Francia, caos per le proteste “Blocchiamo Tutto”: 327 arresti, chiusa parte del Louvre
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – È scattata all’alba in tutta la Francia la protesta “Blocchiamo Tutto”, con azioni diffuse soprattutto nell’ovest, dalla Bretagna a Bordeaux, ma anche a Parigi, dove si sono registrati blocchi sul raccordo anulare e barricate davanti a un liceo. Il bilancio ufficiale parla di 327 arresti.
La giornata è iniziata tra tensioni e incidenti isolati, contenuti dall’imponente dispiegamento di 80mila poliziotti e gendarmi mobilitati in tutto il Paese. Retailleau ha citato l’incendio di un autobus a Rennes e un sabotaggio su una linea ferroviaria tra Tolosa e Auch. A causa dei disordini sociali, alcune sale del Louvre sono "eccezionalmente chiuse", ha annunciato la direzione del celebre museo parigino. A Lione, gruppi di manifestanti hanno lanciato pietre contro le forze dell’ordine: “Gli agenti della polizia antisommossa sono stati presi di mira con pietre per ucciderli. Il mio pieno sostegno a questa Francia coraggiosa che si oppone all’odio anti-polizia”, ha dichiarato il minist…
PARIGI – È scattata all’alba in tutta la Francia la protesta “Blocchiamo Tutto”, con azioni diffuse soprattutto nell’ovest, dalla Bretagna a Bordeaux, ma anche a Parigi, dove si sono registrati blocchi sul raccordo anulare e barricate davanti a un liceo. Il bilancio ufficiale parla di 327 arresti.
La giornata è iniziata tra tensioni e incidenti isolati, contenuti dall’imponente dispiegamento di 80mila poliziotti e gendarmi mobilitati in tutto il Paese. Retailleau ha citato l’incendio di un autobus a Rennes e un sabotaggio su una linea ferroviaria tra Tolosa e Auch. A causa dei disordini sociali, alcune sale del Louvre sono "eccezionalmente chiuse", ha annunciato la direzione del celebre museo parigino. A Lione, gruppi di manifestanti hanno lanciato pietre contro le forze dell’ordine: “Gli agenti della polizia antisommossa sono stati presi di mira con pietre per ucciderli. Il mio pieno sostegno a questa Francia coraggiosa che si oppone all’odio anti-polizia”, ha dichiarato il ministro.
Secondo Retailleau, la protesta è strumentalizzata da Jean-Luc Mélenchon e dal suo partito la France Insoumise. “Non è in alcun modo una mobilitazione cittadina, ma è stata dirottata e confiscata dai movimenti estremisti e di estrema sinistra, sostenuti dagli Insoumis”. Il ministro, dimissionario ma in corsa per la riconferma, ha parlato nel giorno in cui Emmanuel Macron ha nominato Sébastien Lecornu nuovo premier, per non lasciare il paese guidato da un capo del governo sfiduciato proprio mentre esplode la protesta.
Dopo il breve scambio di consegne a Matignon con il premier uscente Francois Bayrou, Lecornu è ufficialmente il nuovo primo ministro francese. Ha parlato per pochi minuti, ha elogiato lo "straordinario coraggio" del suo predecessore e ha ringraziato il Presidente della Repubblica "per la sua fiducia". Lecornu ha promesso di cambiare, anticipando che lui e i suoi collaboratori dovranno "essere più seri nel modo di lavorare con le opposizioni, oltre ad essere più creativi".
Dietro lo slogan radicale di “bloccare tutto” si cela un movimento ancora fluido, nato online e alimentato da comunità diverse, dai circoli sovranisti ai collettivi complottisti, fino a segmenti della sinistra radicale. Mélenchon ha scelto di cavalcare l’onda. Già nelle scorse settimane il leader della sinistra radicale aveva invitato i suoi militanti a unirsi alla mobilitazione del 10 settembre, parlando di “offensiva decisa” per far cadere il governo.
Adesso che l'esecutivo Bayrou ha perso il voto di fiducia, Mélenchon vuole prendere di mira il nuovo premier Lecornu e continua a chiedere le dimissioni del capo dello Stato. "Solo la partenza di Macron potrà porre fine a questa triste commedia in spregio al parlamento, degli elettori e della decenza politica”. Il gruppo della France Insoumise ha annunciato la presentazione all'Assemblea Nazionale di una mozione di destituzione del capo dello Stato, che al momento però non sembra avere i numeri per passare in parlamento.