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L’Onu vota i due Stati ma senza Hamas. Israele: “Vergognoso”

Smoke billows after an Israeli strike on Al-Nassr Street in Gaza City on September 12, 2025. Israel's military said on September 9 that it will act with "great force" in Gaza City and told residents to leave as it stepped up a deadly assault on the Palestinian territory's largest urban centre. (Photo by Omar AL-QATTAA / AFP) 

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Il testo condanna il 7 ottobre, chiede la liberazione degli ostaggi ma anche il passaggio di poteri nella Striscia all’Anp. Sì dell’Italia
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Gerusalemme – Due brutte notizie per il governo Netanyahu. La prima è arrivata dal palazzo di Vetro, ieri, dove l’assemblea delle nazioni Unite ha votato a stragrande maggioranza (142 favorevoli, 10 contrari tra cui Usa e Israele, e 12 astenuti) la “Dichiarazione di New York” promossa da francesi e sauditi che prelude al riconoscimento dello Stato di Palestina da parte di diversi paesi, Francia, Belgio, Australia, Canada, alla prossima all’assemblea Onu a fine settembre. L’altra arriva dal Qatar: l’operazione contro la leadership di Hamas voluta fortemente da Netanyahu anche contro il parere dei vertici della sicurezza, è fallita. Il capo negoziatore di Hamas, Khalil Al Hayya, che era l’obiettivo del raid di Doha, è ancora vivo, e così pure gli altri leader del gruppo.

Gerusalemme – Due brutte notizie per il governo Netanyahu. La prima è arrivata dal palazzo di Vetro, ieri, dove l’assemblea delle nazioni Unite ha votato a stragrande maggioranza (142 favorevoli, 10 contrari tra cui Usa e Israele, e 12 astenuti) la “Dichiarazione di New York” promossa da francesi e sauditi che prelude al riconoscimento dello Stato di Palestina da parte di diversi paesi, Francia, Belgio, Australia, Canada, alla prossima all’assemblea Onu a fine settembre. L’altra arriva dal Qatar: l’operazione contro la leadership di Hamas voluta fortemente da Netanyahu anche contro il parere dei vertici della sicurezza, è fallita. Il capo negoziatore di Hamas, Khalil Al Hayya, che era l’obiettivo del raid di Doha, è ancora vivo, e così pure gli altri leader del gruppo.

La risoluzione Onu, pur essendo non vincolante, contiene novità importanti. La posizione della Lega araba a favore dei due stati è nota dal 2002, ma il testo licenziato a New York condanna esplicitamente gli attacchi del 7 ottobre e chiede il disarmo di Hamas e l’esclusione del gruppo islamista dal futuro governo di Gaza. Allo stesso tempo invoca il passaggio di poteri nella Striscia all’autorità nazionale palestinese, ipotesi a cui il governo Netanyahu si oppone categoricamente. Anche paesi come l’Italia e la Germania, più cauti rispetto alla Francia sul riconoscimento dello stato palestinese, hanno votato a favore del ruolo dell’Anp e della soluzione a due Stati. Per Israele, quella dell’Onu è una decisione «vergognosa», che «non menziona il fatto che Hamas sia un’organizzazione terroristica», «non promuove una soluzione di pace» e «incoraggia Hamas a continuare la guerra», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Oren Marmorstein.

Lo scontro è destinato ad acuirsi in vista dell’assemblea generale: l’estrema destra di Smotrich ha promesso che per quella data «non ci sarà più nulla da riconoscere» e spinge per l’annessione di parti della Cisgiordania. Oggi in Israele arriverà il segretario di Stato Marco Rubio per discutere degli ostaggi e della guerra a Gaza, ma anche del destino della West Bank dove la tensione è tornata a salire negli ultimi giorni. Ieri vicino a Gerusalemme un palestinese ha ferito con il coltello due persone, dopo l’attentato di cinque giorni fa che ha fatto sei vittime. L’esercito israeliano ha avviato una nuova serie di operazioni militari e distruzioni di case in Cisgiordania, a Jenin i soldati hanno sparato a tre palestinesi di 14 anni e ne hanno uccisi due. Dopo che un ordigno esplosivo ha colpito un veicolo blindato, ferendo due militari a Tulkarem — attacco rivendicato dalla Jihad islamica — l’Idf ha arrestato decine di persone. Le immagini diffuse dai media palestinesi mostrano i soldati israeliani che costringono gli uomini a camminare in fila verso i blindati a mani alzate. Tensioni interne che si sommano a quelle internazionali.

Domenica a Doha si riunirà il consiglio di cooperazione del Golfo, un summit voluto dal Qatar per coordinare la «risposta regionale» a Israele dopo il bombardamento su Doha. L’Egitto, che non fa parte del consiglio, ha fatto sapere che rivedrà le comunicazioni di sicurezza con Israele. L’attacco al territorio di uno stato non-nemico ha messo in allarme le capitali arabe e del Golfo, anche quelle che hanno normalizzato i rapporti con Israele, che guardano con sospetto alle promesse di sicurezza dell’alleato Usa.

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