Strasburgo – La Nato non attiverà l’articolo 5 del suo statuto per difendere la Polonia dagli attacchi russi. Al momento non ce ne è bisogno. Ma la reazione ai droni di Mosca è stata sufficiente ed efficiente.
Dopo una giornata ad altissima tensione sul fronte est, l’Alleanza Atlantica tenta la de-escalation. Per evitare che l’incidente, pur grave, degeneri in qualcosa di più. Ossia in un vero e proprio conflitto con il Cremlino. Ovviamente l’invasione dello spazio aereo polacco e quindi della Nato ha prodotto una reazione. In primo luogo militare. E, come ha fatto notare il comandante delle forze alleate in Europa, Alexus Grynkewich, «abbiamo risposto con decisione e rapidità alla situazione, dimostrando le nostre capacità e determinazione a difendere il territorio alleato». Però la massima allerta è scattata e ha costretto la Polonia a chiedere l’attivazione dell’articolo 4 della Nato, quello che prevede un meccanismo di consultazione tra i Paesi per concordare il tipo di risposta. …
Strasburgo – La Nato non attiverà l’articolo 5 del suo statuto per difendere la Polonia dagli attacchi russi. Al momento non ce ne è bisogno. Ma la reazione ai droni di Mosca è stata sufficiente ed efficiente.
Dopo una giornata ad altissima tensione sul fronte est, l’Alleanza Atlantica tenta la de-escalation. Per evitare che l’incidente, pur grave, degeneri in qualcosa di più. Ossia in un vero e proprio conflitto con il Cremlino. Ovviamente l’invasione dello spazio aereo polacco e quindi della Nato ha prodotto una reazione. In primo luogo militare. E, come ha fatto notare il comandante delle forze alleate in Europa, Alexus Grynkewich, «abbiamo risposto con decisione e rapidità alla situazione, dimostrando le nostre capacità e determinazione a difendere il territorio alleato». Però la massima allerta è scattata e ha costretto la Polonia a chiedere l’attivazione dell’articolo 4 della Nato, quello che prevede un meccanismo di consultazione tra i Paesi per concordare il tipo di risposta. Il premier polacco Donald Tusk ha chiarito che «le consultazioni sono state formali» e infatti il Consiglio Atlantico si è riunito ieri mattina proprio a questo scopo: valutare se «integrità territoriale, indipendenza politica o sicurezza siano minacciate». Il capo del governo di Varsavia ha poi sentito anche i “colleghi” britannico (Starmer), francese (Macron) e italiano (Meloni) oltre al presidente ucraino Zelensky e al segretario generale della Nato Rutte.
Quando è tornata la calma, gli interrogativi che si sono posti tutti i vertici militari dell’Alleanza sono stati essenzialmente due. Il primo riguarda la volontarietà russa di entrare nello spazio aereo della Polonia. Anche se nessuno ne può avere la certezza, quasi tutti notano che un errore così grossolano appare improbabile. «È in corso un’analisi per fare piena luce sull’accaduto – ha sottolineato il segretario generale della Nato - ma quel che è chiaro e che questa violazione non è un incidente isolato. Che sia un atto intenzionale o meno si tratta di un’azione sconsiderata». Per questo il messaggio inviato a Putin «è chiaro: fermi la guerra in Ucraina. Fermi l’escalation bellica. Smettano di violare lo spazio aereo alleato e sappiano che siamo pronti, che siamo vigili e che difenderemo ogni centimetro del nostro territorio».
L’altro interrogativo è forse più gravido di conseguenze: perché Mosca ha deciso di provocare in questo modo? E perché proprio ora? Una delle ipotesi è che il Cremlino abbia voluto lanciare a sua volta un messaggio a Donald Trump in relazione ai presunti accordi siglati ad agosto scorso in Alaska sull’Ucraina. Il fatto che l’inviato Usa Keith Kellogg fosse in viaggio verso la Polonia proprio in quelle ore potrebbe non essere un caso. Una soluzione per Kiev ancora non è emersa e i russi probabilmente si aspettavano da parte della Casa Bianca un attivismo maggiore per porre fine al conflitto lasciando ai soli europei la responsabilità di difendere Kiev. E ripristinare così il vecchio equilibrio basato sulle due potenze, America e Russia. Da notare, in effetti, che fino ad ora la reazione statunitense è stata molto blanda.
L’altra interpretazione riguarda la politica interna polacca. Perché una tensione di questo tipo potrebbe creare uno scontro tra il capo del governo Tusk e il presidente della Repubblica, il sovranista Karol Nawrocki. Anche sui rispettivi poteri in relazione alla Difesa. Un tentativo di condizionamento che Mosca ormai usa metodicamente.
Sta di fatto che l’allarme stavolta è stato acutissimo e ha spaventato in primo luogo la Ue. «Ieri – ha rimarcato senza nascondere la sua preoccupazione l’Alto Rappresentante Ue per la politica estera, l’estone Kaja Kallas - abbiamo assistito alla più grave violazione dello spazio aereo europeo dall’inizio della guerra, e tutto lascia supporre che si sia trattato di un atto intenzionale». E un altro baltico della Commissione, il responsabile della Difesa, il lituano Andrius Kubilius, si è lanciato nella progettazione di «un muro di droni lungo tutto il fianco orientale dell’Ue».
Ora però, tocca a Washington rispondere. Perché il test di Mosca era sia militare, sia politico.