WASHINGTON – La scelta di Trump è chiara: usare l’omicidio di Charlie Kirk per motivare e rafforzare la propria parte politica. Il suo shock e dolore sono autentici, anche perché per due volte l’obiettivo di simili attentati falliti era stato lui. E tutti gli americani, almeno quelli ancora responsabili, concordano che è una tragedia inaccettabile, aldilà delle divergenze politiche. Il presidente però poteva scegliere di rispondere al dramma cercando di riunificare l’America, finalmente provando a rimarginare le ferite che la fanno sanguinare, ma ha preferito la strada opposta. Ha accusato “la sinistra radicale” di essere la sola responsabile delle violenze politiche, dimenticando di aver graziato i sostenitori che nel suo nome avevano assaltato il Congresso, senza fare alcun tentativo di riportare davvero tutti alla ragionevolezza e alla condivisione almeno dei valori fondanti della Costituzione.
Mercoledì sera alla Casa Bianca si respirava un’atmosfera di sconforto, shock, ti…
WASHINGTON – La scelta di Trump è chiara: usare l’omicidio di Charlie Kirk per motivare e rafforzare la propria parte politica. Il suo shock e dolore sono autentici, anche perché per due volte l’obiettivo di simili attentati falliti era stato lui. E tutti gli americani, almeno quelli ancora responsabili, concordano che è una tragedia inaccettabile, aldilà delle divergenze politiche. Il presidente però poteva scegliere di rispondere al dramma cercando di riunificare l’America, finalmente provando a rimarginare le ferite che la fanno sanguinare, ma ha preferito la strada opposta. Ha accusato “la sinistra radicale” di essere la sola responsabile delle violenze politiche, dimenticando di aver graziato i sostenitori che nel suo nome avevano assaltato il Congresso, senza fare alcun tentativo di riportare davvero tutti alla ragionevolezza e alla condivisione almeno dei valori fondanti della Costituzione.
Mercoledì sera alla Casa Bianca si respirava un’atmosfera di sconforto, shock, timore, simboleggiata dalla bandiera a mezz’asta. Chi era vicino al presidente ha descritto il suo autentico dolore. Poi lui ha registrato un video di quattro minuti che ha commentato così: «Un momento buio per l’America», di cui però è colpevole solo la «sinistra radicale. Charlie ha ispirato milioni di persone e stasera tutti coloro che lo conoscevano e lo amavano sono uniti nello shock e nell’orrore». Ha definito Kirk «un martire per la verità e libertà», collegando l’attentato a quello contro di lui a Butler. Si è scagliato contro la «violenza politica della sinistra radicale. Questo tipo di retorica è direttamente responsabile del terrorismo a cui assistiamo oggi nel nostro Paese, e deve cessare immediatamente». I media devono «affrontare il fatto che violenza e omicidi sono la tragica conseguenza della demonizzazione di coloro con cui non si è d’accordo». Quindi ha promesso: «La mia amministrazione troverà tutti coloro che hanno contribuito a questa atrocità e ad altre violenze politiche, comprese le organizzazioni che le finanziano e le sostengono, così come coloro che perseguitano i giudici e forze dell’ordine».
Ieri mattina è andato al Pentagono per ricordare l’11 settembre, tornando su Kirk, definito un «gigante della sua generazione. È stato un campione della libertà e un’ispirazione per milioni e milioni di persone. Le nostre preghiere sono per la sua meravigliosa moglie, Erika, e i suoi splendidi figli. Non ho alcun dubbio che la voce di Charlie e il coraggio che ha infuso nei cuori di innumerevoli persone, soprattutto giovani, continueranno a vivere». Ha annunciato che gli conferirà la medaglia presidenziale della libertà postuma, e più tardi ha parlato con la famiglia, mentre il vice Vance volava nello Utah.
Gli effetti della sua retorica sono stati immediati. L’ex alleato Elon Musk ha definito la sinistra il «partito degli assassini», mentre Steve Bannon e l’influencer di destra Laura Loomer hanno avvertito: «Basta, siamo in guerra». L’idea, come aveva suggerito il consigliere Stephen Miller, sarebbe classificare il Partito democratico come «organizzazione terroristica». Nel mondo Maga qualcuno nota che Kirk aveva chiesto di pubblicare i documenti del caso Epstein, nell’ottica dei complottisti possibile ragione per eliminarlo. La maggioranza però lo considera un martire.
Così la violenza sembra destinata a continuare, perché non c’è alcun tentativo onesto di affrontarne le cause, cominciando dalla profonda spaccatura culturale dell’America. Resta solo la volontà di scaricare le colpe sull’avversario e demonizzarlo. Sono finiti i tempi in cui un capo della Casa Bianca fingeva almeno di presentarsi come presidente di tutti gli americani. E la correttezza politica, magari anche ipocrita, che però cercava di limitare il livello dello scontro, è oggi una colpa. Lo stesso Kirk aveva detto che le vittime delle armi sono un prezzo che «vale la pena di pagare», per proteggere il Secondo emendamento e quindi il loro possesso, per difendere altri diritti. Oggi il 34% degli studenti universitari americani giustifica la violenza per togliere la parola agli avversari. I valori fondanti della Costituzione, che per 250 anni hanno tenuto insieme il complesso mosaico Usa, non sono più condivisi da tutti i cittadini.