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Qatar, il regno delle contraddizioni: investimenti in Occidente e una porta aperta agli islamisti

(afp)

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Dalla pesca delle perle al firmamento dei giganti energetici: così il petrolio ha consentito al Paese di contare sulla scacchiera globale. Ma dalla democrazia ai diritti dei lavoratori fino ai rapporti con Hamas le ombre non mancano
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LONDRA – Il regno delle contraddizioni: piccolissimo e ricchissimo, amico dell’America e di Hamas, tradizionalista e moderno, islamico e occidentalizzato, sede della più grande base militare Usa in Medio Oriente e della Cnn del mondo arabo, padrone di investimenti esteri ovunque e sede dei Mondiali di calcio del 2022. Questo è il Qatar, l’emirato del Golfo Persico messo nel mirino per la prima volta da un raid israeliano per colpire i leader del movimento fondamentalista palestinese che ospita da anni sul suo territorio. Ecco una breve storia del Paese che mediava per la pace a Gaza, ma è stato investito dalla guerra.

Appena 300 mila abitanti

Circondato dalle acque del Golfo Persico e confinante per via di terra soltanto con l’Arabia Saudita, il Qatar è poco più grande della regione italiana dell’Abruzzo. Ha una popolazione fluttuante: il totale è stimato in circa 3 milioni di abitanti, ma nella stragrande maggioranza sono immigrati, che vanno e vengono a seconda delle necessità e d…

LONDRA – Il regno delle contraddizioni: piccolissimo e ricchissimo, amico dell’America e di Hamas, tradizionalista e moderno, islamico e occidentalizzato, sede della più grande base militare Usa in Medio Oriente e della Cnn del mondo arabo, padrone di investimenti esteri ovunque e sede dei Mondiali di calcio del 2022. Questo è il Qatar, l’emirato del Golfo Persico messo nel mirino per la prima volta da un raid israeliano per colpire i leader del movimento fondamentalista palestinese che ospita da anni sul suo territorio. Ecco una breve storia del Paese che mediava per la pace a Gaza, ma è stato investito dalla guerra.

Appena 300 mila abitanti

Circondato dalle acque del Golfo Persico e confinante per via di terra soltanto con l’Arabia Saudita, il Qatar è poco più grande della regione italiana dell’Abruzzo. Ha una popolazione fluttuante: il totale è stimato in circa 3 milioni di abitanti, ma nella stragrande maggioranza sono immigrati, che vanno e vengono a seconda delle necessità e delle stagioni. I cittadini qatariota sono soltanto 313 mila. La maggioranza degli immigrati sono indiani, nepalesi, bengalesi, pakistani, cingalesi, filippini ed egiziani.

L’indipendenza nel 1971

La prima denominazione conosciuta del Qatar risale allo storico romano Plinio il Vecchio, che intorno al 50 dopo Cristo descriveva i suoi abitanti come Catharrei. Abitato fin dall’antichità da tribù arabe, a lungo al centro delle carovane e degli allevamenti di cammelli e cavalli, è stato poi colonizzato dai portoghesi, dai sauditi, dall’Impero Ottomano e a partire dal 1916 dall’Impero Britannico. Ha ottenuto l’indipendenza da Londra soltanto nel 1971: inizialmente doveva fare parte della Confederazione degli Emirati Arabi, poi diventata gli Emirati Arabi Uniti, ma dispute regionali lo hanno infine spinto a diventare uno Stato autonomo, come ha fatto anche il Bahrein.

Gas e petrolio

Per secoli l’economia locale dipende essenzialmente soltanto dalla pesca e dalla raccolta delle perle, di cui le sue acque erano molto ricche. Poi, nel 1940 viene scoperto il primo giacimento di petrolio e successivamente anche enormi giacimenti di gas, di cui oggi possiede il 12 per cento della produzione mondiale. Sviluppate in modo particolare negli anni Novanta, le sue risorse energetiche lo hanno reso straordinariamente ricco: ha attualmente il quarto maggiore pil pro capite al mondo. In proporzione al numero di abitanti (intesi come quelli in possesso di cittadinanza qatariota), è il Paese più ricco del pianeta. La sua capitale, Doha, si è riempita di avveniristici grattacieli e ha acquisito in molti quartieri l’aspetto di una metropoli occidentale. In virtù della ricchezza nazionale spartita fra i suoi 300 mila abitanti, praticamente quasi tutti legati alle famiglie più importanti, in Qatar non esistono tasse sul reddito e nemmeno sulle società.

(reuters)

Monarchia assoluta

Il Qatar non è un Paese democratico. È governato da una monarchia assoluta e può essere definito un’autocrazia, da generazioni in mano alla dinastia della famiglia Al Thani. L’attuale Capo di Stato è l’emiro Tamim bin Hamad Al Thani, al potere dal 2013, che ha il potere esclusivo di nominare il primo ministro e i ministri. Nel 2003 l’emirato ha adottato una Costituzione e creato per la prima volta un Parlamento di 45 membri, 30 dei quali eletti dal popolo, ma con poteri assai limitati. La religione ufficiale e dominante è l’Islam, ma le altre religioni, praticate soltanto dagli immigrati, sono consentite. Dal 2008 è permesso ai cristiani di costruire chiese.

La Sharia, ovvero la legge islamica, è la principale fonte della legislazione, con una interpretazione considerata meno rigida di quella dell’Arabia Saudita, ma meno liberale di quella degli Emirati Arabi.

La base americana e al Jazeera

Tra la fine del ventesimo e l’inizio del ventunesimo secolo, il Qatar è emerso come uno dei principali alleati degli Stati Uniti al di fuori della Nato. Nel 1991 ha partecipato con le sue forze alla Operazione Desert Storm con cui l’America ha liberato il Kuwait dopo l’invasione dell’Iraq ordinata da Saddam Hussein. Nel 1996 il Pentagono ha costruito in Qatar la base di Al Udeid, a un costo di un miliardo di dollari, diventata la più grande base militare Usa in Medio Oriente, in cui sono insediati più di 10 mila soldati americani. Nello stesso anno in Qatar ha iniziato a trasmettere Al Jazeera, una rete televisiva di sole news, in lingua araba e in inglese, in parte finanziata dal governo di Doha: oggi i suoi canali hanno complessivamente un’audience di 450 milioni di persone in tutto il Medio Oriente e altrove. Ha acquisito una posizione di preminenza per l’informazione nel mondo arabo e ha avuto un ruolo importante nella diffusione di notizie sulla Primavera Araba, la serie di rivolte pro-democrazia che ha investito la regione nel 2011-2012. Per la sua indipendenza, Al Jazeera è soprannominata “la Cnn del Medio Oriente”. Durante la guerra fra Israele e Iran del giugno scorso, Teheran ha lanciato missili anche contro il Qatar, ma sono stati fermati dalle batterie antiaeree Patriot americane dislocate nel regno.

Harrods e i Mondiali

Negli ultimi anni il Qatar ha moltiplicato i suoi investimenti in Occidente: oggi è proprietario fra l’altro dei grandi magazzini Harrods di Londra, acquistati nel 2010 per un miliardo e mezzo di dollari, del Paris St. Germain, la squadra di calcio campione d’Europa, dello Shard, il grattacielo londinese che è il più alto d’Europa, disegnato da Renzo Piano, con notevoli quote azionarie in aziende come la banca Barclays, l’aeroporto di Heathrow, la Bank of America, la gioielleria Tiffany, il gruppo automobilistico Volkswagen e la società petrolifera Shell. Ma “l’acquisto” più a effetto è stato dal punto di vista promozionale l’assegnazione dei Mondial di calcio del 2022, ottenuta nel 2010: il torneo si è svolto in inverno, a causa del clima torrido che l’emirato raggiunge in estate, attirando significative critiche per il trattamento dei lavoratori stranieri che hanno costruito gli stadi, accuse di corruzione per convincere la Fifa e mancanza di una autentica cultura calcistica. Il campionato è servito ad attirare ancora una volta i riflettori del mondo sulla minuscola superpotenza del Golfo.

L’ospitalità ad Hamas

Dal 2012 il Qatar ospita la leadership di Hamas in esilio. L’emirato è inoltre stato uno dei maggiori finanziatori del movimento islamico palestinese, in particolare da quando Hamas ha preso il potere a Gaza nel 2006, versando miliardi di dollari di aiuti alla Striscia, utilizzati dal gruppo, secondo Israele, soprattutto per costruire una rete di tunnel sotterranei e per procurarsi armi. Dall’inizio della guerra di Gaza, quasi due anni or sono, insieme all’Egitto e agli Stati Uniti, il Qatar ha mediato tra Israele e Hamas alla ricerca di un cessate il fuoco e di un accordo a lungo termine per mettere fine al conflitto. La presenza nell’emirato di Hamas, e di altre organizzazioni ritenute terroristiche dall’Occidente, ha suscitato più volte accuse al Qatar di offrire assistenza al terrorismo, in uno spericolato doppio gioco politico-economico per mantenere rapporti sia con il fondamentalismo radicale violento sia con l’Occidente che lo combatte. Ed è durante una riunione di Hamas a Doha per discutere l’ultima proposta americana di pace a Gaza che martedì Israele ha bombardato il Qatar, cercando di uccidere i leader palestinesi.

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