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Scontri in Francia, Leridon: “Nessuno vuole nuove elezioni, Macron lo sa bene”

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La direttrice editoriale dell’Institut Montaigne: “Movimento più politico dei gilet gialli, c’è una forte presenza di sinistra radicale. Ma non rappresenta il Paese”
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La nomina di Sébastien Lecornu rischia di esasperare ulteriormente la collera», osserva la politologa Blanche Leridon, direttrice editoriale dell’Institut Montaigne e specialista di questioni democratiche e istituzionali.

Che cosa rappresenta il movimento “Bloquons tout”?

«È un movimento molto più politico rispetto ai gilet gialli, con una forte presenza della sinistra radicale e degli elettori di Jean-Luc Mélenchon. Mescola anticasta e anticapitalismo. A differenza dei gilet gialli, è molto meno eterogeneo: ci sono meno pensionati, meno operai. Non è affatto uno spaccato dell’intero Paese».

La prossima settimana ci sarà la mobilitazione dei sindacati.

«Quello sarà il vero termometro delle tensioni sociali. Intanto, la nomina di Lecornu non …

La nomina di Sébastien Lecornu rischia di esasperare ulteriormente la collera», osserva la politologa Blanche Leridon, direttrice editoriale dell’Institut Montaigne e specialista di questioni democratiche e istituzionali.

Che cosa rappresenta il movimento “Bloquons tout”?

«È un movimento molto più politico rispetto ai gilet gialli, con una forte presenza della sinistra radicale e degli elettori di Jean-Luc Mélenchon. Mescola anticasta e anticapitalismo. A differenza dei gilet gialli, è molto meno eterogeneo: ci sono meno pensionati, meno operai. Non è affatto uno spaccato dell’intero Paese».

La prossima settimana ci sarà la mobilitazione dei sindacati.

«Quello sarà il vero termometro delle tensioni sociali. Intanto, la nomina di Lecornu non calmerà nulla, anzi rischia di esasperare ulteriormente la collera, a meno che non arrivi subito a presentare una Finanziaria meno pesante, ipotesi al momento piuttosto remota».

La scelta del nuovo premier può contribuire a risolvere la crisi politica?

«Lecornu è un fedelissimo di Emmanuel Macron. La sua nomina, il giorno dopo una pesante sconfitta parlamentare e alla vigilia di un movimento sociale ad alto rischio, appare a molti come una decisione provocatoria, se non apertamente arrogante. Non metto in dubbio la competenza del nuovo premier ma è una forzatura dell’Eliseo».

Quali alternative aveva il capo dello Stato?

«Gabriel Attal aveva avanzato una proposta interessante: designare un negoziatore incaricato di costruire un accordo parlamentare minimo, soprattutto sulla Finanziaria. Sarebbe stato un modo per dare tempo al parlamento di trovare una coalizione di circostanza. Macron ha invece preferito forzare la mano e imporre Lecornu».

Perché non scegliere un primo ministro socialista?

«Per una ragione puramente aritmetica. I socialisti hanno solo 66 deputati e, senza più una coalizione di sinistra, un eventuale governo guidato da loro sarebbe stato quasi certamente sfiduciato, sia dalla destra che da La France insoumise. Macron ha ritenuto che una simile opzione avrebbe prodotto ancora più instabilità».

È inevitabile una dissoluzione e nuove elezioni?

«Macron sa che quella è un’arma utile come minaccia, ma non da giocare subito. Socialisti, centristi e Républicains non hanno alcun interesse ad andare alle urne: rischierebbero di perdere seggi e di arrivare indeboliti alle amministrative di marzo, una tappa cruciale per la sopravvivenza politica di questi partiti».

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