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Israele colpisce vertice di Hamas in Qatar, l’esperta: “È la fine di ogni negoziato sulla Striscia”

(reuters)

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L’intervista a Cinzia Bianco, dell’European Council of foreign relations: “Pensavano di essere protetti dagli Usa, ma hanno capito che non frenano Israele e faranno una scelta di campo. A rischio anche i nuovi Accordi di Abramo”
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Esperta di Paesi del Golfo per lo European council of foreign relations, autrice del citatissimo volume “The Gulf Monarchies after the Arab spring”, Cinzia Bianco è una dei maggiori esperti dell’area, regolarmente presente sulle colonne dei più importanti giornali del mondo, dal Financial Times al Wall Street Journal. Tutto questo la rende la persona più giusta per valutare l’impatto che avrà l’attacco israeliano su Doha sulla regione.

Che conseguenze ci saranno per i Paesi del Golfo? E per il Medio Oriente in generale?

«La mia valutazione è che le ripercussioni principali a cui assisteremo saranno su due livelli: il primo è quello della normalizzazione delle relazioni fra i Paesi del Golfo e Israele, il secondo quello dei rapporti di queste nazioni con gli Stati Uniti. L’America non ha fermato l’attacco su un Paese dove c’è una base americana, che è uno dei principali alleati della Nato: sono due cose importantissime, eppure non sono bastate a funzionare come deterrenti. E dun…

Esperta di Paesi del Golfo per lo European council of foreign relations, autrice del citatissimo volume “The Gulf Monarchies after the Arab spring”, Cinzia Bianco è una dei maggiori esperti dell’area, regolarmente presente sulle colonne dei più importanti giornali del mondo, dal Financial Times al Wall Street Journal. Tutto questo la rende la persona più giusta per valutare l’impatto che avrà l’attacco israeliano su Doha sulla regione.

Che conseguenze ci saranno per i Paesi del Golfo? E per il Medio Oriente in generale?

«La mia valutazione è che le ripercussioni principali a cui assisteremo saranno su due livelli: il primo è quello della normalizzazione delle relazioni fra i Paesi del Golfo e Israele, il secondo quello dei rapporti di queste nazioni con gli Stati Uniti. L’America non ha fermato l’attacco su un Paese dove c’è una base americana, che è uno dei principali alleati della Nato: sono due cose importantissime, eppure non sono bastate a funzionare come deterrenti. E dunque, i Paesi del Golfo per la prima volta da decenni saranno costretti a ripensare la loro dipendenza dagli Usa: e immagino che cercheranno di mettere a punto una contro-strategia, indipendente dall’America, per contenere questo Israele che si sta dimostrando senza limiti».

Come va letta la “luce verde” data dagli Usa a questo attacco?

«La “luce verde” se davvero c’è stata, perché è ancora tutto poco chiaro, agli occhi dei Paesi del Golfo è il segno che Donald Trump è del tutto inaffidabile: pensavano che questo presidente sarebbe stato in grado di contenere Netanyahu più di quanto aveva fatto Biden. Così non è stato durante la “guerra dei dieci giorni” (l’attacco di Israele all’Iran, ndr), così non è stato ora. Anzi, è l’opposto. Dunque c’è una scelta di campo da fare: per i Paesi del Golfo non è accettabile che essere sotto la leadership americana significhi subire quello che Israele vuole fare, senza alcuna linea rossa».

E dunque questa è la fine degli accordi che legano Israele ai Paesi del Golfo?

«No, perché questi accordi legano Israele soltanto agli Emirati arabi uniti e al Bahrein. Il Bahrein non reagirà perché - per ragioni storiche e politiche - ha una forte ostilità nei confronti di Hamas. Gli Emirati lo stesso. Reagiranno sicuramente dal punto di vista diplomatico, ma non credo che romperanno i rapporti. Quello che si fermerà qui, a mio giudizio, è il processo di ulteriore normalizzazione con Israele, in particolare da parte dell’Arabia Saudita: in questa situazione i sauditi non possono pensare a un accordo con Israele».

Che conseguenze potrà avere questo attacco sulla crisi di Gaza?

«A Gaza Israele sta cercando di uccidere ogni opzione diplomatica. Il Qatar è stato in questi mesi il mediatore più positivo agli occhi dell’Occidente: adesso non potrà che reagire ripensando al suo ruolo. Tutto porta in questa direzione: su Gaza da tempo i qatarini non riescono più ad ottenere nulla e stanno pagando un prezzo politico carissimo. Il loro ruolo di mediatori è stato apertamente messo in discussione all’interno del Paese: ora faranno un passo indietro. E forse inviteranno anche i rappresentanti di Hamas ad andarsene, perché a questo punto, senza risultati e con un attacco in casa, non vale più la pena di continuare ad ospitarli. Per Gaza e per la sua gente questo significa che l’opzione diplomatica svanisce: a questo punto resta solo quella militare».

Ma in questi mesi Israele ha sempre tenuto la porta aperta al Golfo: dei soldi di questi Paesi avrà bisogno quando si comincerà a parlare di ricostruzione. Per non parlare nel fatto che al Golfo sono legati alcuni attori – come Mohammed Dahlan – che potrebbero avere un ruolo importante nel futuro della Striscia…

«Tutto questo è vero. Ma ieri è passato in secondo piano. Con questa azione Israele aveva fondamentalmente uno scopo: uccidere l’opzione diplomatica. E ci è riuscito».

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