. Spesso nemmeno la luce. L’acqua si tira su dai pozzi sfidando i droni; del gas non parliamo neppure: a Yarova non c’è mai stato.
Era già lì, il pulmino di Ukroposhta. Eccolo squinternato dall’esplosione, con l’inconfondibile livrea bianca e ocra. Ci sono ancora i corpi, nel video girato dai soccorritori, allineati sul ciglio della strada tra il verde dei giardini e le guglie della chiesetta, nel centro del paese. Dilaniati da una bomba “Kab-250”, sganciata a distanza da un aereo russo e teleguidata sull’obiettivo. Plana sulle sue ali per andare più lontano: sono macchine da guerra letali e teoricamente precise come i droni. È la versione migliorata delle “Fab”, il vero flagello delle retrovie perché qualcuno le imposta a distanza ma planano per i fatti loro verso l’obiettivo, e dove cascano uccidono. Le “Kab” no, cascano dove devono; precisione di una decina di metri, in teoria, se la guerra elettronica non le acceca tagliando il segnale. Ma avviene di continuo, vicino al fronte. «Con una bomba aerea guidata — accusa il presidente Zelensky — i russi sapevano esattamente dove stavano colpendo; hanno visto che erano persone comuni e stavano ricevendo la pensione».
«Abbiamo modificato costantemente le procedure di sicurezza. Come si vede nel video — racconta il Ceo di Ukroposhta, Igor Smilyansky — l’automezzo era parcheggiato sotto gli alberi per ridurre il rischio di essere notati, ma forse qualcuno aveva fornito le coordinate». La procura generale ha aperto un’inchiesta per “crimine di guerra”.
«Continuano a uccidere — dice Zelensky — è terribile non ci sia una risposta forte dalla comunità internazionale. Putin lo percepisce come un permesso di continuare. Il mondo non deve rimanere in silenzio. Serve una risposta dagli Stati Uniti. Ne serve una dall’Europa, dal G20». Il paese colpito è nella zona di Lyman, 24 chilometri a nord di Sloviansk. Nelle ultime settimane i russi hanno sfondato con un’incursione limitata puntando su Yarova, e si stanno consolidando nella zona grigia a poco più di 5 chilometri dal paese. La loro tattica abituale è colpire le retrovie, raderle a zero per tagliare la logistica e stanare eventuali postazioni ucraine. È una trappola mortale, per chi resta. «E chi volete che sia rimasto? Solo gli anziani», dice un paesano 65enne, Vasyl Nehoduyko.
A Yarova i russi li conoscono bene: li hanno avuti in casa 4 mesi, nel 2002, prima della ritirata russa di settembre da Kharkiv e dal Nordest. Fa tenerezza vedere i volti degli anziani nel reportage che Suspilne fece a marzo 2024, quelli che non se n’erano mai andati perché un giovane si sposta ma un vecchietto resta con le sue cose, bombe o non bombe «dove dovrei andare?». I più fortunati, 8 anziani e una bimba di 7 anni, li hanno evacuati oggi gli “Angeli bianchi”. Altri, come l’uomo sdraiato su un coperta a fiori e portato a braccia dai volontari, li hanno accompagnati in ospedale in ambulanza. «È questo che intende Mosca quando parla di pace?», domanda il presidente del Consiglio Ue, António Costa.