11 settembre 2001: gli autori, le vittime e le conseguenze dell’attacco che sconvolse l’America
di Enrico FranceschiniSono passati ventiquattro anni, ma l’11 settembre 2001 è una data che il mondo non dimentica. “Nine eleven”, come viene ricordato in inglese, mettendo come è abitudine americana il mese prima del giorno, è stato il più grave attentato di tutti i tempi; ha provocato due guerre durate decenni; ne ha scatenata una terza, la guerra al terrorismo, combattuta da molteplici Paesi e non ancora conclusa. Nel ventiquattresimo avversario dell’attacco che distrusse le Torri Gemelle di New York e parte del Pentagono, uccidendo quasi 3 mila persone, ecco una scheda su cosa fu “l’11 settembre”, come diciamo in italiano: una breve storia dell’attacco all’America.
L’attacco
L’11 settembre 2001 si verificano quattro attacchi suicidi, quasi in contemporanea, organizzati e compiuti da terroristi islamici, contro gli Stati Uniti d’America. Armati di coltelli e bombolette spray di gas irritante, diciannove kamikaze, alcuni dei quali avevano …
Sono passati ventiquattro anni, ma l’11 settembre 2001 è una data che il mondo non dimentica. “Nine eleven”, come viene ricordato in inglese, mettendo come è abitudine americana il mese prima del giorno, è stato il più grave attentato di tutti i tempi; ha provocato due guerre durate decenni; ne ha scatenata una terza, la guerra al terrorismo, combattuta da molteplici Paesi e non ancora conclusa. Nel ventiquattresimo avversario dell’attacco che distrusse le Torri Gemelle di New York e parte del Pentagono, uccidendo quasi 3 mila persone, ecco una scheda su cosa fu “l’11 settembre”, come diciamo in italiano: una breve storia dell’attacco all’America.
L’attacco
L’11 settembre 2001 si verificano quattro attacchi suicidi, quasi in contemporanea, organizzati e compiuti da terroristi islamici, contro gli Stati Uniti d’America. Armati di coltelli e bombolette spray di gas irritante, diciannove kamikaze, alcuni dei quali avevano ottenuto brevetti di volo in scuole private, dirottano quattro aerei di linea decollati da Boston, Washington e Newark, prendendo il possesso con la forza delle cabine di pilotaggio, che all’epoca non erano chiuse ermeticamente dall’interno come in seguito è diventato obbligatorio. Dopo avere costretto equipaggio e passeggeri a spostarsi nel retro dei velivoli, i terroristi pilotano i primi due aerei, un volo dell’American Airlines e uno della United Airlines, rispettivamente contro i grattacieli del World Center, i più alti di New York, soprannominati Twin Towers, Torri Gemelle: la North Tower viene colpita alle 8:46 del mattino, la South Tower alle 9:03. Entrambe le torri crollano nel giro di un’ora e quarantadue minuti, sollevando una colossale nube di polvere e distruggendo cinque altri edifici nelle vicinanze: molte delle persone intrappolate nei piani sventrati dai jet e divorati dalle fiamme muoiono gettandosi nel vuoto piuttosto che rimanere prigioniere di quell’inferno di cristallo.
Il terzo aereo fa rotta su Washington, abbattendosi sul lato occidentale del Pentagono, sede del ministero della Difesa americano, alle 9:37, causandone il parziale collasso. I passeggeri del quarto volo, avendo avuto il tempo di apprendere dai telefonini quanto sta avvenendo e compreso che l’obiettivo del dirottamento è farli morire tutti in un altro attacco suicida, si ribellano in massa aggredendo a mani nude i dirottatori. I terroristi decidono così di fare schiantare l’aereo nel punto in cui si trovano in quel momento, scendendo in picchiata su un campo della Pennsylvania alle 10:03. Secondo le successive indagini, il bersaglio del quarto volo era il Congresso (il parlamento) o la Casa Bianca.
Vittime e danni
Gli attacchi uccidono 2.977 persone, causando migliaia di feriti e 10 miliardi di dollari di danni. Fra le vittime ci sono 343 pompieri fra tutti quelli che hanno preso parte alle operazioni di soccorso. La distruzione delle Torri Gemelle e dei palazzi adiacenti, tutti situati a Wall Street, il quartiere finanziario di New York, danneggia seriamente l’economia americana e produce uno shock immediato sui mercati mondiali. La rimozione delle macerie da Ground Zero, come era stata colloquialmente chiamata la zona di Manhattan colpita dai primi due aerei, viene completata soltanto nove mesi più tardi, nel maggio 2002; e ci vuole più di un anno a ricostruire il Pentagono. La costruzione di One World Trade Center, il grattacielo che ha rimpiazzato le Torri Gemelle, parte di un complesso che include un memoriale e un museo, è iniziata nel 2006 ed è terminata nel 2014.
La reazione
Nell’immediatezza dell’attacco, tutti i voli commerciali vengono sospesi per due giorni nell’intero Nord America, compreso il Canada. La sera stessa dell’11 settembre, la Cia informa George W. Bush di avere identificato come mandante Osama bin Laden, il leader di al Qaeda, un gruppo terroristico islamico già responsabile di numerosi attentati contro forze e installazioni civili degli Usa. La motivazione dell’11 settembre viene indicata dalla Cia come una risposta al sostegno americano a Israele, alla presenza di basi statunitensi in Arabia Saudita e in generale come un’azione contro l’Occidente. Nei giorni seguenti il presidente, che per ragioni di sicurezza si era alzato subito in volo a bordo dell’Air Force One, reagisce ordinando di invadere l’Afghanistan, di cui bin Laden ha fatto la propria base di operazioni, davanti al rifiuto dei talebani, il movimento fondamentalista islamico che aveva preso il potere a Kabul, di consegnare bin Laden.
L’America invoca per la prima volta l’articolo 5 della Nato, secondo cui un attacco contro un Paese membro dell’Alleanza Atlantica significa un attacco contro tutti, mettendo insieme una vasta alleanza militare, della quale fanno parte anche truppe italiane, che invade l’Afghanistan e scaccia i talebani da Kabul, installando un governo democratico. I talebani, tuttavia, non sono mai completamente sconfitti e nel 2021, dopo vent’anni di guerra, le forze americane si sono ritirate, permettendo al regime islamico di riprendere il potere. Nel frattempo, nel 2003, gli Stati Uniti e i loro alleati, in primo luogo la Gran Bretagna, hanno invaso anche l’Iraq, deponendo Saddam Hussein, il dittatore accusato di avere armi di distruzione di massa, in quella che viene giustificata come una guerra preventiva per evitare altri attacchi e per diffondere la democrazia in Medio Oriente. Il numero totale delle vittime delle guerre in Afghanistan e in Iraq, tra perdite civili e militari di tutti i Paesi coinvolti, è stato stimato dal Cost of War Project della Brown University in 4 milioni e mezzo di persone.
Osama bin Laden
Nonostante la caccia che gli danno le forze americane, con l’utilizzo di truppe speciali e agenti segreti, il capo di al Qaeda riesce a fuggire dall’Afghanistan con i suoi fedelissimi. Occorrono anni di indagini affinché la Cia scopra che si nasconde all’interno di una casa da cui non esce mai, ad Abbottabad, in Pakistan, dove un commando dei Seals, le forze speciali della Marina Usa, lo uccide in un raid il 2 maggio 2011.
Barack Obama, all’epoca presidente, segue l’azione in diretta dalla Casa Bianca. Avuta notizia dai commando sul campo che il responsabile ultimo dell’11 settembre è morto, Obama alza il telefono e lo comunica per primo a George Bush.
Le critiche
La guerra al terrorismo suscita ampie accuse agli Stati Uniti di violazioni dei diritti umani, per i metodi di interrogatorio usati nei confronti dei sospetti membri di al Qaeda, come il “waterboarding”, una forma di annegamento simulato, e per la pratica delle cosiddette “extraordinary renditions”, la cattura di sospetti terroristi e il loro trasferimento segreto in Paesi alleati degli Usa dove possono essere torturati al di fuori della giurisdizione americana allo scopo di ottenere informazioni. Accuse analoghe ha suscitato Guantanamo, il campo di detenzione americano sull’isola di Cuba, dove sono tenuti prigionieri per anni, senza incriminazione e senza processo, centinaia di sospetti terroristi, in condizioni considerate come abusi dei diritti umani da Amnesty International e altre associazioni. In tutto, 780 persone da 48 Paesi sono state detenute a Guantanamo, di cui 756 successivamente rilasciate o trasferite in altre prigioni e 9 morti nel campo di detenzione. Attualmente a Guantanamo ne rimangono 15, tra i quali Khalid Sheik Mohammed, un kuwaitiano di 60 anni, capo dell’ufficio propaganda di al Qaeda, ritenuto dal 9/11 Commission Report “il principale architetto degli attacchi dell’11 settembre”.
Il ricordo
Come altri momenti topici del dopoguerra, quali l’assassinio del presidente Kennedy o lo sbarco sulla Luna, milioni di americani ricordano dov’erano, cosa facevano, quando hanno appreso dell’11 settembre. Molti, anche fuori dagli Stati Uniti, non dimenticheranno mai il momento in cui, davanti alla televisione, hanno visto in diretta tivù i grattacieli di New York in fiamme e poi il loro crollo. Anch’io l’11 settembre 2001 ero davanti alla tivù, nel mio ufficio a Gerusalemme di corrispondente di “Repubblica”, e stavo commentando l’accaduto al telefono con un collega, corrispondente di un altro quotidiano italiano dal Medio Oriente. Come tanti, dopo che si era diffusa la notizia di un aereo finito contro una delle Torri Gemelle di New York, ci eravamo entrambi sintonizzati sulla Cnn, la rete televisiva Usa che trasmette news 24 ore su 24. Come molti, inclusi i commentatori della Cnn, non eravamo sicuri di cosa avesse provocato quel disastro: un guasto dell’aereo, un malore del pilota, un incidente d’altro tipo. Sembrava impensabile un’altra versione: che dei terroristi si fossero impossessati del volo per compiere un così eclatante attacco kamikaze. Poi sullo schermo apparve un’ombra e una fiammata: vedemmo il secondo aereo colpire l’altra torre. Allora capimmo che non si trattava di un incidente.