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La Nato in campo contro Mosca schiera la “Sentinella dell’Est”

(afp)

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Il segretario generale Rutte lancia l’operazione: “L’attacco russo non è un incidente isolato”. Jet alleati, uomini e un muro anti-droni al confine orientale. Allo studio pure una no-fly zone
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Varsavia – L’incursione dei droni russi in Polonia ha evidenziato alcune vulnerabilità della Nato. E una delle prime lezioni che l’Alleanza atlantica ne ha tratto è l’operazione annunciata ieri dal segretario generale Mark Rutte e dal generale americano che dall’inizio di luglio ha assunto il ruolo di comandante supremo delle forze militari in Europa, Alexis Grynkevich. Da ieri è partita ufficialmente la “Eastern Sentry”, la “Sentinella dell’Est” che punta a irrobustire il fianco orientale dell’Alleanza. Quello di martedì notte, ha ricordato Rutte «non è un incidente isolato». Incursioni e aggressioni di stampo russo si sono già registrati «in Romania, Estonia, Lettonia e Lituania». E «la mancanza di scrupoli della Russia nello spazio aereo lungo la linea orientale sta aumentando». Dunque, grazie a «un’ampia lista» di caccia e di altri strumenti di difesa messi a disposizione da «alleati come la Danimarca, la Francia, il Regno Unito e altri», ha puntualizzato Rutte, «la nostra postura…

Varsavia – L’incursione dei droni russi in Polonia ha evidenziato alcune vulnerabilità della Nato. E una delle prime lezioni che l’Alleanza atlantica ne ha tratto è l’operazione annunciata ieri dal segretario generale Mark Rutte e dal generale americano che dall’inizio di luglio ha assunto il ruolo di comandante supremo delle forze militari in Europa, Alexis Grynkevich. Da ieri è partita ufficialmente la “Eastern Sentry”, la “Sentinella dell’Est” che punta a irrobustire il fianco orientale dell’Alleanza. Quello di martedì notte, ha ricordato Rutte «non è un incidente isolato». Incursioni e aggressioni di stampo russo si sono già registrati «in Romania, Estonia, Lettonia e Lituania». E «la mancanza di scrupoli della Russia nello spazio aereo lungo la linea orientale sta aumentando». Dunque, grazie a «un’ampia lista» di caccia e di altri strumenti di difesa messi a disposizione da «alleati come la Danimarca, la Francia, il Regno Unito e altri», ha puntualizzato Rutte, «la nostra postura lungo il fianco est si rafforzerà».

Ma la vulnerabilità emersa dall’attacco in Polonia, ha lasciato intendere il generale Grynkevich, è anzitutto la difesa dai droni. Il generale ha ricordato la sua esperienza in Medio Oriente, che gli ha insegnato quanto possano volare lontano e quanto siano flessibili: «Siamo tutti vulnerabili». Rutte gli ha fatto eco: «I missili russi ormai ci mettono 5 o 10 minuti in più per arrivare a Madrid o Londra rispetto a Tallin o Vilnius». In Europa «viviamo tutti, ormai, sul fianco orientale della Nato», hanno sottolineato entrambi.

In Polonia la reazione Nato è stata efficace e tempestiva, ma disastrosa sui risultati: una manciata di droni abbattuti con un enorme dispendio di jet e missili. Il punto è anche finanziario: «Non possiamo continuare a sparare missili da centinaia di migliaia di euro per abbattere droni da poche decine di migliaia», riassume una fonte della Nato. Il problema è il ritardo europeo sulla costruzione di questi letali velivoli senza pilota che stanno dominando sempre di più la guerra in Ucraina: l’obiettivo ora è «accelerare sulla costruzione di droni anti-drone», rivela la fonte, costruire il “muro” di cui ha parlato von der Leyen, anche «finanziandolo con il programma Safe». Gli ucraini già producono i droni anti-drone, sono l’avanguardia su questo fronte, ma agli europei ci vorrà tempo. Intanto, secondo indiscrezioni, si starebbe ragionando anche su delle no fly zone sul fianco Est.

L’altro problema irrisolto è quello di una piena attribuzione di responsabilità della Russia nello sconfinamento in Polonia: «Non sappiamo se sia stato un atto deliberato», ha continuato a ribadire ieri il numero uno della Nato. Tecnicamente, l’Alleanza non ha ancora sciolto le riserve sul fatto se si sia trattato di un’incursione voluta o piuttosto di un “errore”, per prendere in prestito le parole di Donald Trump, dunque dell’alleato più pesante. Ufficialmente resiste la tesi che i droni potrebbero aver tentato di eludere le difese ucraine facendo un giro troppo largo. Ma è chiaro che sarà difficile sciogliere definitivamente ogni dubbio sull’intenzionalità della «più ampia concentrazioni di violazioni di uno spazio aereo della Nato», come l’ha definita lo stesso Rutte, finché non lo faranno gli americani. Il capo della Nato si è detto «contento» di una presunta «chiara reazione americana». In realtà, tanto chiara non è. Tanto che il premier polacco Donald Tusk ha polemizzato a distanza con la Casa Bianca: «Sappiamo bene», ha puntualizzato, che l’invasione dei droni «non è stata un errore».

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